Dove c’è obbedienza, c’è unità

Dove c’è obbedienza, c’è unità

Dove l’obbedienza arriva al dono di sé per un altro, allora l’unità è perfetta intimità, poiché integrativa della volontà “obbedita” e della volontà obbediente.
E se l’obbedienza è lieta nella sua accettazione, volontaria nella sua espressione e libera nella sua attuazione, l’unità è gioia immensa, armonia ineffabile di volontà.
Questo per ridimensionare certe “teologie dell’abbandono” che, alla luce del grido del Crocifisso: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”, elaborano teorie di separazione-allontanamento, addirittura di opposizione fra il Padre e il Figlio al momento della crocifissione.
La ragione umana, tuttavia, deve fermarsi dove l’obbedienza ne precede il flusso. Una sua ostinata prosecuzione, infatti, ha come conseguenza la frattura di quell’unità perfetta sopraccitata e la creazione di vie succursali disgiuntive, che appartengono unicamente al pensiero dell’uomo, non alla verità di Gesù Cristo.
Amen

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