Lo spirito umano e lo spirito di Dio – da 1Cor 2

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Il secondo capitolo della Prima Lettera ai Corinzi andrebbe meditato spesso, anche in privato. San Paolo, infatti, svela ai Corinzi – e a noi per loro tramite – quanto sia fondamentale l’esistenza di un principio “altro” da se stessi, e tuttavia a se stessi intrinseco, quale interprete e conoscitore, rivelatore e portavoce della propria esistenza più intima. Egli fa una analogia fra l’uomo e Dio: come nell’uomo è lo spirito umano a svolgere questa funzione, così in Dio vi è lo Spirito Santo che conosce le profondità di Dio e i suoi segreti. Ma questo parallelismo rimarrebbe in se stesso insolubile, fra Dio e l’uomo, se l’uomo stesso, mediante il suo solo umano spirito, volesse cercare di conoscere i segreti di Dio: il distanziamento rimarrebbe infinito e vana la pretesa umana di conoscere Dio. Il prodigio sta proprio nel fatto dello sconfinamento gratuito di Dio da se stesso, e mediante il suo Spirito Santo egli permette a noi, nel nostro umano spirito, di “conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato” (1Cor 2,12), di ricevere come note “quelle cose che Dio ha preparato per quelli che lo amano” (1Cor 2,9), e di poter parlare di Dio in modo spirituale (2,13), cosa che all’uomo “naturale” non è concessa.

In questo tempo così tanto materialista e relativista (non che i Corinzi non lo fossero, ma non avevano avuto duemila anni di predicazione cristiana) Paolo ci aiuta a guardare a ciò che resta di una esistenza – la nostra – che miseramente, nella sua umanità, passa via – ossia l’elevazione spirituale, la conoscenza di Dio, lo stesso pensiero di Cristo.

Amen

 

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