San Paolo VI e San Bonaventura: un commento

Da un bellissimo commento di San Paolo VI all’opera di San Bonaventura, L’itinerario della mente a Dio:

“[…] Itinerario: pare a noi di scoprire in questo stesso titolo un movimento dello spirito ricercatore, conforme al gusto inquieto e progrediente della cultura contemporanea, la quale, sì, si propone la ricerca, ma spesso lungo i sentieri del sapere speculativo della filosofia e della teologia, facilmente si stanca e si arresta a determinate stazioni, quasi fossero ultime e supreme, mentre l’Itinerario, rivolto alla meta che sola può compensare la fatica dell’aspro e lungo cammino, prosegue verso il termine sommo della divina Verità, la quale coincide con la divina Realtà. L’Itinerario di San Bonaventura riconosce il valore delle tappe intermedie, che segnano la scala del nostro sapere, ma esso tende a più alta ascensione, sempre mettendo in atto lo sforzo sia sperimentale, che logico del pensiero, assecondando così le esigenze innate d’una pedagogia sensibile e razionale e spirituale, quale anche la migliore scuola del nostro tempo può apprezzare.

E poi l’itinerario, confortato dall’illuminazione agostiniana, che aveva incoraggiato l’ascensione del quaere super nos, finalmente giunge alle soglie del Mistero infinito; né qui si arresta, ma prosegue, non più salendo, ma in altra direzione, quasi in discesa, tracciando una nuova via, quella dell’interiorità dello spirito umano, dove Cristo, luce ed alimento, procede nelle regioni dell’anima, verso una nuova e non meno ardua ricerca, non più fuori, nelle creature, ma dentro di noi, rivolta sempre, com’è, alla ineffabile Presenza di Dio, che mediante la grazia ha fatto dell’anima sua nuova e mistica dimora.

Questo il sentiero che Frate Bonaventura ha felicemente compiuto, e che sapientemente ripropone anche all’uomo moderno: l’Itinerarium mentis in Deum, che porti al rifacimento dell’uomo dal di dentro e lo spinga a rinnovato accesso a Cristo nostro Signore.

Abbiamo detto: itinerario percorso e proposto da Frate Bonaventura.

Sì: di « Frate Bonaventura », perché ci sembra che sia questo appellativo, non meno di quello prestigioso di Cardinale, a qualificare la sua vita e il suo messaggio.

In realtà, in maggior grado di altri personaggi religiosi sorti nella santa Chiesa, egli condivise l’avventura del suo Ordine nato da poco, al quale molto dette dopo averne molto ricevuto. E seppe stabilire un permanente contatto esistenziale col Fondatore, dal quale trasse ispirazione ascetica e genio ecclesiale, e del quale divenne quasi coscienza pensante. A tal fine, egli si recò nei luoghi dove S. Francesco era nato, vissuto e morto, per ricostruire e trasmettere la verità autentica della sua vita […]”

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