“Sulla bellezza della contemplazione” – Da una lettera di Guigo il Certosino,

“Sulla bellezza della contemplazione” – Da una lettera di Guigo il Certosino, cap. X:

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“[…] Non temere, o sposa, non disperare, non crederti disprezzata se per un po’ di tempo lo Sposo ti sottrae il suo volto. Tutto ciò coopera al tuo bene (cfr. Rm 8,28) e tu trai vantaggio sia dalla sua venuta, sia dal suo allontanamento. Egli viene per te e si allontana per te. Viene per consolarti, si allontana per prudenza, perché tu non monti in superbia per la grandezza della consolazione (cfr. 2Cor 12,7), perché se lo Sposo fosse sempre con te, tu non abbia a disprezzare le tue compagne e ad attribuire questa consolazione, non alla grazia, ma alla natura. Invece questa grazia viene data dallo Sposo quando e a chi vuole, non la si possiede quasi fosse un diritto ereditario. Un proverbio popolare dice che un’eccessiva familiarità genera disprezzo. Egli si allontana dunque, perché, se troppo assiduo, non venga disprezzato, se assente venga maggiormente desiderato, se desiderato venga più avidamente cercato, se a lungo cercato venga infine con più gioia trovato. Inoltre, se non venisse mai meno questa consolazione, la quale, rispetto alla futura gloria che si rivelerà in noi, è confusa e parziale, forse riterremmo di «avere quaggiù una città stabile e andremmo meno in cerca di quella futura» (cfr. Eb 13, 14). È dunque perché non riteniamo patria l’esilio e premio la caparra, che lo Sposo ora viene, ora s’allontana, ora portando la consolazione, ora «mutandola interamente in un giaciglio di dolore» (cfr. Sal 40,4). Per un po’ ci permette di gustare quanto sia soave, e prima che l’abbiamo gustato pienamente si sottrae; e quasi volando sopra di noi ad ali spiegate ci stimola a volare, come se dicesse: Ecco, avete gustato per un po’ quanto io sia soave e dolce, ma se volete saziarvi pienamente di questa dolcezza correte dietro di me, nell’odore dei miei profumi, elevate i vostri cuori fin dove io sono alla destra di Dio Padre. Ivi mi vedrete «non come in uno specchio, in maniera confusa, ma a faccia a faccia » (1Cor 13,12), «e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia» (Gv 16, 22-23). (Guigo il Certosino, Lettera sulla vita contemplativa, cap. X)

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