Il “fiat” del Discepolo Amato

Il “fiat” del Discepolo Amato – di Francesco G. Silletta
(Dal libro “Amato perché amante” – Edizioni La Casa di Miriam – € 37)
 
 
“Anche il Discepolo Amato ha pronunciato un giorno il proprio “fiat”. Non in ossequio ad un annuncio angelico, ma alla consegna materno-filiale del Crocifisso: “Ἰδοὺ ἡ μήτηρ σου.” (Ecco tua madre- Gv 19,27a).
Poteva rifiutare, il Discepolo, una simile consegna? Avrebbe mai potuto rispondere: “Maestro, non ora, non mi sento all’altezza”? – Sì, avrebbe potuto. Poiché quel suo “sì”, soltanto intrinsecamente annunciato dalla narrazione evangelica ma con una forza tutta particolare (” ἔλαβεν ὁ μαθητὴς αὐτὴν εἰς τὰ ἴδια” – Il Discepolo l’accolse nella sua casa – 19,27b), ha una fortissima dipendenza volitiva, sorge cioè dalla pura volontà del Discepolo, non solo da una soggezione rispetto all’autorità di Colui che un tale incarico poneva sulle sue spalle. Il Discepolo ha cioè voluto, e voluto profondamente, obbedire al Maestro-Crocifisso, attraverso una piena accettazione, una vera “accoglienza” della Madre in seno alla propria vita, ha cioè disposto totalmente il proprio cuore all’ordine della figliolanza nei suoi riguardi.
Ecco perché nella relazione materno-filiale non esiste nulla di scontato, né è possibile anteporre il simbolico-tipologico allo storico dell’evento. Ai piedi della croce, infatti, vi era un uomo, non un simbolo. Il suo personale “fiat”, non è ancora, non può essere ancora il “fiat” di tutta la Chiesa nei secoli futuri. Occorre dare all’uomo storico ciò che gli appartiene. A quell’uomo, a quel Discepolo, quindi al suo carattere, alla sua psicologia, alla sua volontà, al suo modo di percepire le cose, alla sua fede: in sintesi, alla sua storia personale il carattere fortissimo di una affermazione cosciente: io voglio, io accetto, io mi sottometto non solo alla tua volontà di Signore, ma a quella materna in quanto suo proprio figlio.
Del resto la Madre non avrebbe potuto essere accolta in un contesto storico, e lo ripetiamo ancora, differente da questo. Neppure la Madre aveva infatti alcuna obbligazione coercitiva rispetto alla sua maternità, né poteva “farsi accogliere” da qualunque ordine di esistenza. No. Il Discepolo Amato, nella sua perfetta adesione personale al disegno salvifico del Maestro, ha anteposto la maternità alle esigenze più intime della propria libertà umana, e si è fatto figlio, ne ha accettato il carico, pur dolce, pur vero, pur meraviglioso e nonostante questo assolutamente esigente, dal momento che esso veniva istituito attraverso la morte, e la morte in croce, del suo amatissimo Maestro, l’amico-amato Gesù …”
 
“Amato perché amante. Il Discepolo Amato come personaggio in migrazione” – di Francesco G. Silletta – Edizioni La Casa di Miriam – € 37 – Nelle principali librerie di settore – Studi teologici
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