Sulla gravità dell’assenza di una direzione spirituale sacerdotale stabile e sincera

“Gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce” (Rm 13,12): sulla gravità dell’assenza di una direzione spirituale sacerdotale stabile e sincera
 
 
In un video che ha promosso lui stesso, un noto esorcista italiano dell’Emilia Romagna dice (giustamente) che ogni cristiano, in particolar modo dinanzi a suggestioni o invadenze diaboliche, ha il dovere di riferire ogni cosa, costantemente, al suo direttore spirituale. Non tenere nulla di nascosto davanti a lui.
La difficoltà, tuttavia, che poniamo dinanzi alle parole di questo esorcista, ci pare proprio nel fondamento (santo) della sua affermazione. Ossia: dove rinvenire un direttore spirituale, oggi, disposto ad un così confidenziale e soprattutto sistematico (cioè prolungato nel tempo) approccio alla vita spirituale di una persona?
Questo problema, già molti secoli fa, l’aveva evidenziato san Francesco di Sales nella sua “Filotea”. E tuttavia ci pare tanto più stringente oggi, a distanza di secoli, ciò che il vescovo ginevrino, con toni “sconsolati”, riferiva rispetto alla difficoltà per una persona di incontrare una santa direzione spirituale.
Se dunque vi è un legame profondo (che le parole dell’esorcista intrinsecamente sottintendono), tra l’attività demoniaca e la condizione di solitudine spirituale di una persona dovuta all’assenza di un riferimento sacerdotale, allora il sipario di determinate dinamiche dello spirito (avverse per il soggetto) viene a svelare una gravità enorme, attinente il tempo presente, rispetto alla stessa responsabilità sacerdotale.
E ciò non può sempre essere “assolto” con la scusa dei “tanti impegni dei pochi sacerdoti esistenti”. Il compito fondamentale dei sacerdoti riguarda proprio la loro attività rispetto alle anime che Cristo stesso, in molti modi, affida loro. Dileguarsi da questa fondamentale responsabilità è per loro ragione di riflessione, dal momento che spesso non vi è corrispondenza valoriale fra ciò che essi affermano di dover fare di oggettivo e ciò cui essi stessi, a motivo di quello, vengono meno: l’assistenza spirituale.
Non si tratta ovviamente di un’asserzione che riguardi i sacerdoti ipso-facto. Ve ne sono di assai responsabili da questo punto di vista. Tuttavia l’interrogativo è appunto quello posto dal santo ginevrino, relativo a quante e quante centinaia fra di essi un’anima dovrà incontrare prima che, finalmente, una vera e santa direzione spirituale venga loro donata dallo Spirito Santo.
Amen.

 

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