Maria di Ágreda

Maria di Ágreda

Maria di Agreda
Dal libro di Laurentin R. – Debroise F. M., “Indagine su Maria”
tit. or. “La vie de Marie d’après les révélations des mystiques”, Mondadori, Milano 2011, pp. 15-20

“È nel 1627, a 25 anni, che iniziano le rivelazioni. Attraversata dal dubbio sul valore delle sue ispirazioni, sulla sua capacità di scrivere e sulla conformità al disegno divino, resiste per dieci anni “agli ordini così spesso ripetuti del Cielo, e alle dolci violenze che mi ha fatto per vincere i miei rifiuti interiori”.
I suoi dubbi erano fomentati dalla caccia, ai suoi tempi, contro gli illuminados, che fece dubitare perfino san Giovanni della Croce e limitò l’espressione di santa Teresa d’Avila e di sant’Ignazio di Loyola. Nel 1637, Maria di Ágreda inizia “la prima volta a scrivere questa storia divina”. Precisa che la materia che tratta è “al di sopra dello spirito umano”, e deve portare alla conclusione “che una causa superiore ne è il principio, e che non vi è che lo Spirito divino che ne ha dettato le concezioni e le verità sublimi che essa racchiude”. Riceve, “con pienezza e chiarezza”, queste “comunicazioni” principalmente dalla Vergine Maria alle feste mariane e in altre occasioni. Esse riempiono la sua anima “di una luce celeste e di una dottrina divina”. Gesù le precisa peraltro che vuole, per suo tramite, svelare i misteri che riguardano sua madre. Le ordina di scriverli secondo le istruzioni che riceverà e aggiunge: “Te li dichiarerò, te li mostrerò”.
Gesù le dichiara e le mostra quanto deve scrivere per palesare la vita di sua madre. Riceve quindi contemporaneamente parole e visioni. Maria di Ágreda testimonia: “In questi stati spirituali e nella chiarezza di questa stessa luce, incontravo e vedevo la Regina stessa, Madre e Vergine, quando mi parlava; e gli angeli, la loro natura e la loro eccellenza […]. Talvolta in Dio, e talvolta in se stessi”.
Questa autoanalisi risulta corretta se confrontata con le parole di altri veggenti. Maria di Ágreda è in uno stato “altro”, che descrive come spirituale. Ha sicuramente delle visioni globali della Vergine, ma non precisa se queste visioni le mostrano gli avvenimenti. Quando vede degli angeli lo fa in forma figurata, secondo l’immaginario cristiano. Ma bisogna anche dire che a complemento dello stesso verbo vedere, lei percepisce gli angeli nella “loro natura e la loro eccellenza”. La sua percezione di questi esseri puramente spirituali non è visiva. La sua opera alterna racconti della vita di Maria e commenti “che lei più volte mi ordina di scrivere, in modo che io li concepisca, e che lei me li detterà e me li insegnerà”.

Agreda
Maria di Ágreda distingue chiaramente gli episodi della vita di cui ha una percezione visiva, senza precisarlo prima, e i commenti che le vengono dettati e insegnati dalla Vergine. Ma non precisa che cosa è parola e cosa visione (dichiarazioni e scene sensibili). Spiega così: “Spesso la Vergine mi ordina di scrivere nel modo in cui concepisco”. Maria le comunica il senso ma le lascia la sua libertà di scrittrice, secondo un principio di sussidiarietà. Maria di Ágreda controlla bene i modi e le sfumature dei suoi stati spirituali, mistici e carismatici, nella sua libera varietà.
Un confessore occasionale le fa bruciare la prima stesura dell’opera scritta nel 1637, poiché “le donne nella santa Chiesa non devono assolutamente scrivere”, ma il confessore ordinario della comunità le impone di riscriverla. Cosa che fa l’8 dicembre 1655, “festa dell’Immacolata Concezione”, superando rifiuti, conflitti e tentazioni intense. Finisce “di scrivere per la seconda volta questa divina Storia” cinque anni dopo, il 6 maggio 1660, giorno dell’Ascensione, che ha per titolo “La mistica città di Dio” (La Mistica Ciudad de Dios).
Maria di Ágreda è in questo momento “più disposta a scrivere i misteri ricevuti”, poiché al tempo della prima stesura “le tentazioni e le paure erano state così grandi, le tempeste che mi agitavano così eccessive […] la luce così abbondante […] che la lingua non poteva esprimere tutto”.
La seconda stesura fu accompagnata da una anamnesi (vivificazione del ricordo) e non da una nuova rivelazione. “Le dottrine erano così profonde, e i misteri così rivelati”, che decide di scrivere un libro per meglio esplicitare queste nuove illuminazioni e approfondimenti. Non ha avuto il tempo di farlo.
L’opera di Maria di Ágreda si compone di otto libri, suddivisi in tre parti: “I primi quindici anni della Regina del cielo” (libri 1-2), “Tutta la vita di nostro Signore Gesù Cristo e […] quello che la nostra divina Regina fece” (libri 3-6), e il resto della sua vita “fino alla sua incoronazione nella gloria” (libri 7-8).
Questa “fu una dolorosa passione e una croce per la sua autrice”, registra il tribunale dell’Inquisizione (verbale, domande 45 e 58). Maria di Ágreda spiega: “L’Altissimo ha crocifisso il mio cuore durante tutta la mia vita con una continua paura che non posso esprimere, e che è causata dall’incertezza in cui mi trovavo, non sapendo se ero sul buon cammino, se perdevo la sua amicizia o se godevo della sua grazia”.
Questa è una classica difficoltà fra i santi e i mistici di alto livello: ciò che hanno ricevuto oltrepassa ogni espressione e tutto ciò che scrivono sarà inadeguato rispetto all’avvenimento come ai disegni di Dio. La mistica città di Dio è stata pubblicata per la prima volta nel 1670. Fu tradotta in francese e pubblicata tra il 1695 e il 1715, edizione riprodotta in copia anastatica da Téqui.

Indagine su Maria

ASPETTI SPECIFICI
Come abbiamo visto, Maria di Ágreda ha distrutto dietro ordine del suo confessore la prima stesura dell’opera del 1637, dieci anni dopo la rivelazione. La seconda stesura, compensatrice e riparatrice, è stata fatta vent’anni dopo, dal 1655 al 1660.
Non dobbiamo ingigantire le deformazioni generate dalla lunghezza del tempo trascorso tra rivelazione e stesura: numerosi veggenti, come Lucia di Fatima per esempio, non hanno potuto scrivere che molto tempo dopo la loro visione, e l’hanno fatto con decisione e senza cancellature. Il fenomeno è ancora più evidente per Madame R., della quale ho curato il diario. Non ne voleva sapere di scrivere, malgrado le richieste del suo direttore e di Cristo stesso che percepiva. Quando riuscì infine a farlo, per obbedienza, tutto venne di getto e il manoscritto pubblicato è senza cancellature.
Per contro, nei suoi consigli a Maria Valtorta, Gesù fa questa critica straordinariamente pertinente e penetrante di Maria di Ágreda:
“Vi è chi desidera sapere qualcosa sull’incognita della Ágreda. Chi ha sciupato l’opera veramente santa di Maria di Ágreda? La fretta degli uomini. Questa ha suscitato attenzioni e asti. Ha obbligato ad un rifacimento della parte descrittiva da parte della illuminata. Per la parte istruttiva sopperì lo Spirito ed è uguale nel suo insegnamento. Questo rifacimento a che portò? A grande sofferenza, fatica e turbamento nell’illuminata e a corruzione della magnifica opera primitiva.
Ogni descrittore e profeta è schiavo del suo tempo. Mentre scrive, mentre vede (parlo di chi scrive per volere di Dio), scrive descrivendo esattamente, anche contro il suo modo di vedere, consono ai tempi. Si stupisce, per esempio, di non vedere questo o quello o di notare oggetti e forme di vita diverse da quelle del suo tempo, ma le scrive come le vede. Dovendo invece ripetere tutta una serie di visioni senza più vederle, dopo scorrere di tempo dalle visioni avute, cade e ricade nella propria personalità e nei sistemi del suo tempo. E i futuri, poi, restano sgomentati da certe linee troppo umane nel disegno di un quadro di Dio.
La d’Ágreda cadde così, nella parte descrittiva, in fronzoli di umanesimo spagnolesco, facendo della santa ristrettezza di vita di mia Madre e della sublime sua creazione alla terra e del suo regnare in Cielo un fastello di rutilanti pompe da Corte dei Reali di Spagna nel più pomposo evo che mai sia stato. Tendenza di spagnola, e spagnola del suo tempo, insinuazioni di altri che, per essere spagnoli, e di quel tempo, erano portati a vedere, sognare, pensare, trasportare nell’eterno e nel soprannaturale quello che era il temporaneo e l’umano, hanno infronzolato le descrizione di quegli orpelli che sciupano senza dare onore.
Grande errore imporre certi rifacimenti! La mente umana! Perfetta e imperfettissima, non può ripetere una cosa, e specie un lavoro di questo genere e questa mole, senza cadere in errore. Involontari, ma ledenti ciò che era perfetto perché illuminato da Dio”.
Ci si può domandare se queste parole di Gesù a Maria Valtorta non riflettessero ciò che lei stessa pensava e ripeteva a sua volta. Insomma, per l’errore del direttore ingiusto che le ha fatto bruciare la sua vera “vita”, ricevuta dall’alto, Maria di Ágreda ha dovuto ricostruire faticosamente, a memoria, dei ricordi lontani nello stile dell’epoca, secondo l’usanza della corte di Spagna. Da lì tre difetti: un linguaggio artificialmente ricomposto, una abbondanza di sovrastrutture, con aggiunte inutili del meraviglioso.
Tuttavia, l’esposizione chiara, metodica, quasi “cartesiana” nella sua dimostrazione di Maria di Ágreda seduce il lettore. Si tratta di una vita di Maria adatta all’insegnamento ed alla spiritualità.
In Maria di Ágreda, le “catechesi” della Vergine Maria si impongono particolarmente, più ancora dei commenti della veggente sui dati conosciuti del Vangelo. Sono portatrici di un senso spirituale profondo e fruttuoso che, spiega la Vergine Maria alla veggente: “Nei secoli passati alcuni dei misteri che mi riguardano si sono successivamente manifestati; ma la pienezza di questa luce ti è stata comunicata […] affinché gli uomini cerchino la salvezza eterna per mia intercessione”.
Julio Campos, nel Dictionnaire de la spiritualité, nota giustamente a questo riguardo: “Tra gli insegnamenti di Maria di Ágreda sull’Immacolata Concezione, l’Assunzione, la corredenzione, la mediazione universale, la regalità, sul ruolo di madre e maestra che adempie la Vergine Maria nei confronti della Chiesa, alcuni sono stati in seguito confermati dogmaticamente”.

Fonte: La Casa di Miriam Torino

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