Sulla verginità di Maria – di C. Feckes

“[…] tutto ciò che è stato insegnato del Corpo mistico, del capo e dei membri di esso, non avrebbe il proprio fondamento nella realtà, se non si basasse sulla vera e reale maternità di Maria. Poiché solo chi è nato da donna è nostro vero fratello, appartiene al nostro genere umano. Senza l’effettiva maternità di Maria non sarebbe stata possibile la realizzazione di un piano salvifico di tale realtà terrena e, al tempo stesso, di tanta sublime profondità ed immensa ampiezza, quale quello realmente attuato da Dio. Vale sempre l’assioma: Ciò che non è stato assunto da Cristo, non è stato salvato. Per questo è stato fatto spesso riferimento all’intendimento di Dio di divenire un bambino, di passare attraverso le fasi della vita umana, per poter salvare e santificare, così, tutti. Ed Egli poté farlo tramite l’umana maternità di Maria, santificando nello stesso tempo la cellula originale dell’umanità, la famiglia. Il piano salvifico di Dio disponeva che il Redentore fosse il primogenito dei suoi fratelli e, conseguentemente, che provenisse da una donna. Questo piano determinava anche il suo concepimento da parte di una vergine. Sicché, dovendo essere Cristo uno di noi, doveva, come avviamo visto, nascere da donna, ma dovendo essere nel tempo stesso il capostipite nuovo, il nuovo Adamo, non doveva confondersi nella successione delle generazioni ed incorrere, di conseguenza, in una dipendenza, indegna di lui, da quell’Adamo che era caduto in peccato. Egli doveva essere indipendente dal capostipite umano, doveva eccellere su di lui e su tutti i propri fratelli. Di qui il suo concepimento verginale derivato dalla potenza dell’Altissimo. Mediante il concepimento verginale la generazione umana del Salvatore è in armonia con la creazione del primo uomo. Di questo raffronto trattano ripetutamente i Padri. S. Ambrogio, ad esempio, dice: “Ambedue provengono da una vergine e si sono affacciati alla terra senza promiscuità carnale, questo dall’illibata Vergine, quello da una ancor vergine terra” (Sermo de primo Adamo et secundo, 45,1 (PL 17,715). Questo concepimento verginale libera il Salvatore da ogni indegna dipendenza dal vecchio Adamo, particolarmente dall’ombra del peccato che Adamo aveva proiettato sulla propria discendenza. […] Con il concepimento verginale di Cristo è stato iniziato un nuovo divenire soprannaturale e, con esso, è stata posta la base per un nuovo divenire divino di tutti gli uomini e per un nascere da Dio in giustizia ed in santità. Quel concepimento avvenne “affinché gli uomini rinascessero in qualità di figli di Dio, non è però per volere della carne né per volere dell’uomo, ma di Dio, vale a dire ad opera della potenza originale di Dio. Il prototipo di questo evento doveva rivelarsi nel concepimento di Cristo” (Fulgenzio di Ruspe, De fide ad Petrum, 2,17 (PL 65,675-676).
 
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