Padre-figlio: un rapporto difficile per i grandi uomini biblici

Padre-figlio: un rapporto difficile per i grandi uomini biblici

CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v62), default quality

Nel contesto biblico vengono evidenziate alcune grandi difficoltà relazionali fra padre e figlio.
Si osservi ad esempio la figura di Aronne e quella di due dei suoi figli, Nadab e Abiu. Nel libro del Levitico di loro è scritto: “Ora Nadab e Abiu, figli di Aronne, presero ciascuno un braciere, vi misero dentro il fuoco e il profumo e offrirono davanti al Signore un fuoco illegittimo, che il Signore non aveva loro ordinato. Ma un fuoco si staccò dal Signore e li divorò e morirono così davanti al Signore” (Lv 10,1-2) .
Dal canto suo, il grande Samuele non potrà certo rivendicare una più gloriosa relazione con i propri figli. Sulla condotta dei suoi figli, Ioèl e Abià, il Testo Sacro riferisce che essi “non camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il lucro, accettavano regali e sovvertivano il giudizio” (1Sam 8,2). Proprio a ridosso dell’istituzione monarchica in Israele, per tal motivo, il popolo rivendica a Samuele il desiderio di un re, evocando tra l’altro, ancora, la condotta dei suoi figli: “Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non ricalcano le tue orme. Ora stabilisci per noi un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli” (1Sam 8,5).
Lo stesso sacerdote di Silo, Eli, colui al quale era stata affidata la cura e la guida del giovane Samuele, ebbe non poco a dover tribolare con la condotta dei suoi figli Cofni e Pìncas, dei quali il Testo Sacro rivela come essi fossero “uomini depravati, che non tenevano in alcun conto il Signore, né la retta condotta dei sacerdoti verso il popolo” (1Sam 2,12). Pur consapevole della depravazione dei propri figli, Eli tentò di mascherare l’evidenza dei fatti, senza intervenire con vera autorità paterna, come osserva ancora il Testo Sacro: “Gli veniva all’orecchio quanto i suoi figli facevano a tutto Israele e come essi si univano alle donne che prestavano servizio all’ingresso della tenda del convegno” (1Sam 2,22), meritando così il castigo divino e la conseguente morte per loro (2,34).
E che dire della relazione che il grande re Davide ebbe con i suoi figli, in particolare con Assalonne ed Adonia? L’uno, Assalonne, cercò di usurpare il trono paterno, spingendosi addirittura a tentare di mettere a morte suo padre (2Sam 15,7ss.), pur non riuscendo nella sciagurata intenzione. L’altro, Adonia, ostacolò con tutte le proprie forze la scelta paterna della successione del regno a Salomone, sino ad autoproclamarsi re in sua vece, all’insaputa dello stesso Davide (cfr. 1Re 1,18), pur fallendo poi nell’impresa e pagando con la vita, per ordine dello stesso fratellastro Salomone, tale iniziativa (1Re 2,25).
Lo stesso Roboamo, figlio di Salomone, trascurando il consiglio degli anziani fedeli a suo padre ed assecondando piuttosto quello di giovani suoi amici d’infanzia, fece di fatto scaturire il grande scisma in Israele, ottenendo per sé unicamente la fedeltà delle tribù di Giuda e Beniamino (cfr. 1Re 12).
Si potrebbero citare diversi altri casi ed eventualmente argomentare con un maggiore approfondimento i vari contesti intrafamiliari presenti nella Bibbia, pur tuttavia ciò basta per evidenziare quanto alcune grandi personalità bibliche, stimate dal popolo e gloriose nelle proprie imprese, rivelino grandi difficoltà in ordine all’educazione filiale ed alla relazione con i propri figli, soprattutto maschi.
(FGS – La Casa di Miriam Torino – Studi)

(Nella foto: Angelika Kaufmann, Natan accuses David)
www.lacasadimiriam.altervista.org