“Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere” (Sal 26,2)

“Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere” (Sal 26,2)
 
 
La fede è rappresentata, nel suo fondamento di conoscenza ed abbandono nelle mani di Gesù, nelle parole di questo salmo. Il rimando alla scena del Getsemani, dove circondato dai suoi nemici, Gesù disse “Chi cercate?”, facendoli improvvisamente retrocedere e cadere (Gv 18,4-5), deve essere per noi motivo di intuizione della continuità che attraversa l’economia biblica, da un punto di vista testuale, ma soprattutto l’esperienza umana, da un punto di vista esistenziale.
Credere in Gesù Cristo significa che i lupi possono essere tanti, ma nessuno di loro può farci alcunché se Cristo è con noi. “Alcunché”, nel senso di qualcosa che in qualche modo possa separarci dalla relazione d’amore con lui. San Paolo rende questo concetto attraverso la nota espressione del “chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?” (Rm 8,35s.).
La forza della persuasione paolina, tuttavia, deve essere colta integrandola alla luce della narrazione giovannea, in cui Gesù per primo domanda “Chi cercate?”.
Si può infatti rispondere in due maniere a questa interrogazione che Gesù ci pone vedendo che siamo in cerca di lui.
La prima, sul modello dei due primi discepoli cui il Maestro pone la medesima domanda (Gv 1,38), volge all’affidamento completo a lui, pur magari in una condizione intellettuale non ancora pienamente matura, come appunto nel caso di quei due discepoli che lo seguono per vedere dove abiti il Maestro. E tuttavia è una sequela innocente, pura, vera, finalizzata alla comunione con lui ed all’ascolto del suo insegnamento.
La seconda, invece, è la sequela di quanti “congiurano, tendono insidie, spiano i miei passi per attentare alla mia vita” (Sal 56,7), coloro che solo a vederli, uno stramazza (Gb 41,1).
In base ai due ordini di sequela di Gesù, allora sarà diverso anche l’ordine della non-separazione da lui annunciata da Paolo attraverso il “Chi ci separerà?”.
Nel caso del primo ordine di sequela, infatti, nulla davvero è in grado, tanto di spirituale come di corporale, di scalfire l’unità fra noi e Cristo, poiché totalmente immersi nel suo amore, adeguandoci a lui con la totalità di noi stessi.
Nel secondo ordine di sequela, invece, sono gli stessi atti applicati rispetto a Gesù a separarci, e in maniera definitiva, da lui. Assalire il Giusto comporta infatti essere a propria volta assaliti dall’ingiustizia ed ivi giacere inermi senza alcuna possibilità di salvezza. Poiché appunto la giustizia è stata rinnegata e non è stato compreso l’agire del Signore (cfr. Sal 27,5)
Amen
 
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