San Cirillo e la sua lettera a Nestorio sulla divinità di Cristo e sulla vera maternità di Maria ***

San Cirillo e la sua lettera a Nestorio sulla divinità di Cristo e sulla vera maternità di Maria ***

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“Così si può affermare che, pur sussistendo prima dei secoli, ed essendo stato generato dal Padre, Egli è stato generato anche secondo la carne da una donna; ma ciò non significa che la sua divina natura abbia avuto inizio nella santa Vergine, né che essa avesse bisogno di una seconda nascita dopo quella del Padre (sarebbe infatti senza motivo, oltre che sciocco, dire che colui che esisteva prima di tutti i secoli, e che è coeterno al Padre, abbia bisogno di una seconda generazione per esistere); ma poiché per noi e per la nostra salvezza, ha assunto l’umana natura in unità di persona, ed è nato da una donna, così si dice che è nato secondo la carne. Non dobbiamo pensare, infatti, che prima sia stato generato un uomo qualsiasi dalla santa Vergine, e che poi sia disceso in lui il Verbo: ma che, invece, unica realtà fin dal seno della madre, sia nato secondo la carne, accettando la nascita della propria carne.

Così, diciamo che egli ha sofferto ed è risuscitato, non che il Verbo di Dio ha sofferto nella propria natura le percosse, i fori dei chiodi, e le altre ferite (la divinità, infatti non può soffrire, perché senza corpo); ma poiché queste cose le ha sopportate il corpo che era divenuto suo, si dice che egli abbia sofferto per noi: colui, infatti, che non poteva soffrire, era nel corpo che soffriva. Allo stesso modo spieghiamo la sua morte. Certo, il Verbo di Dio, secondo la sua natura, è immortale, incorruttibile, vita, datore di vita; ma, di nuovo, poiché il corpo da lui assunto, per grazia di Dio, come dice Paolo, ha gustato la morte per ciascuno di noi, si dice che egli abbia sofferto la morte per noi. Non che egli abbia provato la morte per quanto riguarda la sua natura (sarebbe stoltezza dire o pensare ciò), ma perché, come ho detto poco fa, la sua carne ha gustato la morte. Così pure, risorto il suo corpo, parliamo di resurrezione del Verbo; non perché sia stato soggetto alla corruzione – non sia mai detto – ma perché è risuscitato il suo corpo […]”.

 

Allo stesso modo, confesseremo un solo Cristo un solo Signore; non adoreremo l’uomo e il Verbo insieme, col pericolo di introdurre una parvenza di divisione dicendo ‘insieme’, ma adoriamo un unico e medesimo Cristo, perché il suo corpo non è estraneo al Verbo, quel corpo con cui siede vicino al Padre; e non sono certo due Figli a sedere col Padre ma uno, con la propria carne, nella sua unità. Se noi rigettiamo l’unità di persona, perché impossibile o indegna (del Verbo), arriviamo a dire che vi sono due Figli: è necessario, infatti definire bene ogni cosa, e dire da una parte che l’uomo è stato onorato col titolo di figlio (di Dio), e che, d’altra parte il Verbo di Dio ha il nome e la realtà della filiazione. Non dobbiamo perciò dividere in due figli l’unico Signore Gesù Cristo. E ciò non gioverebbe in alcun modo alla fede ancorché alcuni parlino di unione delle persone: poiché non dice la Scrittura che il Verbo di Dio sì è unita la persona di un uomo ma che si fece carne. Ora, che il Verbo si sia fatto carne non è altro se non che è divenuto partecipe, come noi, della carne e del sangue: fece proprio il nostro corpo, e fu generato come un uomo da una donna, senza perdere la sua divinità o l’essere nato dal Padre, ma rimanendo, anche nell’assunzione della carne, quello che era”.

(SECONDA LETTERA DI CIRILLO A NESTORIO)

 

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