«Maschio e femmina li creò»

«Maschio e femmina li creò» – Dalla Lettera di S. Giovanni Paolo II alle famiglie, Gratissimam sane, I, anno 1994
 
 
6. Il cosmo, immenso e così diversificato, il mondo di tutti gli esseri viventi, è inscritto nella paternità di Dio come nella sua sorgente (cfr Ef 3, 14-16). Vi è inscritto, naturalmente, secondo il criterio dell’analogia, grazie al quale ci è possibile distinguere, già all’inizio del Libro della Genesi, la realtà della paternità e maternità e perciò anche della famiglia umana. La chiave interpretativa sta nel principio dell’« immagine » e della « somiglianza » di Dio, che il testo biblico mette fortemente in rilievo (Gn 1, 26). Dio crea in virtù della sua parola: « Sia! » (p.es. Gn 1, 3). È significativo che questa parola di Dio, nel caso della creazione dell’uomo, sia completata con queste altre parole: « Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza » (Gn 1, 26). Prima di creare l’uomo, il Creatore quasi rientra in se stesso per cercarne il modello e l’ispirazione nel mistero del suo Essere che già qui si manifesta in qualche modo come il « Noi » divino. Da questo mistero scaturisce, per via di creazione, l’essere umano: « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1, 27).
 
Ai nuovi esseri Dio dice benedicendoli: « Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela » (Gn 1, 28).
 
Il Libro della Genesi usa espressioni già adoperate nel contesto della creazione degli altri esseri viventi: « moltiplicatevi », ma è chiaro il loro senso analogico. Non è questa l’analogia della generazione e della paternità e maternità, da leggersi alla luce di tutto il contesto? Nessuno dei viventi, tranne l’uomo, è stato creato « ad immagine e somiglianza di Dio ». La paternità e la maternità umane, pur essendo biologicamente simili a quelle di altri esseri in natura, hanno in sé in modo essenziale ed esclusivo una «somiglianza » con Dio, sulla quale si fonda la famiglia, intesa come comunità di vita umana, come comunità di persone unite nell’amore (communio personarum).
 
Alla luce del Nuovo Testamento è possibile intravedere come il modello originario della famiglia vada ricercato in Dio stesso, nel mistero trinitario della sua vita. Il « Noi » divino costituisce il modello eterno del « noi » umano; di quel « noi » innanzitutto che è formato dall’uomo e dalla donna, creati ad immagine e somiglianza divina. Le parole del Libro della Genesi contengono quella verità sull’uomo a cui corrisponde l’esperienza stessa dell’umanità. L’uomo è creato sin « dal principio » come maschio e femmina: la vita dell’umana collettività – delle piccole comunità come dell’intera società – porta il segno di questa dualità originaria. Da essa derivano la « mascolinità » e la « femminilità » dei singoli individui, così come da essa ogni comunità attinge la propria caratteristica ricchezza nel reciproco completamento delle persone. A ciò sembra riferirsi il passo del Libro della Genesi: « Maschio e femmina li creò » (Gn 1, 27). Questa è anche la prima affermazione della pari dignità dell’uomo e della donna: ambedue, ugualmente, sono persone. Tale loro costituzione, con la specifica dignità che ne deriva, definisce sin « dal principio » le caratteristiche del bene comune dell’umanità in ogni dimensione ed ambito di vita. A questo bene comune ambedue, l’uomo e la donna, recano il contributo loro proprio, grazie al quale si ritrova, alle radici stesse della convivenza umana, il carattere di comunione e di complementarietà […]
 
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