Meditazione e preghiera serale alla Casa di Miriam dell’11 giugno 2021

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Adesso ci poniamo in contemplazione del Signore. Per riuscire in questo proposito – nonostante tanti rumori del mondo che, in questa serata calda, vengono da fuori – occorre imporsi due previe disposizioni: la pazienza e l’umiltà. La pazienza ci aiuterà a non gettare tutto a monte, di questa nostra preghiera, solo perché sentiamo tante voci all’esterno, tante grida, tanti rumori tipici di una serata mondana, distanti dal silenzio che vorremmo regnasse intorno a noi. San Giacomo inizia la sua lettera proprio esortandoci all’acquisizione di questa pazienza, che fortifica la nostra fede.

L’umiltà, invece, è proprio necessaria per farci comprendere che se non fosse l’amore di Dio a riunirci qui, in questo venerdì sera, da noi stessi non saremmo mai capaci né di pregare bene, né, come detto, di pervenire ad una vera contemplazione di Cristo.

Cristo, però, è in ogni luogo. Certo è anche là fuori, dove in molti corrono ognuno ai propri divertimenti o alle proprie personali faccende; tuttavia è tanto di più dove due o tre si riuniscono nel suo Nome, per porre lui al centro della propria esperienza attuale. E noi siamo qui riuniti proprio nel suo Nome: dunque lui è qui tra noi in modo particolare, attraverso una presenza speciale che certo non ci fa migliori o superiori a nessuno, ma semplicemente edifica in noi una fortunosa occasione di partecipare del suo amore.

Ecco. Oggi, venerdì, è un giorno cristianamente di per se stesso speciale. Il Signore ha scelto infatti, nella sua prescienza, proprio questo giorno per compiere il proprio sacrificio sulla croce. Noi siamo chiamati a non considerare, dunque, questo giorno come se fosse uno come gli altri. Certo è vero: ogni volta che si contempli la passione di Cristo, non è questione di venerdì, di sabato o di altro giorno, ma del cuore unito a Cristo. Tuttavia è vero anche che il fatto che ci sia dato di riunirci di venerdì va colto come dono speciale, non casuale, dell’amore di Cristo: ci è infatti suggerito un elemento particolare, prelibato, per rendere maggiormente efficace la nostra contemplazione, ossia la ricorrenza settimanale del ricordo della crocifissione di Cristo avvenuta di venerdì. La misericordia di Cristo ci riunisce questa sera qui insieme, tuttavia, ancora donandoci qualcosa d’altro, come prezioso elemento di meditazione e preghiera: oggi la Chiesa, infatti, in tutta la terra festeggia il Sacratissimo Cuore di Gesù, trafitto sulla croce. Da quel cuore sono uscite le sorgenti della nostra salvezza.

Abbiamo dunque molti elementi che ci possono indurre ad abbandonare noi stessi, per il tempo di questa preghiera insieme, ed unirci all’amore di Cristo, a farci guidare unicamente da lui. Iniziamo con il segno della Croce, perché possiamo porci alla presenza del nostro Dio Trinità: nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen. Diciamolo con convinzione, questo “Amen”. Diciamolo sempre attentamente anche durante la Messa e in ogni altra ricorrenza liturgica: è il nostro modo linguistico di affermare la nostra adesione spirituale al volere divino.

Amen, quindi. Si compia ora ciò che Cristo vuole per noi. E Cristo vuole che attraverso questo momento di preghiera insieme, contemplandolo spiritualmente con la Parola e la preghiera che lo Spirito ci suggerisce, raggiungiamo una nuova elevazione spirituale. Il mondo resti fuori, per questo tempo. Il suo rumore non pervada il nostro cuore. Ivi infatti sta venendo a prendere dimora Gesù Cristo, che il mondo lo ha vinto, con tutte le sue illusioni e inganni, le sue impurità e le sue menzogne. Lasciamo che soltanto Cristo sia l’Ospite delizioso del nostro cuore. In un certo senso, riflettendo sulla festa odierna del Sacro Cuore, così violentemente trafitto per i nostri peccati, possiamo in qualche modo “dare” a Cristo un altro cuore, il nostro, perché ivi trovi una nuova “sede” per far fluire la sua pace, il suo amore, il suo battito continuo di grazia e di pace.

Lasciamo indietro non soltanto il mondo, ma anche noi stessi con tutte le nostre preoccupazioni, ansie, stanchezze, progetti, agitazioni e qualsiasi altra forma di contenuto spirituale. Andiamo dietro a noi stessi. Svuotiamoci completamente di tutto. L’umiltà che chiediamo a Cristo ci aiuterà non a nasconderci dietro a noi stessi, ma a venirne fuori liberati da ogni schiavitù che, lungo questa giornata, ci ha legati fra tante tribolazioni.

Ringraziamo allora Gesù, per tutto quello che abbiamo ricevuto quest’oggi. Diciamo insieme:

“Dio Padre, noi ti ringraziamo per il dono che tuo Figlio ci ha fatto della sua incarnazione, morte e risurrezione. Ora ti domandiamo lo Spirito Santo, perché in questa preghiera insieme l’opera di tuo Figlio si ravvivi nel nostro spirito e così possiamo renderti grazie, benedire il tuo nome, lodarti per tutto ciò che nella tua bontà, di personale, ci hai elargito oggi”. Amen

Non spaventiamoci della nostra difficoltà a rimanere concentrati su ogni aspetto della nostra preghiera. Lo Spirito Santo è la nostra guida. Offriamo al Signore anche la nostra limitatezza spirituale. Aiutiamoci con la lettura del Salmo 1: “Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi…”. Facciamo nostro insieme l’intero testo di questo Salmo (ed ora si legge il Salmo 1…)

Non siamo qui per teologare, né per argomentare scientificamente alcunché. Siamo qui per pregare e dare a Dio il nostro amore in Cristo, nello Spirito Santo. Quindi se qualche frase di questo Salmo sfugge alla nostra comprensione, evidenziamola allo Spirito stesso, perché la spieghi al nostro cuore, secondo la sua metodologia. E la metodologia dello Spirito Santo è sempre quella dell’amore. Andiamo allora in cerca di questo amore che ci viene dato, tramite la divina parola di questo Salmo, per poterlo a nostra volta infondere in ognuno di noi. Diventiamo una cosa sola fra noi. Ecco compiuto già il primo prodigio dello Spirito. Il Sacro Cuore di Gesù ci sta unendo tutti in una cosa sola, nel suo Spirito.

Diciamo insieme: “Padre nostro… (e si reciti la preghiera).

Dio si manifesta adesso a noi come nostro Padre premuroso, lieto della nostra iniziativa. Suo Figlio ci viene dato come dono compensatorio della nostra disposizione. Lo Spirito rallegra la nostra unione. Abbiamo detto bene: “Sia fatta la tua volontà”. Rimarchiamo nella nostra meditazione questo aspetto da noi stessi pronunciato, pensando a tutte le volte che siamo noi, con il nostro amor proprio, a voler tenere le redini dell’andamento delle cose. No. Sia fatta la volontà di Dio. La volontà di Dio sappiamo infatti che è comunque indirizzata al nostro bene e alla nostra santificazione. Chiediamo perdono per ogni oppressione personale, per ogni imposizione imposta alla volontà di Dio rispetto al suo compimento in noi.

Ecco. Fermiamoci allora, illuminati dallo Spirito, sulla lettura del Vangelo. Non prendiamo questa sera un testo a caso. La liturgia della Messa odierna ci dà molti spunti per riflettere. Il Vangelo odierno è infatti quello che ci narra la crocifissione di Gesù, la consegna della Madre al discepolo, il colpo di lancia. In tutti e tre questi avvenimenti noi siamo, ognuno a suo modo, in qualche modo coinvolti attivamente. Preghiamo lo Spirito perché ci indichi il modo esatto in cui ciò accade. Accade adesso, anche se Gesù lo ha previsto a suo tempo per il tempo futuro. Noi siamo adesso, non allora. Siamo qui, portando con noi la contemplazione di quell’evento passato nella storia, ma vivo nella nostra meditazione. E dunque lo Spirito ci orienti in questo cammino. Letto il brano del Vangelo, diciamo insieme la sequenza allo Spirito Santo: “Vieni, Spirito Santo, manda a noi dal Cielo….”

Ora prendiamo la Coroncina del Rosario. Siamo certi che attraverso di esso, molte grazie ci saranno accordate e molte lo saranno a tante altre persone, vive o defunte. Oggi ci uniamo alla passione di Cristo attraverso la recita dei misteri del dolore. Iniziamo allora insieme la recita del S. Rosario….