“Digrignavano i denti contro di lui (Stefano)” – Il fenomeno somatico del “bruxismo”

The Stoning of Stephen – Drive Thru History®

“Digrignavano i denti contro di lui (Stefano)” – Il fenomeno somatico del “bruxismo” (dal verbo greco “βρύκειν”, brukein) – I demoni fanno così contro i santi testimoni di Cristo

Nella prima lettura della S. Messa mattutina odierna (non quella serale vespertina), l’attenzione è catalizzata sulla figura di santo Stefano, che oggi la Chiesa ricorda. Il racconto tratto dagli Atti degli Apostoli è estrapolato con versetti non consecutivi, per sintetizzare in qualche modo la vicenda del martire Stefano in pochi versetti. Emerge tuttavia all’attenzione di un ascoltatore attento, un particolare – fra i vari – che riguarda l’atteggiamento fisiologico/emotivo degli accusatori del santo e che, come sappiamo, culmina nella sua lapidazione. Essi, dice ad un tratto il narratore, “All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui (At 7,54)” L’atteggiamento di “digrignare i denti”, da un punto di vista estetico e somatico, è significativo di una intolleranza somatizzata nei riguardi di qualcuno, che si avverte come insopportabile nemico personale. Letteralmente, dal greco, l’espressione “digrignavano i denti” è resa con “ἔβρυχον τοὺς ὀδόντας” (traslitterato: “ebruchon tus odontas”). Somaticamente la scena esprime un atteggiamento a metà fra il mordersi (inglese: to bite) nervosamente le labbra e, appunto “digrignare”, cioè stringere con ira i denti stirando le guance e assumendo uno sguardo furioso. Questo atteggiamento produce una inevitabile salivazione involontaria, tipica di un incontrollato riflesso somatico. Questo atteggiamento in italiano è chiamato “bruxismo”, proprio dal verbo greco “βρύκειν” (brukein), che esprime la natura di questo fenomeno: stridere i denti, contraendo la muscolatura Ora, osservando il testo degli Atti, ciò che ha fatto scaturire questo atteggiamento “collettivo” negli avversari di Stefano non è stata tanto la sua testimonianza in generale dell’operato di Dio nella storia (perché molto lungo è il discorso di Stefano e comprende i grandi interventi salvifici di Dio nella storia d’Israele), bensì specificatamente quel suo riferimento al Giusto (il Cristo), preannunciato dai quei profeti sempre perseguitati lungo la storia. Il nome di Gesù, cioè, in quanto Giusto e Signore, fa scatenare l’ira dei suoi ascoltatori, tanto più quando poco dopo, ancora, Stefano dice di vederlo attualmente, in visione, alla destra di Dio. Questo è l’elemento scatenante la sua lapidazione. Dietro questa furia umana, che conduce una moltitudine di gente a scagliarsi congiuntamente contro una persona sola, vi è la mozione satanica. L’atteggiamento di digrignare i denti è uno tra i vari fenomeni somatici attraverso i quali l’esorcista, in molti casi, riconosce una presenza diabolica in un soggetto che a lui è presentato, proprio dinanzi al pronunciamento del nome di Gesù, della sua opera di Redenzione o, come nel caso di Stefano, anche di coloro che in qualsiasi modo ne hanno testimoniato la venuta e l’opera. Il perdono che Stefano invoca sui suoi uccisori (perché tali sono divenuti coloro che inizialmente erano puri accusatori) è molto emblematico anche per noi. Esso infatti pone la vittima in un atteggiamento di totale unione al Cristo, dinanzi al quale l’avversario, pur eventualmente “uccidendo il corpo”, non può nulla relativamente alla pace ineffabile della sua anima, custodita da Cristo Redentore. In Stefano, dunque, si compie perfettamente non solo la supplica di perdono per i propri avversari (umani) impetrata dal Crocifisso morente, ma anche l’avvertenza di Cristo riguardo alla necessità di non temere “quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna” (Mt 10,28). Il fatto che qualcuno “digrigni i denti” contro di noi che professiamo la verità di Cristo, in tal senso, non deve in alcun modo né sorprenderci, né tantomeno spaventarci, ma renderci lieti, perché ci rende intimamente uniti a Cristo e a quanti per lui hanno saputo offrire una testimonianza efficace, anche a costo della propria vita. Amen

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