Arcangeli, ma anche Serafini: Michele, Gabriele e Raffaele

Arcangeli, ma anche Serafini: Michele, Gabriele e Raffaele

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La gran bella ricorrenza di oggi dei tre santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele (nella Chiesa orientale gli arcangeli sono sette), deve lasciarci riflettere e al contempo contemplare alcuni misteri di queste figure bibliche, che tuttavia la teologia nel tempo ha razionalizzato molto, con ulteriori conoscenze su di essi. Tutti ad esempio ricordiamo Michele come il “principe della milizia celeste”: tuttavia, se si considera in modo equivoco il titolo di “arcangelo” a lui (giustamente, cf. Lettera di Giuda) attribuito, non si capisce come possa essere davvero a capo dei cori angelici unicamente con questo titolo. Infatti, come sappiamo dallo Pseudo Dionigi – teologo del V secolo – e dalla sua opera “La gerarchia celeste”, una cosa sono i “Serafini” (lett. “I brucianti”), e un’altra, molte classi più giù, gli “arcangeli”. Si capisce come se Michele fosse “solo” un arcangelo, non potrebbe comandare le gerarchie celesti, essendo i Serafini (cf. Isaia 6,1-3) i più vicini a Dio. Ciò implica che oltre che “arcangelo”, Michele e gli altri due siano anche dei Serafini per essenza. Inoltre, vi è un ulteriore grande mistero. Nella storia dei mistici cattolici, ad esempio, alcuni hanno visto per rivelazione privata il loro “angelo custode” (gli “angeli” sono l’ultima classe della gerarchia celeste), e alcuni hanno scoperto, come ad esempio Natuzza Evolo, che il loro angelo custode fosse proprio san Michele Arcangelo. La classificazione dello Pseudo-Dionigi – validissima al punto da influenzare tutta l’angelologia medievale – è di certo importante, ma non deve essere equivocata, né assolutizzata. Michele comanda, ma come Serafino, non come “arcangelo”. Lo stesso Lucifero, evocato in Isaia 14, apparteneva alla medesima classe angelica.

Lo studio dell’angelologia deve così fondersi intensamente con la preghiera: mai utilizzare in modo equivoco gli attributi angelici e mai al di fuori dell’economia biblica, cioè di ciò che la Bibbia dice sugli angeli tutti (in verità ne cita pochissimi, per nome, di buoni e cattivi, ma spessissimo il termine “angelo” in se stesso). La preghiera a questi grandi “inviati” e “ministri” celesti del divino consiglio è fondamentale per non essere soli sia da un punto di vista esistenziale, sia teologico che spirituale. L’Apocalisse evoca per nome, ad esempio, san Michele, ma è soltanto la preghiera, unita alla conoscenza esegetica e teologica, che fa luce sul senso di quella misteriosa battaglia avvenuta in cielo, antecedente alla creazione dell’uomo e che vide sconfitto “il superiore” (Satana), dall’inferiore per natura (Michele). Ciò illumina sull’importanza dell’umiltà, della piena adesione a Dio nella battaglia contro chi a Dio si ribella, sia esso di natura spirituale (i demoni) sia di natura umana (gli uomini mossi dai demoni). Amen

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