“Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno” (Mt 17,24; cf. Mc 9,29) –

“Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno” (Mt 17,24; cf. Mc 9,29) –

Jesus teaching from a boat by Carl Schmidt on artnet

Questo versetto di Matteo è tanto eloquente quanto misterioso, se non altro per come compare, in molte traduzioni messo tra parentesi od omesso del tutto. Nel parallelo di Marco esso compare di nuovo, ma con “il digiuno” a sua volta tra parentesi o posto solo in nota al testo.

Dalla critica testuale sappiamo perché ci siano queste esplicitazioni testuali, non essendo questo versetto presente in alcuni manoscritti significativi, quindi non unanimemente condiviso dai copisti maggiori dei Vangeli. Tuttavia non è in alcun modo posto in dubbio dalla critica testuale che, dinanzi ad un esorcismo molto complesso (data la condizione dell’esorcizzato) sia accaduto che alcuni discepoli di Gesù non siano stati capaci di ottenere la liberazione e che essi, dopo l’esorcismo operato da Gesù stesso, gli abbiano chiesto come mai essi non ci siano riusciti. E Gesù – al di là delle possibili sue esattisime parole che non conosciamo ancora (e che la critica testuale sta ancora cercando di contestualizzare), ha di certo fatto intendere almeno due cose ai suoi discepoli:

– 1. Non tutti i demoni sono identici tra loro, nel loro potere e nei loro effetti sulle anime

– 2. Non è perciò sempre identica – in chi è incaricato di esorcizzare – la possibilità di successo su di essi. In taluni casi specifici, infatti – come quello in questione, è necessario un investimento spirituale assai maggiore, e questo è dato – che se ne dica – dall’intensità, dall’umiltà e dalla continuità della preghiera.

A volte pensiamo di pregare chissà quanto e chissà quanto bene, quando invece, dinanzi alle prove che il diavolo ci pone, non riusciamo a venir via in alcun modo dalla sua oppressione. La preghiera conosce sempre una condizione di possibile superamento e di miglioramento qualitativo. Il digiuno, in questo senso, non è altro che un supplemento volontario, una forma nobile (per l’impegno che chiede) di preghiera più intensa e circostanziale. Dove non arrivano la mente o le labbra, talvolta vi arrivano la rinuncia, l’astinenza e la penitenza. E il demonio trema dinanzi a questo. L’intelletto è infatti più facile da confondere della volontà umile e penitente: l’intelletto può avere una invisibile vanità che il cuore umile e “digiunante” non ha mai. E questo, ancora, spaventa anche il più facinoroso dei demoni.

Umiltà e preghiera, in fondo, Gesù ce le ha insegnate continuamente e a sua volta le ha mostrate lui per primo, dal digiuno nel deserto al deserto spirituale del Getsemani. Sino agli eventi della passione. Quindi al di là della forma testuale esatta, Gesù ci insegna come si vinca il demonio anche nei casi più infestati.

Amen

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