Sant’Agostino e il corpo

“SANT’AGOSTINO E IL CORPO” – Argomento su cui una certa pastorale parla sempre meno, trattando quasi esclusivamente tematiche sociali e spesso pure a sfondo tornacontistico
 
 
“Ingannano pertanto se stessi coloro che ritengono sia sufficiente non fare a nessuno quello che non vorrebbero fosse fatto a loro e si corrompono in una vita di lussuria in modo che, si può dire, tentino di fare contro Dio quello che non vorrebbero fosse fatto contro di loro da un uomo: essi infatti non vorrebbero certo che qualcuno rovinasse la loro casa, ma essi con la loro cieca e miserabile dissolutezza distruggono proprio quella casa di Dio che è in loro, sordi alla voce dell’Apostolo che dice: ‘Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui, perché santo è il tempio di Dio che siete voi’ (1Cor 3,16-17). Nessuno si inganni: non si può credere di poter continuare a conservarsi innocenti nei riguardi degli altri mentre si fa del male a se stessi fino a restare privi della presenza di Dio e a venir puniti da Dio vendicatore. Chi si abbandona alla sfrenatezza dei rovinosi piaceri non solo cessa di essere tempio di Dio, ma diventa un cumulo di rovine tra cui abitano tristi demoni: e a questi comincia a rivolgere suppliche e a rendere onore. E` scritto: ‘Così alla fine quell’uomo si trova in condizioni peggiori di prima’ (cfr. Lc 11,26). È ancora l’apostolo Pietro che rivolge il suo ammonimento a voi che il seme immortale ha rigenerato: prima egli vi aveva messi in guardia contro i perversi desideri di male che portano gli uomini a fare quello che non vorrebbero fosse fatto a loro; poi vi mette in guardia dai turpi piaceri illeciti della carne e dagli empi sacrilegi: con questi non vengono danneggiate altre persone, perché non viene fatto ad altri quello che non si vorrebbe per sé, ma poiché si disubbidisce a Dio, al quale tutto deve essere sottomesso, viene fatto proprio al Signore dei signori quello che nessuno vorrebbe fosse fatto a sé dai propri servi. Questo dunque è l’insegnamento di Pietro: ‘Poiché dunque Cristo ha sofferto nel suo corpo, anche voi fortificatevi con i suoi stessi sentimenti’ (1Pt 4,1).
Chi è morto nella carne non ha più legami con il peccato, non è più schiavo delle passioni umane, ma vive il resto della sua vita mortale seguendo la volontà di Dio. Basta con il tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo: vizi, malvagi desideri, ubriachezze, orge, bagordi, e nel vergognoso culto degli idoli (cfr. 1Pt 4,1-3). Davvero è finito il tempo dedito alle spregevoli opere del peccato, così come è finito il tempo della schiavitù in Egitto. Ormai il Mar Rosso, cioè il Battesimo consacrato dal sangue di Cristo, ha fatto cadere il faraone, ha fatto perire gli egiziani (cfr. Es 14,26-28): voi non avete da temere nulla dai peccati del passato, quasi fossero nemici che vi inseguano alle spalle. D’ora innanzi impegnatevi a procedere attraverso il deserto di questa vita per giungere alla terra promessa, alla Gerusalemme celeste che è la terra dei viventi. Badate che il vostro cuore, che si può dire il vostro palato interiore, non perda il gusto della parola di Dio, provando fastidio di essa come fu per la manna, e non rimpiangete i cibi del tempo dell’Egitto (cfr. Nm 11,4-6) mormorando contro i celesti alimenti che vi sono ora donati. Non datevi alla fornicazione, come fecero allora alcuni dei vostri padri, e non imitateli tentando Cristo, come essi tentarono Dio (cfr. Es 17,1-7). Se, assetati della fede dei pagani, incontrerete l’amarezza della loro resistenza, come quella delle acque che Israele non riuscì a bere (cfr. Es 15,23), imitando la pazienza del Signore e immergendo, per così dire, il legno della croce (cfr. Es 15,25) nella vostra amarezza, questa vi diventerà dolce. Con la medesima medicina della croce potrà esser vinta la tentazione del serpente qualora vi morda: basterà guardare il serpente innalzato (cfr. Nm 21,8), segno del trionfo sulla morte che è stata vinta nella carne del Signore. Se l’avversario amalecita tenterà di ostacolare e impedire il vostro cammino, vincetelo con il medesimo segno della croce (cfr. Es 17,8-13), tenendo stese le braccia supplici con perseveranza. Siate cristiani genuini e autentici, non imitate quelli che sono cristiani solo di nome e non si manifestano tali nella vita […]”
(SANT’AGOSTINO, Discorso 353, 3.2; 4.2)
 
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