Sacra Scrittura e verità – Da una conferenza di I. de la Potterie sulla costituzione conciliare “Dei Verbum”

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Sacra Scrittura e verità – Da una conferenza di I. de la Potterie sulla costituzione conciliare “Dei Verbum”
 
“Un uso puramente scientifico della Sacra Scrittura creava problemi teologici. Il Concilio ha rimediato a questa lacuna. La novità della “Dei Verbum” sta in questo: “Dei Verbum” indica “La divina rivelazione”, non la Bibbia: la parola di Dio è più ampia della Sacra Scrittura. Il compito della costituzione era di integrare meglio la Bibbia in quel contesto molto più ampio della divina rivelazione. Si parla della Bibbia solo dal capitolo 3; ma il primo capitolo espone cos’è “la divina rivelazione”: Dio ha parlato al suo popolo, ed ha il suo centro in Gesù, in lui si concentra tutta la storia sacra. La parola di Dio incarnata in un luogo che si chiama Gesù. Altro che fare solo un lavoro storico-critico sul testo: bisogna situare la Scrittura in un contesto molto più ampio, che è la storia della salvezza.
La novità della “Dei Verbum” è proprio inserire la Bibbia in questo contesto più ampio: primo capitolo, la rivelazione in se stessa, secondo: la trasmissione della rivelazione; terzo: l’interpretazione della divina rivelazione.
Tre aspetti principali della Dei Verbum. Il primo aspetto è al capitolo sei: La Bibbia non è solo parola umana, ma la parola di Dio che deve diventare quasi l’anima della teologia. Viene evidenziata la centralità della Parola di Dio, non più della Bibbia come libro. Questo è nuovo […]
La parola di Dio deve diventare centrale. Questo deriva dal Vaticano II. Ma cosa vuol dire? Qual è il modo di leggere la Scrittura? Si dice spesso che i biblisti mettono in crisi la fede dei credenti, perché fanno della lettura della Bibbia quella di un libro qualsiasi.
C’è un principio divino nel testo biblico. Inoltre, il rischio è anche quello di non leggere la Bibbia a livello teologico oltre che filologico. Un articolo del ‘68 di Maritain rivendica: “Lo statuto epistemologico dell’esegesi”. Cioè, che cosa significhi interpretare un testo che si dice “parola di Dio”. Uno deve alzarsi a livello della teologia, deve diventare una sapienza, non soltanto un sapere; l’interpretazione deve essere nutrita dalla fede (fides quarens intellectum). Deve cioè sussistere una dimensione teologica dell’esegesi.
La Sacra Scrittura va letta in maniera teologica all’interno della fede.
Secondo punto del Concilio è ciò che era prima il problema dell’inerranza: si diceva “la Bibbia contiene la verità, non c’è errore”. Non significa che ogni frase è esatta. Pensiamo al problema di Galileo. Il testo preconciliare (la “Divino afflante Spiritu”) diceva l’ignoranza assoluta della S. Scrittura in qualsiasi materia religiosa o profana. Ma se questo fosse vero, si ricomincia il processo a Galileo, avremmo una geografia rivelata, una scienza rivelata, una storia rivelata. La rivelazione non consiste a rivelarci le scienze umane. Dopo le varie rielaborazioni, con “l’ispirazione Dio ha rivelato la verità salvifica. La verità della Bibbia significa la rivelazione della salvezza”. Ciò non riguarda la verità delle singole frasi, ma il mistero salvifico di Dio attraverso la storia umana.
Due esempi nell’Antico Testamento: il profeta Daniele che ha le visioni celesti vede un libro chiuso e domanda all’angelo cos’è quel libro chiuso: questo è il libro della verità. Però il libro è chiuso. Il libro in cui Dio ha scritto tutto ciò che Dio vuole per gli uomini. Chi ha il permesso di aprire questo libro? Risponde l’Apocalisse: un libro chiuso con sette sigilli: chi può aprirlo? L’agnello sgozzato. Rivelare agli uomini quale è il progetto salvifico su di noi. Il nostro progetto lo troviamo in Cristo. Il mistero di Cristo apre per noi il senso ultimo della nostra vita. La verità vuol dire che tutti i libri della Bibbia ci rivelano il progetto di Dio.
Secondo esempio. Nel libro della Sapienza si legge: Al giudizio finale ci saranno i buoni e i cattivi, i giusti e i peccatori e quanti hanno posto in vita tutta la loro fede in Dio comprenderanno il mistero della fede. Nel Nuovo Testamento si dice che la Verità è Gesù Cristo. Gesù non è soltanto un uomo qualsiasi che si rivela a noi come unigenito del Padre. La legge è stata data per mezzo di Mosè, ma dopo Mosè alla pienezza dei tempi è venuto Gesù Cristo (la grazia della verità). Dunque per Giovanni Gesù Cristo è l’uomo della storia nel quale si rivela verticalmente la rivelazione che viene da Dio, ma anche la speranza messianica come avvenimento.
La verità nella Bibbia: l’evento storico del trascendente in eventi umani. Non possiamo eliminare il fatto della verità della Scrittura, dove Dio ci parla nella storia sacra e tutto è orientato alla conoscenza della salvezza. Leggere la Bibbia nello Spirito, secondo l’ispirazione biblica è la grande novità del Concilio: “Leggere nello stesso spirito nel quale è stata scritta”; da lì seguono tre cose: tener conto del contenuto dell’unità di tutta la Scrittura, perché c’è uno Spirito che unisce tutto. Secondo, dobbiamo leggere la Bibbia nella viva tradizione della Chiesa, che deriva dallo Spirito di Dio; tener conto dell’analogia della fede (un quadro unico del messaggio di Dio per noi).
Balthasar ha scritto “L’aspetto sinfonico della verità”, un grande concerto, l’armonia della fede. Tutto ciò che dice la Bibbia deve concorrere all’unità della fede cristiana […]”
 
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