Agostino – Introduzione all’esposizione sui Salmi

 

 

Sant’Agostino – Enarrationes in Psalmos –

(Vol. 1, tr. it. a cura di Mons. Edamo Logi, Ed. Cantagalli, Siena 1931)

 

 

– Dall’Introduzione, pp. 3-5

[… ] I Salmi mettono in fuga i demoni, e chiamano gli Angeli in nostro aiuto. Sono scudo di difesa nei terrori della notte, sollievo nelle fatiche della giornata; tutela ai fanciulli, ornamento ai giovani, sollievo ai vecchi, decoro il più bello per la donna.

Portano il fervore della vita nelle città deserte; sono scuola di sobrietà; primo elemento di virtù ai principianti, incremento ai già avviati, stabile fermezza ai perfetti; la gran voce armonica di tutta la Chiesa.

I Salmi coronano la bellezza delle solennità, addolciscono la tristezza del cuore, che cerca Dio. I Salmi sanno far scaturire le lacrime anche da un cuore di pietra. Canto degli Angeli, i Salmi sono il profumo spirituale degli Eserciti celesti. O istituzione infinitamente sapiente del Maestro ammirabile che è Dio, per cui, nell’atto stesso che sembra siamo intenti solo a cantare, siamo altresì ammaestrati di ciò che si riferisce al bene dell’anima, e vien comunicata alle nostre menti la dottrina che risponde alle maggiori necessità. E come per incanto è fugato dai nostri cuori tutto ciò che di violento o di aspro vi fosse a caso penetrato. Al contrario, quelle cose che abbiamo accolto con dolcezza e con amore, non so come avvenga che si fissano e si uniscono in modo stabile nell’intelletto e nella memoria.

Che cosa, poi, non può impararsi dai Salmi? E v’è forse grandezza di virtù, norma di giustizia, decoro di pudore […] od altro bene immaginabile che non scaturisca dalla dottrina dei Salmi? La conoscenza esatta di Dio, tutto l’apparato delle profezie relative al Cristo venturo, la speranza della comune resurrezione, il timore dei supplizi, le promesse di gloria, la rivelazione dei misteri; tutti quanti i beni, in una parola, vi si trovano come nascosti ed accumulati in un grande comune tesoro. E quantunque svariati siano gli strumenti musicali, nondimeno il profeta denominò questo libro dal Salterio, quasi a significare, mi sembra, che esso ammaestra per la voce dello Spirito Santo i misteri superiori della grazia divina. Infatti, si dice anche noi che, fra gli strumenti musicali, questo è il solo che trae i suoi suoni dall’alto, poiché la cetra o la lira hanno nelle parti inferiori il bronzo o il timpano, donde risulta ed ha risonanze il plettro. Il Salterio invece trae le sue armonie dalle parti più alte che lo compongono. Anche per questo particolare siamo dunque ammaestrati ad occuparci delle cose superiori, che sono al di sopra di questo mondo, e ad evitare le debolezze e le miserie della carne. E ritengo pure che con questo sistema di insegnamento ci venga indicato con maggiore profondità, e con la forma stessa dello strumento musicale, come coloro, che sono diligenti, ben disposti e di buoni costumi, trovino facilmente la via diretta al cielo […]

 

 – La Casa di Miriam –