Sul perché il demonio si spaventa tanto quando evochiamo la passione di Cristo ***

Sul perché il demonio si spaventa tanto quando evochiamo la passione di Cristo ***

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Dire soltanto – anche se è vero – che l’evocazione della passione di Cristo è per il demonio l’evocazione di ciò che causa in noi la sua condanna – è un modo ancora parziale di intendere ciò che davvero accade nella coscienza del demonio quando essa – non con vane parole o fanatiche rappresentazioni (cui egli non dà alcun conto) – ma con un cuore davvero partecipe venga evocata da una persona.

Il demonio, infatti, intuendo la partecipazione attiva e libera di quella persona ai patimenti di Cristo, vede se stesso, in quella specifica persona, umiliato in un modo perfetto e totale, essendo nella carne e nello spirito, quella persona, unita ai patimenti della carne e dello spirito di Cristo nel contesto della sua passione storica, che ora si attualizza nella coscienza soggettiva di quella stessa persona. Essendo perfetto il sacrificio di Cristo consumato sulla croce (passando per le stazioni della sua passione), è perfetta anche la vittoria che – in quella persona che questa consumazione partecipa e glorifica – viene a compiersi sul demonio. Egli infatti non ha alcuna autorità su una persona segnata dal sangue di Cristo nell’attualità del suo condividerne attivamente la passione, ossia patendo a sua volta con lui secondo la logica della propria libertà personale.

Il demonio non può – in una linea teologica fondamentale – sopportare la partecipazione così drammatica dell’onnipotente Dio all’economia umana, al punto da umiliare se stesso, nella persona del Figlio incarnato, fra gli indicibili patimenti che hanno contraddistinto la sua passione storica, addirittura coronati

con la morte in croce della sua carne umana, sancendo una donazione totale del divino a favore dell’umano corroso dal peccato. Se il peccato, tuttavia, nella morte di Cristo, è integralmente confinato alla definitiva schiavitù della croce, a tale destino è abbinata anche la vicenda del demonio, reso impotente sull’umano dal sacrificio invincibile dell’Uomo-Dio.

Ora, colui che con fede e umiltà partecipi attivamente a questa passione – evocandola nella preghiera o nella meditazione – attualizza in se stesso, nella sua singolarità personale e storica (poiché non è un fenomeno che indistintamente riguardi tutti gli uomini, anche qualora non fossero uniti alla passione di Cristo),

questa sconfitta demoniaca nel suo cuore, nella sua attualità vivente, costringendo così il demonio stesso – anche se a volte fra rabbiosi ruggiti e tentativi di difesa (grida, percosse, ecc.) ad andarsene via, a tornare nel suo inferno, e a lasciare il posto a Cristo, come unico Signore, in quella persona.

Il conforto che viene dalla meditazione dei patimenti di Cristo non ha eguali, poiché sono essi che ci hanno meritato la salvezza, ossia la liberazione dalla tirannia del demonio su di noi. E in forza di essi, che offriamo al Padre nella potenza dello Spirito Santo, il demonio è costretto a fuggire da chiunque egli possieda o tenga schiavo di sé, poiché, dove Cristo crocifisso staziona, non può albergare anche il demonio, ma solo gridare il suo tormento e fuggire nel suo inferno.

San Bonaventura ci ha lasciato – fra i tanti – una testimonianza santa di come in una occasione, nella quale stava patendo un violento assalto demoniaco (strozzamento), abbia superato la prova unicamente in forza dell’evocazione attiva della passione di Cristo, il cui sangue è sempre insolubile tormento per il demonio.

Non attendiamo, tuttavia, che il demonio si faccia avanti con le sue seduzioni prima di reclamare i meriti della passione di Cristo in nostro favore. L’astuzia del demonio è infatti molto superiore alla nostra e potremmo essere colti di sorpresa, poiché “ci vaglia come il grano”. Se poniamo la passione di Cristo come momento stabile della nostra quotidiana orazione, allora il demonio non potrà soprassedere mai la nostra disposizione ad unirci ai patimenti di Cristo come vincolo d’amore a lui, senza alcuna vanità o fanatismo spirituale, ma nell’umiltà assoluta di chi – quantomeno spiritualmente – si decide ogni giorno di far morire sulla croce di Cristo ogni diabolica contaminazione, peccato e malizia.

Amen

*** Disponibile anche in e-book il testo “Guarire con Maria. Itinerario di preghiera per una guarigione interiore” – di Francesco G. Silletta – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam – Tel. 3405892741 – Piazza del Monastero 3 – Torino

 

 

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