Nota su uno studio del teologo Bruno Forte

Nota su uno studio del teologo Bruno Forte

MDR

Il maschilismo paternalistico e la maternità divina – di Francesco Gastone Silletta – “Circola Voce” – Trimestrale d’informazione religiosa – Anno 2 – n. 7 – Copyright Edizioni La Casa di Miriam – Torino

“In una cultura umana in cui, come osservava in un suo studio il teologo Bruno Forte, ‘anche grammaticalmente è il maschile a prevalere’ (Cfr. Forte B., “Maria, la donna icona del mistero”, 1ª ed., San Paolo, Cinisello Balsamo 1989, p. 19), possiamo avvicinarci alla comprensione del Dio Creatore, del Padre provvidente, proprio come ‘a quel Dio così materno che conosce la tenerezza e ha sempre sotto gli occhi la sua creatura, perché l’ha disegnata sul palmo della mano’ (Id., L’essenza del Cristianesimo, Mondadori, Milano 2002, p. 66).
Senza ostacolare la sollecitudine alla salvaguardia della tradizione della Chiesa, espressa nelle parole di Joseph Ratzinger, secondo cui ‘madre non è un titolo di Dio, non è un appello con cui rivolgersi a Dio. Noi preghiamo così come Gesù, sullo sfondo della Sacra Scrittura, ci ha insegnato a pregare, non come ci viene in mente o ci piace…’ (Ratzinger J., Gesù di Nazareth, Rizzoli, Milano 2007, p. 171), risulta possibile, per una intrinseca connaturalità di approccio al divino, relazionarsi al Dio-Trinità come ad un ‘padre-madre nella tenerezza e nel perdono’ (Forte B., L’essenza del Cristianesimo, op. cit., p. 67), proprio perché è ‘di questo padre-materno che ha bisogno il cuore dell’uomo’ (Ivi, p. 25).
La prospettiva di Bruno Forte appare più un accorato appello antropologico che non un facile entusiasmo trinitario. La sua posizione riflette una ponderatezza metodologica che la salvaguarda dal puro slancio ideologico di una certa teologia femminista, secondo cui ‘si esige una nuova figura rivelatrice, per riparare l’ingiustizia di una salvezza dovuta ad un Dio esclusivamente maschile ed al suo Figlio’ (Id., Maria, la donna icona del mistero, op. cit., p. 23).
Bruno Forte, piuttosto, sembra suggerire una nuova consapevolezza nel credente, ovvero che ‘tutti abbiamo bisogno di un padre-madre nell’amore, che liberi dalla prigionia della solitudine’ (Id., L’essenza del Cristianesimo, op. cit., p. 19).
Del resto la Trinità non muta, ma la cultura sì. E l’uomo è anche la sua cultura. Per questo i tempi, la storia, sembrano propizi, anche se lentamente, per l’oltrepassamento di una antropologia precaria di matrice aristotelica ( – la donna come ‘maschio mancato’ – ), che ha indotto a considerare la donna come ‘il rovescio della realtà, il negativo rispetto al positivo, il lato debole del mondo rispetto alla forza ed alla consistenza del maschile: virgo è stata rapportata a vir, come l’ombra alla luce’ (Id., Maria, la donna icona del mistero, op. cit., p. 23).
Se una ‘ribellione’ a questo fenomeno storico può effettivamente indurre a delle cadute dogmatiche e a degli inciampi antropologici (cfr. ad esempio una certa comprensione del femminile in L. Boff), tuttavia rimane viva la sollecitudine rispetto ad uno sbilanciamento maschilista nella comprensione del divino non eccessivamente argomentata dallo stesso Magistero, perlomeno fino all’avvento di (san) Giovanni Paolo II (emblematici in questo senso sono alcuni scritti di questo Papa come ad esempio: “Lettera alle donne”, “Mulieris dignitatem”, “Familiaris consortio”, ed in generale tutta la sua catechesi intorno al concetto di “Uomo e donna lo creò”, passando per la sua concezione del femminile intrinseca alla sua stessa formazione filosofico-morale (“La donna è per natura più casta dell’uomo” – in ‘Amore e Responsabilità’)”.
Sessificare ad ogni costo, ‘maschilizzandola’ linguisticamente e teologicamente, la paternità divina, costituisce una perversione piuttosto che non una progressione nella comprensione del Dio-Amore. In questo senso, forse, Bruno Forte parla di Maria come ‘icona eterna, femminile, del Padre’, dove ‘la maternità si offre come un dare la vita, fontale e permanente, che non conosce condizioni o riserve, perché è vissuta nella gratuità più totale’ (Id., Maria, la donna icona del mistero, op. cit., p. 23).
Così come Romano Guardini rispetto alla modernità, anche Bruno Forte rispetto alla post-modernità ha un preciso condizionamento culturale, ‘contro’, ma anche ‘dentro’ cui elabora le proprie idee. Ed è una cultura dell’imperialismo maschilista che lo porta ad affermare: ‘La donna, il soffio vitale, l’ispirazione segreta, è la vera madre di tutto ciò che è umano… il riflesso della sorgente eterna e inesauribile di ogni esistere’ (Ivi, p. 227) o ancora: ‘La maternità è la tenerezza di Dio, Dio parla attraverso la donna’ (Ivi, p. 229).
Ci sentiamo allora di poter condividere l’appello di Bruno Forte alla rivalutazione della figura della donna nella prospettiva della reciprocità, elaborato peraltro entro un contesto di comunione e non di rottura, per quanto talvolta determinate comunioni siano proprio il postulato di grandi rotture […].
(Francesco Gastone Silletta – “Circola Voce” – Trimestrale d’informazione religiosa – Anno 2, n° 7, Aprile 2016)
Edizioni La Casa di Miriam – Tel. 340-5892741
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