Psiche e vita nel Vangelo

Psiche e vita nel Vangelo
GT
Interessante l’uso greco del termine “ψυχή” (psiche) per esprimere la “vita” nella famosa espressione di Gesù letta oggi nella liturgia domenicale (19 giugno 2016):
 
“Chi vorrà salvare la propria vita (τὴν ψυχὴν), la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (9,24).
 
Diversamente dall’italiano, il greco offre diverse maniere per esprimere il concetto di “vita”, a seconda della latitudine entro cui lo si voglia contestualizzare. E il fatto che tutti e tre i Sinottici, ma anche a modo suo Giovanni, nella sua versione di 12,25, optino per il termine “ψυχή” (psiche) è indicativo di una profondità singolare di questa stessa “vita” evocata da Gesù nei termini di un “perdere/salvare”. Soltanto all’uomo, in questo contesto, essa può essere riferita: non è una “vita” comune a tutti i viventi, ma un principio vivente riservato all’uomo, il quale può disporre di questa vita secondo una prospettiva di donazione/offerta oppure di ritenzione/trattenimento proprio per un previo e singolare ordine di riferimento alla propria vita: l’autocoscienza di essere un vivente, intrinseca a lui solo nel creato.
 
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