L’essenza non cristiana del concetto di “fortuna” – Un commento sulle “Ritrattazioni” di sant’Agostino:

L’essenza non cristiana del concetto di “fortuna” – Un commento sulle “Ritrattazioni” di sant’Agostino:

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Uno struggente Agostino “ritratta” se stesso (cfr. il suo libro scritto “da vecchio”, cioè le “Ritrattazioni”), relativamente ad alcuni punti, frasi, espressioni, concetti o addirittura singole parole da lui pubblicate nella vasta sua letteratura giovanile e tardo-giovanile.

Ora, ci colpisce in positivo – perché siamo perfettamente d’accordo – la prima delle sue “ritrattazioni”, ossia la prima cosa che sant’Agostino si dispiace di avere scritto e ora vuole a suo modo correggere. Si tratta di un concetto palesemente espresso nel libro giovanile (precedente il suo battesimo) intitolato “Contro gli Accademici”. Questo concetto – che sant’Agostino ora, da vecchio – ritratta, è quello di “fortuna”.

Scrive testualmente nelle sue “Ritrattazioni”:

“In questi miei tre libri (“Contro gli Accademici, ndr) non approvo di aver tanto spesso fatto il nome della fortuna, anche se non era mio intendimento che con questa denominazione si designasse una qualche divinità, ma solo il fortuito verificarsi di eventi favorevoli o sfavorevoli attinenti alla nostra persona fisica o al mondo esterno. Di qui quei vocaboli che nessuno scrupolo religioso ci vieta di pronunciare: Per caso, forse, per sorte, per avventura, fortuitamente. Il che non toglie, tuttavia, che tutto ciò che viene interpretato in questi termini vada, comunque, ricondotto all’azione provvidenziale di Dio. È quanto, del resto, io stesso non ho passato sotto silenzio in quest’opera quando affermo: Forse quella che prende comunemente il nome di fortuna è retta da un ordine misterioso e null’altro è quello che negli eventi chiamiamo caso se non ciò di cui ci sfugge il senso e la causa·. È vero, ho affermato questo. Mi pento però ugualmente di avere in quel passo menzionato in questo modo la fortuna: mi capita infatti di constatare che gli uomini hanno la pessima abitudine di dire: “·L’ha voluto la fortuna·”, quando si dovrebbe dire: “·L’ha voluto Iddio”.

 

Anche in altre opere sant’Agostino ammette di avere mal utilizzato questo concetto – dal sapore pagano – di “fortuna”. Ad esempio, in un suo libro – anche questo giovanile – intitolato “La felicità”. Scrive infatti Agostino: “Mi rimprovero di avere anche lì nominato spesso la fortuna”.

 

Occorre evidenziare come davvero sia grande, geniale ma al contempo umilissimo questo incomparabile pensatore cristiano. Già nel suo libro sulla Trinità (un capolavoro teologico), nell’introduzione avvisava il lettore della portata del suo limite e di quanto fosse rischiosa la sua avventura teologica in quell’opera, data la natura dell’argomento. Ora, nell’analisi di queste “Ritrattazioni”, scopriamo di Agostino anche la capacità di volgersi indietro rispetto a se stesso, andando – più che a correggere – direttamente a “ritrattare” alcuni elementi della propria scrittura, senza alcuna vergogna, né orgoglio.

Ciò edifica ulteriormente la caratura non solo teologica, ma anche umana e morale di questo genio del pensiero cristiano. Amen

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