La Chiesa icona della Trinità

La Chiesa icona della Trinità

Croce
(Dal libro di J. Navone, Self-giving and sharing, tr. it. Dono di sé e comunione, Cittadella, Assisi 1990, pp. 199-201)

“Nella narrazione del quarto Vangelo che riferisce di Maria e Giovanni ai piedi della croce (19,25-30), il corpo di Cristo appare come l’icona del Dio triuno. Il Cristo crocifisso incorpora sua madre e il discepolo prediletto nella sua stessa vita dando loro il suo Spirito (19,30). Il Padre vive in Gesù (14,10). Gesù è in grado di dare quella vita – lo Spirito del Padre (14,16.26; 15,26) – perché egli la possiede. Come il Padre ama il Figlio, così il Figlio ama i discepoli (15,9). Lo Spirito Santo, vita e amore del Padre e del Figlio, è il dono del Padre e del Figlio a Maria e Giovanni, il discepolo prediletto, che li rende capaci di rispondere alla richiesta/chiamata del Padre e del Figlio a rimanere nel loro amore (15,9.12.17). Il Padre li ama amando il Figlio (16,27), perché il suo Santo Spirito vive e ama in loro. È attraverso il dono dello Spirito del Padre che essi sono in comunione con il Padre nell’amare il Figlio. Lo Spirito Santo è parimenti il dono del Figlio per il quale essi sono in comunione con Lui nell’amare il Padre.

Il discorso d’addio del’Ultima Cena svela non solo la relazione di vita eterna e di amore tra il Padre e il Figlio, ma anche la richiesta/vocazione divina per noi ad entrare in quel rapporto. Gesù ci promette che lo Spirito di questa vita eterna e di questo amore sarà con noi per sempre (14,16-17.25-26; 16,7-15), o, ancora meglio, la Trinità ci attira nella sua comunione triuna attraverso l’efficacia della morte e risurrezione del Cristo (14,23). Dal momento in cui Dio piantò la sua tenda in mezzo al suo popolo (1,14), a quello della grande visione dell’Apocalisse (21,1-4), la Buona Notizia di Giovanni è che Dio abita in mezzo a noi come finale realizzazione di ogni vita umana. La comunità triuna del divino amore/vita – già lo sappiamo da 13,35 – è manifestata e comunicata nella reciprocità d’amore dei discepoli/corpo di Cristo. Vivendo nello Spirito dell’amore/vita triuna si risponde alla richiesta, vocazione di reciprocità (15,17) che il Padre e il Figlio ci consentono di realizzare attraverso la loro auto-comunicazione nel dono del loro Spirito. Il Padre e il Figlio vengono a noi e dimorano tra noi tramite lo Spirito Santo che crea e sostiene la comunità, ossia il corpo di Cristo, come icona della loro vita/amore triuno per il mondo.
In quella specie di iconografia scritturistica che è il Vangelo di Giovanni, ci è dato di “vedere” il Dio triuno nel corpo del suo Figlio crocifisso, dal quale sgorga vita/amore per tutta l’umanità. Nell’atto in cui il Figlio crocifisso reclina il capo ed emette il suo spirito (19,30), noi “vediamo” il Padre e il Figlio (14,9) che donano lo Spirito Santo; che condividono la loro vita/amore della comunione triuna con tutta l’umanità; che ci abilitano ad avere – nella loro eterna comunione – un tale rapporto tra noi che neppure la morte può distruggere. L’eterna comunione tra il Padre e il Figlio si scorge ed è comunicata nel corpo crocifisso del Cristo che salda Maria e Giovanni nella reciprocità di madre e figlio. Il Padre, che eternamente comunica se stesso nel suo amore del tutto disinteressato, si rende visibile nell’icona del Dio triuno, nel dono di amore del Figlio: essi comunicano il loro Santo Spirito per saldare tutta l’umanità nella reciprocità d’amore della comunione triuna. Così pure, il Figlio che eternamente accoglie il dono di amore/vita del Padre si rende visibile nell’icona rappresentata da coloro che accolgono lo stesso amore/vita, ossia il Santo Spirito della comunione triuna, che si fa riconoscere nell’amore reciproco dei discepoli (13,5). Infine, lo Spirito del Padre e del Figlio si rende “visibile” nel’amore di auto-donazione e accoglienza che costituisce il corpo di Cristo, icona della comunione triuna.
Gesù Cristo esprime e comunica la grazia e l’esigenza, il dono e la chiamata del Dio triuno a vivere la comunione triuna. Egli è l’icona del Dio che dona il suo amore e invita alla reciprocità nella comunione. Se Dio è amore, questo amore ha le sue esigenze o precetti (cfr. 14,15.21; 15,10.12.17). Gesù comanda ai discepoli di amarsi a vicenda (15,17); chiede a sua madre di fare di Giovanni, il discepolo prediletto, il suo figlio; dice al suo discepolo di considerare Maria come sua madre. È attraverso il dono della sua vita e del suo amore, cioè lo Spirito del Padre e del Figlio, che ad essi viene reso possibile assecondare le richieste dell’amore di Dio. Egli li chiama a vivere la vita che egli stesso rende loro possibile come membra del suo corpo ed eredi del suo Spirito […]”.

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