Von Balthasar, dal libro Cordula, il caso serio

Von Balthasar, dal libro Cordula, il caso serio

 
“La croce è l’autoglorificazione dell’amore di Dio nel mondo. Lo si può comprendere soltanto se si riflette con fede sull’avvenimento nascosto della croce: portando tutti i peccati – e ciò lo precipita nella più oscura delle notti – l’amore eterno si pone nelle tenebre estreme dell’abbandono di Dio, per dimostrare, nella estrema debolezza, di essere più forte di tutta la colpa del mondo. Non soltanto la morte corporale, ma anche l’esperienza di ciò a cui porta il peccato viene subita come una manifestazione dell’amore eterno e quindi della vita eterna; l’estrema involontarietà nell’esperienza della sofferenza (all’inchiodamento fisico corrisponde l’incatenamento spirituale, molto più terribile) rimane funzione di una estrema volontarietà: “Per questo il Padre mi ama, perché io do la mia vita, per riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: la do da me. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla” (Gv 10,17-18). Il potere di dare implica il potere di riprendere. Non c’è alcuna incertezza che il Figlio risorgerà; morte e risurrezione non sono che due facce di uno stesso avvenimento d’amore; la gloria, che diviene visibile a Pasqua, è già presente nella gloria velata del venerdì santo, così come la colonna di Dio nel deserto poteva apparire ora oscura ed ora luminosa, poiché la gloria è appunto l’amore di Dio che si glorifica dinanzi a tutto il mondo. L’amore ha in se stesso la propria ricompensa […]”
(H.U. von Balthasar, Cordula, ovvero il caso serio)
 
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