Due eventi distinti nella narrazione della guarigione del servo e del figlio del centurione e di un ufficiale di Erode

Matteo, Luca e Giovanni raccontano due eventi distinti quando narrano la guarigione del servo e del figlio del centurione e di un ufficiale di Erode

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Quelle così evidenti diversità narrative presenti in Matteo, Luca e Giovanni nel racconto della guarigione del servo/figlio del centurione, possono giustamente farci pensare a due episodi – e dunque a due guarigioni distinte. Non vi sono, infatti, solo delle differenze nella forma del racconto, ma nel suo stesso contenuto. In Matteo l’uomo va da Gesù – e quando questi dice di voler andare a casa sua a guarire il suo “servo” – egli dice la famosa frase: “Non son degno che tu vieni nella mia casa”. In Luca, invece, l’uomo dice di non aver nemmeno avuto il coraggio di andare lui stesso incontro a Gesù. Ma fin qui, si possono ancora individuare degli elementi unitivi nei due racconti. In Giovanni, invece, la cosa è totalmente diversa. Il malato non è un “servo”, ma “il figlio” di quell’uomo. E il padre va direttamente da Gesù, ma anziché dire – come in Matteo – “non son degno che tu vieni nella mia casa”, inversamente invita Gesù a casa sua a guarire suo figlio. E Gesù pone in evidenza come “se non vedete segni e prodigi, voi non credete”. In Giovanni, quindi, la scena è totalmente distinta da Matteo e da Luca: si sta chiaramente parlando di un episodio diverso, di una guarigione totalmente diversa per modalità e destinatario. Amen

 

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