L’importanza della recita del Rosario in termini contemplativi

L’importanza della recita del Rosario in termini contemplativi
 

 
Il Rosario in quanto “problema”, è sorto nel contesto stesso dell’economia della devozione cattolica. Si è detto, ad esempio, che esso a suo modo intralciasse la liturgia propriamente detta, divenendo una pratica superflua. Lo si è inoltre respinto da un punto di vista ecumenico, per la sua concentrazione spiccatamente “mariana” a livello di contenuto e testualità oratoria. Il secolarismo ha poi fatto il resto, sino a “pubblicizzarlo” come preghiera statica, monotona, lunga e ripetitiva.
Il Rosario è tuttavia rimasto, e continua a rimanere, la preghiera irrinunciabile per tanti cristiani in tutto il mondo e la Vergine stessa, come sottolineava il Santo Papa Giovanni Paolo II, in modo particolare ne ha evidenziato l’importanza per la nostra vita cristiana con interventi personali ed estrinseci alla nostra esperienza comune, come sono ad esempio state le apparizioni di Lourdes e Fatima.
Durante alcuni esorcismi, persino Satana è stato costretto, in forza della potenza dello Spirito, a “confessare” l’importanza ineguagliabile del Rosario nella vita del credente e di come, il vero segreto, la sua peculiare forza dipenda dall’approcciarsi ad esso in termini profondamente “meditativi”.
Donde prendere le mosse per una retta applicazione di tanti insegnamenti che, dal Magistero alle testionianze dei santi, passando per le stesse apparizioni mariane, ci sono stati offerti riguardo al S. Rosario?
La risposta è data dalla stessa figura di Maria. Il suo operato storico, il suo approccio al mistero del Figlio suo Gesù. Come scriveva S. Giovanni Paolo II nella lettera apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, “il Rosario, proprio a partire dall’esperienza di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa” (c. 1 n. 12), e questo per una ragione teologica di fondo: “Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola: «Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19; cfr 2,51). I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l’hanno accompagnata in ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti della sua vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire, in certo senso, il ‘rosario’ che Ella stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena” (Ivi, n. 11).
L’insegnamento che ci perviene da queste parole è assolutamente prezioso: a noi il compito di trarre tutto il beneficio spirituale che ne deriva.
Cerchiamo allora di inserirci in uno spirito contemplativo nuovo, nella recita del S. Rosario. Immergerci nei misteri che noi stessi riproponiamo alla nostra coscienza in una modalità “persuasiva”, invocando lo Spirito perché possa attualizzarne in noi i risvolti storici, i parametri teologici e soprattutto il fascino puro dell’esperienza cristiana che essi comunicano al cuore.
Amen
 
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