Esempi di come la Madonna a Medjugorje evidenzi certe cose senza dirle direttamente

Esempi di come la Madonna a Medjugorje evidenzi certe cose senza dirle direttamente, ma ne sottolinei la realtà attraverso l’esortazione a fare l’opposto

 

Se si osserva la testualità “pura” dei messaggi di Medjugorje, ossia se si considerano i testi dei messaggi di per se stessi, senza condizionamenti correlati a fattori esterni, come ad esempio chi sia il veggente che li abbia trasmessi, la sua storia personale, il contesto nel quale siano stati diffusi e molti altri fattori ancora, si può riscontrare come l’emittenza, la voce che “parla” dentro questi messaggi e che noi riconosciamo essere quella della Madonna, dia dei riferimenti operativi attraverso una modalità di comunicazione tutt’altro che banale. Esiste addirittura, pensiamo di poter affermare, una “credibilità” intrinseca a questo suo linguaggio a tal punto simile a quella (pur risicata e minimale) riportata nei Vangeli in riferimento alla Madonna da poter quasi non avere dubbi che, oggettivamente, colei che a Medjugorje appare e comunica con i veggenti sia la stessa Vergine Maria. Prendiamo un esempio evidente, traendolo dal Vangelo di Giovanni, prima di arrivare al messaggio odierno (2 aprile 2018, ndr.) dato dalla Vergine a Medjugorje. Nel famoso racconto dello sposalizio di Cana, infatti, “finalmente” sentiamo parlare la madre di Gesù, e ciò avviene in due momenti e con due diversi interlocutori. Il primo momento ha una natura evocativa ed al contempo “negativa”, cioè esprimente una carenza oggettiva, quella del vino: “Non hanno più vino” – fa presente la madre a suo Figlio Gesù. Il secondo momento ha invece una natura “imperativa” ed al contempo “positiva”, cioè esprime una sollecitazione all’azione in termini di possibilità, non di negazione: “Fate ciò che vi dirà” – dice ai commensali.

Ecco, proprio questa seconda espressione della Vergine rivolta a Cana presenta delle similitudini strutturali a nostro avviso palesi con alcune sue direttive proposte oggi nel messaggio di Medjugorje. “Fate ciò che vi dirà”, infatti (lasciamo da parte, qui, un inutile appello alla forma greca di questa espressione), al contempo esorta verso una direzione operativa e sottintende una possibilità inversa, il “non” fare, anzi, sembra presupporla allo stato attuale delle cose che, appunto, la sua sollecitudine materna è destinata a compensare.

Nel messaggio odierno di Medjugorje, ci pare avvenire lo stesso processo dialettico: dire di fare delle cose, proporre determinati percorsi, sottintendendo, al contempo, la loro non presente o comunque non piena attualizzazione contemporanea. Facciamo degli esempi concreti tratti dal messaggio stesso. Dice la Madonna:

  • […] Pregate che vedano in voi umiltà decisa e bontà, disponibilità a servire gli altri.
  • […] Che vedano che voi vivete col cuore la vostra vocazione nel mondo, in comunione con mio Figlio.
  • […] Dovete pregare molto e purificare i vostri cuori, in modo che siate voi i primi a camminare sulla via di mio Figlio;
  • […] Dovete essere uniti nella comunione che scaturisce da mio Figlio.

Si tratta di quattro “esortazioni-imperative” che la Vergine, con assoluta dolcezza ma al contempo fermezza comunicativa, propone ai suoi “apostoli”. Se analizzate a fondo, tuttavia, ognuna di esse sembra evidenziare, proprio attraverso una “positività” dialettica, l’attualità della sua negazione:

  • L’assenza in noi, per esempio, di “umiltà decisa e bontà”, della “disponibilità a servire gli altri”.
  • L’assenza in noi di una attuale profondità di cuore nel vivere la nostra vocazione in comunione con suo Figlio.
  • L’assenza in noi di un cuore veramente puro che ci permetta di essere noi stessi, per primi, coloro che seguono la vera via di suo Figlio.
  • L’assenza in noi (e forse questo è il punto più grave) di una vera unità nella comunione che scaturisce da suo Figlio.

Quattro “assenze”, dunque, che la Vergine evidenzia oggi indirettamente e che non possono, anche solo a livello formale, non evocare in noi quella primordiale assenza, così apparentemente materiale, del vino dei commensali di Cana. Il modo di parlare della Vergine, in questo messaggio odierno (che tuttavia si ripete costante in moltissimi altri messaggi) ci pare evidenziare proprio questa sua “tecnica comunicativa”, se possiamo chiamarla così, di evidenziare un problema attraverso la proposta pratica della sua soluzione, senza citare espressamente l’oggettività del problema stesso. Un modo di parlare che, a nostro avviso, riguarda un cuore di Madre.

Francesco G. Silletta – Centro Studi Medjugorje “Perla”

Edizioni Cattoliche e Cenacolo “La Casa di Miriam” 24h

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