Sull’Apocalisse di san Giovanni

Sull’Apocalisse di san Giovanni

Giovanni Apostolo Dipinto

Dal libro di Wikenhauser A., Die Offenbarung des Johannes (1959),

tr. it. L’Apocalisse di Giovanni, Morcelliana, Brescia 1960, brani estratti dalle pp. 29-34

L’Apocalisse contiene rivelazioni sul destino futuro della cristianità sino alla fine dei tempi e sulla fondazione del regno eterno di Dio in una terra rinnovata. Essa però non usa un linguaggio che sia senz’altro intelligibile a tutti, bensì si esprime facendo ricorso a figure ed avvenimenti simbolici, che l’autore contempla in estasi. Perciò questo libro non ha soltanto bisogno di una spiegazione, come gli altri del Nuovo Testamento, ma anche di una interpretazione delle figure che contiene, così che il lettore possa comprendere quali avvenimenti futuri sono in esso presentati. Questo compito è però assai difficile. Si può anzi affermare che l’intero contenuto di questo libro era comprensibile solo per le comunità asiatiche per le quali è stato direttamente composto. Ad ogni modo, già i Padri che assai presto si occuparono di questo libro sono ben lontani dal presentare un’interpretazione unica. Alcuni di essi confessano spesso che per loro il libro è incomprensibile (Così Dionigi Alessandrino, in Eusebio, H. E. VII, 25).Si spiega così che, con il passare del tempo, l’Apocalisse abbia ricevuto le interpretazioni più svariate e contraddittorie. […] A partire dal Medio Evo fino al secolo 19 inoltrato godette grande favore la spiegazione dell’Apocalisse in funzione della storia del mondo e della Chiesa. Ne fu iniziatore Gioacchino da Fiore, morto nel 1202, e le diede per primo uno sviluppo logico il francescano Alessandro da Brema, in un ampio commento; nei secoli successivi essa esercitò un profondo influsso fino a Nicola da Lira. Secondo questa interpretazione l’Apocalisse predice in forma velata l’intero corso della storia sino alla fine del mondo, registrando i rapporti della Chiesa col potere mondano. Nelle sue visioni sono tratteggiate in forma enigmatica le grandi epoche storiche e gli avvenimenti più importanti, le figure più significative e quelle più fatali della storia del mondo e della Chiesa. I rappresentanti di questa interpretazione hanno in comune la fede che la fine del mondo non si farà attendere a lungo; essi fanno volentieri dei computi circa gli avvenimenti che ancora debbono verificarsi, e di regola dividono la storia in sette epoche. Alcuni pensano che già nelle lettere alle sette chiese dell’Asia siano delineati i sette periodi della storia della Chiesa. […] Non c’è dubbio che questa interpretazione comporta un grave e funesto errore. Che sia insostenibile risulta dal fatto che dovette essere cambiata da un secolo all’altro, man mano che si constatava che il corso della storia non era quello atteso. Perciò nella scienza biblica non ha più diritto di cittadinanza; continua solo a esistere stentatamente in circoli di sette esaltata. Ai giorni nostri l’esegesi scientifica conosce tre sole forme di interpretazione: la prima direttamente escatologica, la seconda storica, la terza storico – tradizionale. Nessuna di esse, però, si adegua da sola al libro; una effettiva spiegazione si può ottenere unicamente mediante tutte tre, almeno fin dove una spiegazione è raggiungibile.

Mare

[…] Una risposta sicura non si ha nemmeno circa il significato delle due bestie del c. 13 e di Babilonia, da cui dipende l’interpretazione dell’intero scritto. L’Apocalisse non è un abbozzo profetico della storia del mondo e della Chiesa, ma tratta della fine di questo mondo e dell’inizio di quello avvenire, perciò va intesa in luce escatologica.

Nel capo 13 il veggente contempla la funesta attività dell’Anticristo, il quale, secondo la rivelazione biblica, precede immediatamente il ritorno di Cristo (cfr. 2Ts 2,3–12; 1Gv 2,18); a partire da 14,6 descrive il giudizio finale nelle sue varie fasi, e quindi il rinnovamento del mondo e il regno eterno di Dio.

Secondo questo metodo l’Apocalisse descrive le sofferenze, le tribolazioni e i giudizi che sopravverranno alla Chiesa di Dio e al mondo incredulo alla fine dell’epoca presente, e lo fa presentando ogni cosa in successione cronologica e in connessione causale. L’iniziatore di questa interpretazione, il gesuita Francesco Ribera (1591) ritiene che l’epoca finale, la quale anche per noi deve ancora venire, abbia inizio all’apertura del sesto sigillo; gli altri cinque sono da lui riferiti al presente o all’epoca che segue immediatamente il veggente. A suo giudizio il libro contiene precisi accenni solo ai fatti dei primordi della Chiesa, per la maggior parte, però, è dedicato a illustrare gli ultimi tempi della Chiesa e del mondo, che devono ancora venire.

L’interpretazione escatologica, però, da sola non spiega adeguatamente il libro, e questo per due ragioni. Anzitutto, essa toglie allo scritto il suo carattere di attualità. L’Apocalisse, infatti, è stata composta per il suo tempo; essa mira a infondere coraggio, forza e consolazione non alle generazioni venture, ma ai cristiani del tempo, in vista delle dure lotte incombenti. I primi cristiani credevano che la fine di questo mondo non fosse lontana, anzi, la sospiravano e l’attendevano come prossima. […]

Perciò l’Apocalisse annuncia avvenimenti destinati a verificarsi ben presto e prossimi a compiersi.

In secondo luogo, poi, il libro contiene chiare allusioni ad episodi storici e rispecchia la situazione politico-religiosa del tempo dell’autore. La bestia che sale dal mare (13,1) simboleggia l’impero romano e Babilonia ne raffigura la capitale, Roma, come oggi riconosce la maggioranza dei commentatori. Perciò l’interpretazione escatologica va congiunta con quella storica, secondo la quale il veggente non contempla la fine in un remoto futuro, ma ne ravvisa i chiari segni premonitori in certe situazioni e in determinati avvenimenti del suo tempo.[…] L’interpretazione storica è nata come reazione contro il metodo fantastico che intendeva l’Apocalisse come una descrizione della storia del mondo e della Chiesa. Nella forma in cui è presentata attualmente essa si limita, in sostanza, ai capi 13 – 17.

[…] Per essa la prima bestia è l’impero romano, la seconda è immagine di chi propaganda il culto dell’imperatore e, in generale, l’idolatria; Babilonia, infine, è simbolo di Roma. L’Apocalisse preannuncia l’imminente lotta mortale tra la Chiesa e l’impero romano, il quale rivendica a se stesso la prerogativa di assolutezza. Ma dietro a queste due realtà storiche stanno delle potenze sopra – storiche, delle forze celesti ed infernali. In questa battaglia tra la Chiesa e l’impero Giovanni ravvisa la lotta decisiva tra cielo ed inferno, tra Dio ed il signore di questo mondo; questo scontro si conclude con l’annientamento definitivo di tutte le potenze ostili a Dio, con la fine di questo mondo e l’avvento del regno eterno di Dio. […] Nelle visioni, quindi, gli avvenimenti escatologici, di cui il veggente ha notizia dall’Antico Testamento, dalle tradizioni religiose giudaiche e dalla fede della Chiesa primitiva, si uniscono a formare un unico quadro con le dure persecuzioni che il futuro prossimo riserva. All’interpretazione storica del c. 13 non si può quindi muovere l’appunto di non tenere nel dovuto conto il carattere profetico del libro, tanto più che essa non esaurisce il contenuto di questo passo.

[…] L’interpretazione più recente è quella storico–tradizionale; potremmo anche chiamarla della storia delle tradizioni mitologiche. Ne fu iniziatore Gunkel, nel 1895; in seguito venne sviluppata nei commentari di Bousset, Charles e Lohmeyer, e soprattutto ad opera del filologo Franz Boll (1914).Si tratta di una energica reazione all’adozione unilaterale dell’interpretazione storica, che ravvisa continue allusioni ad avvenimenti e a situazioni presenti o appena passate. Essa afferma che alla base di molte metafore, figure e avvenimenti che compaiono nelle visioni dell’Apocalisse stanno antichissime tradizioni mitologiche e d’altro genere. Gunkel fa ricorso, per la sua spiegazione, a miti babilonesi, Bousset a tradizioni iraniche; Lohmeyer sfrutta gli scritti della setta gnostica dei Mandei e Boll cerca di illustrare un gran numero di passi con l’astrologia ellenistica e con la mitologia astrale. Questo metodo è importante, in quanto è in grado di far luce sulla provenienza di metafore e di quadri dell’Apocalisse che a noi spesso riescono tanto strani. Non c’è dubbio che nelle sue visioni sono conservati ricchissimi mezzi di espressione mutuati da altre fonti; essi provengono principalmente dall’AT e dall’apocalittica giudaica; ma questa attinge a sua volta ai tesori di altri popoli. Così non si esclude che certe metafore, figure e rappresentazioni della nostra Apocalisse provengano in ultima analisi dalla mitologia orientale o dall’astrologia ellenistica. Questo metodo, però, anche nella migliore delle ipotesi, mette in chiaro solo l’origine di queste espressioni e i loro mutamenti, ma non ci dice che cosa Giovanni volesse dire ai suoi lettori servendosi di esse. Perciò la sua importanza agli effetti della spiegazione del libro è assai limitata […]”.

Fonte: La Casa di Miriam Torino

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