“Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1)

“Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1)

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Sino alla fine: di che cosa? Perché l’amore, certo, non ha fine. Dunque questa frase giovannea, introduttiva al suo racconto della lavanda dei piedi, non va intesa certo nel senso di “sino alla fine dell’amore”, nel senso di un termine massimale di quello stesso amore, giunto al suo termine. Il greco giovanneo usa qui il ricorrente termine “τέλος” (fine, compimento). Esso, ad esempio, viene usato da Matteo quando dice: “Chi resisterà fino alla fine, sarà salvo” (Mt 10,22). Sempre in Matteo, parlando dei tempi ultimi e dei segni che li faranno presagire, si usa questo termine per dire “non sarà ancora la fine” (24,6). Un altro uso, anche extrabiblico, è quello del termine in oggetto per dire che Cristo ha portato la Legge alla fine.

Ora, al di là dei molti altri casi in cui questo termine viene usato nella Sacra Scrittura e in particolare nei Vangeli, in questo brano di Giovanni, dove è detto che Cristo amò i suoi sino alla fine, questa “fine” deve essere a nostro avviso rapportata unicamente all’esperienza storica di Cristo stesso: dunque non all’amore di per se stesso considerato (che, appunto, non ha fine), né alla comprensione stessa degli Apostoli, niente affatto, in quel momento storico, pervenuta alla propria “fine”, nel senso appunto di compimento. “Sino alla fine”, ci pare, indica qui in Giovanni unicamente il compimento estremo dell’ora preannunciata, nel quale appunto, massimamente e senza alcuna interruzione, l’amore di Cristo per i suoi viene a manifestarsi. Se considerata da questo punto di vista, allora l’espressione di Giovanni, “li amò sino alla fine”, collocata a inizio del capitolo 13 (che a suo modo evoca l’ultima cena di Gesù con i suoi), ha pure un senso profetico, dal momento che in senso stretto “la fine”, cioè la morte di Cristo, deve compiersi alcuni momenti dopo questo evento. Giovanni intende annunciare al lettore che da quell’ora del Santo Pasto al momento culminante sulla croce (dove ancora compare il termine usato per “la fine”, cioè “τέλος” (Pensiamo al famoso: “Tutto è compiuto”), l’amore di Cristo viene a manifestarsi nella parte terminale della propria storicità: esso continuerà, dopo quell’ora, in eterno, ma a livello storico, “sino alla fine”, dall’Ultima Cena l’amore di Cristo per i suoi conosce una cinetica intensissima e per questo enfatizzata dal narratore giovanneo.

Amen

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