Sulla divina rivelazione – da una conferenza di I. de la Potterie

Sulla divina rivelazione – da una conferenza di I. de la Potterie:
 
“Con il Concilio c’è stata una svolta importante. Molti ancora oggi non sanno in cosa consista la novità della Dei Verbum (1965) rispetto a quell’enciclica (la “Divino afflante Spiritu, 1943). Ratzinger nel ’68 ha scritto un articolo in cui poneva la domanda: ‘Per quale motivo quando negli anni sessanta si preparava il Concilio hanno pensato una costituzione sulla rivelazione? Perché dopo vent’anni si cominciava a vedere nella Chiesa cattolica quali problemi creava il metodo storico critico nell’esegesi, non per condannarlo. Un uso puramente scientifico della Sacra Scrittura creava problemi teologici. Il Concilio ha rimediato a questa lacuna. La novità della Dei Verbum sta in questo: Dei Verbum indica “La divina rivelazione”, non la Bibbia: la parola di Dio è più ampia della Sacra Scrittura. Il compito della costituzione era di integrare meglio la Bibbia in quel contesto molto più ampio della divina rivelazione. Si parla della Bibbia solo dal capitolo 3; ma il primo capitolo espone cos’è la divina rivelazione: Dio ha parlato al suo popolo, ed ha il suo centro in Gesù, in lui si concentra tutta la storia sacra. La Parola di Dio incarnata in un luogo che si chiama Gesù. Altro che fare solo un lavoro critico-storico sul testo, bisogna situare la scrittura in un contesto molto più ampio che è la storia della salvezza […]”.
 
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