Predestinazione e predestinazionismo

Are You Like the Five Wise Virgins? / — Things a Handicapped Man Ponders...

Una cosa è il “predestinazionismo”, un’altra cosa, molto diversa, è la “destinazione previa” (o più semplicemente “predestinazione”) di ogni anima rispetto all’amore di Dio in Cristo.

Il predestinazionismo, propriamente detto, infatti (che ha una origine stoica nei suoi princìpi), di fatto vincola e restringe l’umano agire ad una elezione/valutazione dell’umano già realizzata anticipatamente dal disegno divino (o dalla deità in genere), fra eletti e dannati, fra giusti e colpevoli, fra salvati e perduti. In tal senso, ogni disposizione umana libera, di natura morale, è di fatto vincolata a questa anticipata elezione e non risulta perciò efficace e fruttuosa in termini assoluti.

Tutta un’altra cosa è la destinazione previa a se stesso (predestinazione) che Dio infonde nella creatura umana sin dalla sua stessa creazione (nota è a riguardo l’espressione paolina del “in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà” (Ef. 1,4-6). Se anche qui si parla di “predestinazione” (gr. προορίσας), essa non allude affatto ad una scelta discriminatoria di Dio fra le sue creature umane, le quali non avrebbero dispensazione alcuna, in tal senso, rispetto ad essa. Il fatto che Dio ci abbia prescelti, infatti, non vincola in alcun modo – in senso paolino (e cristiano) la nostra adesione a lui e la possibilità di acquisire dei meriti dinanzi alla sua santità.

Si capisce dunque come “predestinazione” possa applicare un senso di “inutilità” al buon agire morale, oppure, inversamente, motivarlo e produrlo con efficacia maggiore, purché tale “predestinazione” sia intesa in senso “vocativo” e non esclusivista.

Amen

 

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