Quegli aspetti della preconoscenza di Gesù che uno non pensa subito e trascendono il qui ed ora della vita:

New Testament 1, Lesson 13: Jesus Calls Philip and Nathanael - Seeds of  Faith Podcast

Quegli aspetti della preconoscenza di Gesù (su tutte le cose) che uno non pensa subito e trascendono il qui ed ora della vita:

Spesso, chi ha confidenza con i Vangeli e con la Santa Messa, ha sentito il racconto della chiamata di Natanaele, narrato da Giovanni. La dinamica di questa vocazione ha un aspetto piuttosto sorprendente per quanto attiene la preconoscenza di lui che ha Gesù. Natanaele, infatti, come sappiamo si muove verso la conoscenza di Gesù unicamente sulla parola dell’amico Filippo, già chiamato da Gesù, e senza alcuna particolare convinzione, data la sua bassa stima per la gente di Nazaret.

Ora, come lo vede arrivare a sé per la prima volta, Gesù gli manifesta subito una singolare stima, dicendo di lui – come sappiamo – “Ecco un israelita in cui non c’è falsità”. A queste parole, non avendolo mai visto prima, Natanaele risponde domandando a sua volta in che modo Gesù sappia di lui quelle cose. E la nostra attenzione scivola facilmente via, giunta a questo momento, lasciandosi trasportare dalla risposta di Gesù: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto sotto il fico”. Da cui la meraviglia di Natanaele, che iperbolicamente risponde: ‘ Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele. ‘ (Gv 1,49).

Ma cosa ha rivelato di pre-conoscere, Gesù, di Natanaele? Stando unicamente al testo, Gesù dice di aver visto “in anticipo” Natanaele quando stava sotto il fico. La domanda che Natanaele stesso gli pone, quando chiede: “Come mi conosci?”, stando alla lettera rimane inevasa, se vogliamo. Gesù, infatti, rivela una preconoscenza di Natanaele non in quanto alla sua personalità, come la domanda stessa di Natanaele esige di sapere (“Come mi conosci?” – in senso caratteriale, dal momento che mi hai detto che in me non c’è falsità); Gesù dice soltanto di averlo visto “in anticipo” sotto il fico: la sua preconoscenza del carattere di Natanaele non viene quindi “letteralmente” svelata dal testo, ma soltanto quella del “posizionamento geografico” di Natanaele stesso. Ciò significa che quest’ultimo, a partire da un dato esteriore che non rispondeva affatto alla sua richiesta di sapere “in che modo” Gesù lo conoscesse anzitempo, egli intuisce come la preconoscenza di Gesù, che lo ha visto in anticipo sotto il fico, si estenda anche e molto al di là di quel dato geografico, e interpelli tutta la sua esistenza e la sua personale interiorità. Questa comprensione della preconoscenza di tutte le cose che Gesù ha, deriva da una intuizione di Natanaele che solo l’esperienza storica di Gesù, in quel primitivo tu per tu con lui, gli ha interiormente rivelato.

Come se ad uno di noi – immaginiamo – Gesù dicesse in una visione privata (dal momento che non può avvenire quando Gesù era storicamente nel mondo): “Io ti ho visto oggi mentre aspettavi il bus per andare al lavoro”. Se ce lo dicesse, certamente capiremmo a livello esperienziale come Gesù veda dove siamo: non è tuttavia immediatamente ovvio che, da quella comprensione, si comprenda anche che Gesù sappia tutto del nostro carattere e della nostra storia personale. Questo ci deriva unicamente dalla fede in lui, che i segni che Gesù stesso ci lascia istituiscono e alimentano in noi. Chi conosce un dettaglio, infatti, conosce anche l’intero: Gesù che conosce in anticipo “dove” in questo momento ci troviamo (come Natanaele quel giorno sotto il fico), conosce in anticipo anche ogni aspetto della nostra esistenza (come, nel caso di Natanaele, l’onestà).

Affidiamoci dunque a Gesù, che conosce ogni cosa di noi, senza bisogno di tante umane spiegazioni, e viviamo nella fede piena in lui. Amen

 

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