I. de la Potterie “Maria nel mistero dell’alleanza” – alcune riflessioni

(I. de la Potterie, Maria nel mistero dell’alleanza, Marietti, Genova 1988, un estratto dalle pp. 15-30, tr. it.)

Prima del Concilio, la venerazione a Maria era, in effetti, troppo isolata dall’insieme della fede cristiana. Maria si trovava, per così dire, a fianco del Cristo. Non era sempre evidente che Maria non ha significato che in funzione del mistero del Cristo.  […]
Sempre di più gli esegeti si sono rivolti verso questa figura veterotestamentaria della Figlia di Sion per l’interpretazione dei testi su Maria, soprattutto nei vangeli di Luca e di Giovanni.

L’idea fondamentale di tutta la Bibbia è che Dio vuole stabilire un’alleanza con gli uomini. Dall’inizio alla fine, dai primi profeti fino all’Apocalisse, questa alleanza è descritta attraverso l’immagine del matrimonio. In quanto unione tra l’uomo e la donna, il matrimonio serve da simbolo fondamentale dell’alleanza: Dio è lo sposo e Israele la sposa.

Secondo la formula classica dell’alleanza, Dio dice a Israele: “Sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio” (Ez 36,28). Questa formula esprime l’appartenenza reciproca del popolo a Dio e di Dio al suo popolo. Gli israeliti possono dunque dire a buon diritto: “Egli è il nostro Dio e noi il suo popolo”.

Con tutta probabilità, i canti che sono riuniti negli otto capitoli del Cantico dei Cantici erano in origine delle canzoni d’amore che celebravano l’amore di un giovane e di una giovane in Israele. La tradizione giudaica ha riconosciuto in esse un simbolo della relazione di amore tra Jahvè e il suo popolo. Molto presto anche la tradizione cristiana ha ripreso questo canto per celebrare la relazione tra il Cristo e la sua Chiesa. Fino all’Apocalisse troviamo dei riferimenti, se non al testo del Cantico, almeno al tema dell’alleanza e al simbolo delle nozze.

Ma c’è anche una interpretazione mariana del Cantico dei Cantici, soprattutto a partire dal Medioevo.

Von Balthasar ha sviluppato questo tema con una grande acutezza e con una penetrazione eccezionale. Egli ha saputo misurare con precisione e profondità ineguagliate il significato della donna nell’opera della salvezza. Egli scrive: “La differenza indistruttibile tra il Cristo e la Chiesa, prefigurata ma non ancora realizzata nella differenza tra Jahvè ed Israele, getta una luce decisiva sulla vera reciprocità tra l’uomo e la donna”.

L’idea fondamentale di Von Balthasar è che il piano originale del disegno della salvezza concepito da Dio era quello di una coppia simbolica. Con questa immagine davanti a lui, Dio creò l’uomo e la donna, affinché essi rappresentassero e preparassero, nella loro relazione reciproca, la coppia finale e archetipica del Cristo e della Chiesa. Questa relazione d’alleanza tra Dio e l’uomo rivela, inoltre, il senso profondo del matrimonio.

Nella simbologia della Figlia di Sion sono stati rappresentati i tre aspetti principali del mistero del popolo di Israele, che diventerà il mistero di Maria. Essa è in primo luogo la Sposa di Jahvè, e attraverso questo diviene anche la Madre del popolo di Dio (Madre Sion); ma essa è ugualmente la Virgo Sion, la Vergine Israele, aspetto certo più sconcertante e meno accentuato, che però mantiene anche esso la sua importanza in relazione all’alleanza.

  1. La sposa di Jahvè

Questo tema ritorna frequentemente nell’Antico Testamento, soprattutto nella letteratura profetica. Nella storia del popolo di Dio le relazioni di amore di Jahvè e di Israele si alternano tra fedeltà e infedeltà. La fidanzata amata diventa una prostituta, ma quando si pente essa è sempre di nuovo accolta nell’amore del suo sposo

Paolo dice ai Corinzi: “Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo” (2Cor 11,2). … Qui ritroviamo il tema della gelosia di Dio. Paolo prova nei confronti di Corinto una sorta di gelosia divina, perché egli non può sopportare che i suoi cristiani siano infedeli al loro Signore. E’ la gelosia dell’apostolo, che sa di essere responsabile della purezza della loro fede e della loro fedeltà al Signore. Se essi sono infedeli, Paolo sente in sé la stessa gelosia di Dio per il suo popolo, sebbene egli non sia qui che il servitore.

Perciò la Chiesa è insieme sposa e vergine: “Io vi ho fidanzati ad un unico sposo, il Cristo, per condurvi a lui come una vergine casta.” Questi aspetti si realizzano pienamente in Maria.

Un altro testo molto importante a riguardo è Efesini 5,21-33, il testo classico di Paolo sul matrimonio, dove sviluppa il parallelo tra la vita coniugale e la relazione d’alleanza tra il Cristo e la Chiesa.

Un altro testo fondamentale è Apocalisse 19-21,  dove la Gerusalemme celeste è descritta come una sposa: “Sono giunte le nozze dell’agnello, la sua sposa è pronta” (Ap 19,7).

Se il titolo di Madre non si presenta così spesso nell’Antico Testamento, l’idea della maternità, della relazione materna della Donna Sion con i figli di Israele si incontra in esso in diversi modi.

Si trova espressa con forme particolarmente belle nel salmo 87 (86).

Nel testo ebraico, il versetto 5 è formulato come segue : “Di Sion si dirà: in essa un tale è nato”. In altri termini, ogni membro del popolo di Dio può dire: “Io sono nato a Sion”. In questo senso, Sion può essere considerata come “madre” del popolo di Dio. Ma più  tipica è la versione dei Settanta: “Madre Sion, dirà un uomo: e un uomo nacque in essa. E Lui, l’Altissimo, l’ha fondata”.

Nei testi cultuali dell’Antico Israele, ugualmente, soprattutto alla fine dell’Antico Testamento, Sion è descritta come la madre di tutti i membri del popolo di Dio. In Isaia 60 il profeta celebra lo splendore di Gerusalemme, immagine della nuova Gerusalemme della fine dei tempi, come quella di una madre raggiante.  (Is 60,1-7)

Nella tradizione giudaica questo tema ricevette talvolta sviluppi molto belli, per esempio a proposito di un versetto del Cantico dei Cantici (8,5): “Chi è costei che sale dal deserto, appoggiandosi al suo Diletto?”

Nella tradizione biblica giudaica, il tema Madre Sion si incontra dunque soprattutto sotto l’immagine escatologica della donna Sion, che chiama i suoi figli dall’esilio perché essi rientrino a Gerusalemme e formino sul monte di Sion il nuovo popolo di Dio.

Incontriamo questo tema anche nel Nuovo Testamento. Si trova in primo luogo il testo di GV: “Donna, ecco tuo figlio” (19,26). Un passo di Isaia è di grande importanza per l’interpretazione di questo versetto. Questa esegesi, certamente, non è ancora accettata da tutti. Ma la conformità fra i due testi è così netta che è quasi necessario accostarli l’uno all’altro: il testo profetico di Isaia sulla “Madre” Israele che vede i suoi figli e le sue figlie rientrare dall’esilio fa da sfondo alle parole di Gesù sulla croce. Questa Donna Sion, a cui il profeta dice: “Alza gli occhi intorno e guarda: tutti si radunano e vengono da te. I tuoi figli giungono da lontano” prefigura la Donna ai piedi della croce, a cui Gesù dice: “Donna, ecco tuo figlio”. Come vedremo più avanti, questo è per Giovanni il momento della costituzione del nuovo popolo di Dio, la Chiesa.

LA VERGINE ISRAELE.

Nella Volgata troviamo più di una volta l’espressione “Virgo Sion”

La verginità è un valore tipicamente cristiano, che comincia solo con il Cristo. Nell’Antico Testamento la necessità di rimanere vergine, per una ragazza, era una disgrazia. Era considerata come una infamia, forse addirittura come una maledizione. Si conoscono molti esempi di questo fatto.

Tuttavia vale la pena di dare uno sguardo ai testi dove si incontra la parola bethulah, “vergine”. Si possono trovare nei profeti alcune frasi in cui il termine bethulah è applicato a Israele. E’ comunque degno di nota il fatto che il carattere di “vergine” sia attribuito non soltanto a Israele, ma anche ad altri popoli. Così si incontra più di una volta l’espressione “la vergine Babilonia”. Poiché l’ideale della verginità era allora sconosciuto, non dobbiamo attenderci in questi passi profonde speculazioni teologiche: cerchiamo tuttavia di percepire con realismo le diverse risonanze del tema della verginità nell’Antico Testamento.

Nella Bibbia un popolo – qualunque esso sia: Israele, Babilonia, Egitto – è talvolta chiamato “vergine” quando, in seguito a una guerra, ha perso la sua indipendenza. E’ allora considerato come una vergine violata dal nemico. In una lamentazione su Babilonia il profeta Isaia ricorre a questa immagine:

“Giù, siediti nella polvere, vergine, figlia di Babilonia. Siediti a terra, detronizzata, figlia dei caldei. Perché si cesserà di chiamarti la dolce, la deliziosa. Prendi le mola e macina la farina! Togliti il velo, solleva il lembo della veste! Attraversa i ruscelli. Scopri la tua nudità, che si veda la tua vergogna! Io mi vendicherò e nessuno interverrà!” (Is 47,1-3).

Tutto questo non ha niente in comune con un ideale elevato; è un linguaggio vigoroso, rude, realista. Il popolo ha perduto la sua indipendenza come una donna violata ha perso il suo onore.

Tuttavia, fatto degno di nota, nel caso di Israele, quando i profeti usano l’immagine della “vergine Israele”, è sempre nel contesto dell’alleanza. Incontriamo vari esempi di questo in Geremia (18,13; 31,4.21); ma la più bella espressione è forse quella del profeta Amos:

“Ascoltate questa parola che io pronuncio su di voi, una lamentazione, casa d’Israele. E’ caduta, non si rialzerà più la vergine Israele: ella giace sul suo suolo, nessuno la rialza. Perché così parla il Signore Jahvè alla casa di Israele: la città che metteva in campo mille uomini non ne avrà che cento; e quella che ne metteva cento non ne avrà che dieci. Perché così parla Jahvè alla casa di Israele: cercate me e vivrete. Non cercate Betel, non andate a Galgala, non passate a Bersabea, perché Galgala sarà mandata in Esilio, e Betel ridotta a nulla. Cercate Jahvè e vivrete” (Am 5,1-6)

E’ un dettaglio piccolo, ma prezioso: Israele è umiliato dai suoi nemici. Come una vergine che è violata e disonorata, perché è stata infedele nei confronti del suo Dio. Come per intuizione, i profeti provano, per così dire, il sentimento che il popolo di Dio non può essere la Vergine Israele, se non nella misura in cui resta fedele alla sua alleanza con Dio. La fedeltà all’alleanza è l’amore intatto con cui la Vergine Israele aderisce al suo unico Sposo, Jahvè.

Nella scena dell’annunciazione a Maria in Luca (1,26-38) e nelle due scene giovannee in cui interviene Maria, a Cana (2,1-12) e ai piedi della Croce (19,25-27), i testi veterotestamentari sulla Figlia di Sion sono applicati qui a una donna concreta […]

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