Il Dio crocifisso

Il Dio crocifisso

Jurgen Moltmann

Dal libro di Jurgen Moltmann “Der gekreuzigte Gott” (1972)

Tr. it. “Il Dio crocifisso”, Queriniana, Brescia 1973, brani estratti dalle pp. 36-80:

“Dal punto di vista psicologico, la carente sensibilità per l’altro e per il proprio profilo in lui e con lui è un chiaro sintomo di un “io” debole. Non si riesce più a sopportare la propria eterogeneità nei confronti dell’altro e quindi ci si rifugia nelle cerchie delle persone che hanno il nostro medesimo sentire, o anche si rinuncia all’eterogeneità dell’esistenza cristiana e ci si conforma a coloro dai quali si spera riconoscimento e conferma […] Diceva Empedocle che “Il simile è conosciuto soltanto dal suo simile” (Similis a similils cognoscitur), poi ripreso da Platone e Aristotele. Ma allora, se il simile può essere conosciuto solo dal suo simile, […] Dio può essere conosciuto da Dio soltanto. Allora il Figlio di Dio sarebbe dovuto rimanere in cielo, perchè ciò che è terreno non avrebbe mai potuto conoscerlo.

[…] Schelling inverte questo motto (dialettica): “Ogni essere può manifestarsi solo nel suo contrario. L’amore soltanto nell’odio, l’unità soltanto nel conflitto”. Applicato alla teologia cristiana, esso afferma che Dio si svela quale “Dio” soltanto nel suo contrario, nell’assenza di Dio e nell’abbandono di Dio. In termini concreti: Dio si rivela sulla croce del Cristo abbandonato da Dio. La sua grazia si manifesta ai peccatori, la sua giustizia si svela negli ingiusti e nei senza legge, ecc. […]. Il principio teoretico-conoscitivo della teologia della croce può concretarsi esclusivamente in questo principio dialettico: la divinità di Dio si svela nel paradosso della Croce. Così ci riesce più comprensibile anche la via seguita da Gesù: non i pii ma i peccatori, non i giusti ma gli ingiusti lo riconobbero, perché a queste persone egli manifestò il diritto divino di grazia e il regno (Principio dialettico della rivelazione nel contrario, che non sostituisce il principio analogico del simile conosciuto dal suo simile, ma lo rende possibile). In quanto Dio viene svelato nel suo contrario, egli può essere conosciuto dai senza Dio e dagli abbandonati da Dio. Soltanto la conoscenza dialettica di Dio nel suo contrario porta il cielo sulla terra degli abbandonati da Dio ed apre ai senza Dio le porte del cielo.[…] La teologia della croce dovrà quindi essere impostata sulla contraddizione e non potrà fondarsi su adeguazioni previe. […] Secondo la mentalità israelitica, un uomo appeso in croce era considerato espulso dal suo popolo, maledetto nel popolo di Dio dal Dio della legge ed escluso dall’alleanza della vita. […] Anche per gli antichi un individuo crocifisso e coloro che lo veneravano non potevano suscitare che disgusto.

Jurgen Moltmann Phrases

[…] Nietzsche diffamò il Cristianesimo qualificandolo come religione della decadenza, odio religioso contro ogni orgoglio, contro ogni libertà e gioia dei sensi, come l’ostilità dei deboli  contro i signori della terra e gli individui più nobili. Disse in una celebre frase: “In definitiva è esistito soltanto un cristiano, e questi morì sulla croce”. […] La croce, come negazione di tutto ciò che è in qualche modo religioso, di ogni idolatria, di tutte le sicurezze, di ogni immagine e analogia e di ogni luogo sacrale, che assicuri stabilità e sussistenza, non viene toccata dal conflitto tra religione e critica alla religione, tra teismo e ateismo. […] La fede della croce distingue la fede cristiana dal mondo delle religioni e delle ideologie e utopie secolari, in quanto essa mira a sostituire quelle religioni, a raccoglierne e realizzarne le istanze.

[…] Ogni simbolo trascende se stesso e indica qualcosa d’altro. Invita a pensare. Il simbolo della croce, nella  chiesa, volge la nostra attenzione a Dio, il quale non è stato crocifisso su un altare, tra due candelabri, ma sul calvario dei reietti, davanti alle porte della città, fra due ladroni. […] Quando si dimentica questa contraddizione della croce e l’inversione dei valori religiosi che essa comporta, la croce, da simbolo, diventa un idolo e non invita più a pensare in modo diverso ma soltanto a porre fine ai nostri pensieri, per la conferma di noi stessi. La “religione della croce” è in se stessa contraddittoria, perché qui il Dio crocifisso è contraddizione. Accettarla significa prendere congedo dalle proprie tradizioni religiose, liberarsi dai bisogni religiosi, rinunciare alla propria ed altrui nota identità ed acquisire l’identità con Cristo nella fede, rendersi anonimi nel proprio ambiente ed ottenere un diritto di cittadinanza nella nuova creazione di Dio”.

Jurgen Moltmann 2

[…] Per culto della croce intendiamo la ripetizione incruenta, sull’altare della chiesa, dell’avvenimento del Golgota, quindi la ripresentazione di Cristo nel sacrificio della messa. […] Partendo da un punto di vista antropologico generale e storico-religioso, dobbiamo ammettere che gli uomini, fin dai primi tempi, hanno compreso la propria esistenza quale dono loro offerto da una potenza trascendente. La risposta della loro vita, a questa esistenza sperimentata come frutto di grazia, era il sacrificio di sè, in un dono offerto a quella potenza trascendente. Nei sacrifici di culto religiosi questa auto offerta dell’uomo veniva celebrata, quale pars pro toto, con dei simboli reali. […] Da una parte, la concezione della messa come sacrificio si fonda sulla concezione biblica, secondo la quale essa è la presenza attuale, simbolica ed anamnetica dell’unico sacrificio redentivo di Cristo. “La croce rimane il sacrificio assoluto, la messa quello relativo” (Betz J.). […] Nella sua situazione di abbandonato da Dio, il Crocifisso porta Dio agli abbandonati da Dio. Con il suo patire porta la salute ai sofferenti, con la sua morte porta la vita eterna ai morenti.

Jurgen Moltman Il Dio crocifisso

[…] La sua preoccupazione (di R. Bultmann) di non oggettivare miticamente la croce di Gesù né di storicizzarla fino al punto di renderla priva di qualsiasi rilevanza sembra però tolga il significato tipico di questa croce e recuperi il suo significato storico soltanto nel processo esistenziale del crocifiggersi con Cristo. […] Ma soltanto se Cristo stesso ha assunto la nostra croce come sua propria sarà sensato assumere la croce della sua sequela. La distinzione che Bultmann fa tra mitico e storico, tra storico e storicizzato, come pure la sua comprensione esclusivamente esistenziale della storia, lo espongono al pericolo di non essere più in grado di comprendere la croce di Cristo se non come exemplum per la successiva conformitas dell’esistenza cristiana.

Fonte: La Casa di Miriam Torino

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