Un testo di san Giovanni Damasceno sull’esistenza di Dio, dalla sua opera “La fede ortodossa:

Un bellissimo testo di san Giovanni Damasceno sull’esistenza di Dio, tratto dalla sua opera “La fede ortodossa:

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“[…] che Dio esiste non è messo in dubbio da coloro che accolgono la sacre Scritture, e cioè l’Antica e la Nuova Alleanza, e neanche dalla maggior parte degli Elleni. Infatti, come abbiamo detto, la conoscenza che Dio esiste è stata seminata in noi naturalmente da Dio. Ma dopo che la cattiveria del maligno ebbe tanta forza contro la natura dell’uomo e spinse alcuni al più stolto abisso della perdizione e peggiore di tutti i mali, e cioè il dire che Dio non esiste – e il sacro interprete Davide manifestò la loro demenza affermando: «Lo stolto disse nel suo cuore: “non c’è Dio” (Sal 13,1) – invece da parte loro i discepoli e apostoli del Signore, ammaestrati dal santissimo Spirito e operando segni divini per mezzo della sua grazia e potenza, con la rete dei miracoli li trassero vivi dall’abisso dell’ignoranza e li elevarono alla luce della conoscenza di Dio. Similmente anche i loro successori nella grazia e nella dignità, pastori e maestri, avendo ricevuto la grazia illuminante dello Spirito, con la potenza dei miracoli e con la parola della grazia illuminarono coloro che erano nelle tenebre e fecero ritornare gli erranti. Ma noi che non abbiamo ricevuto il carisma dei miracoli né quello dell’insegnamento, e ci siamo resi indegni con l’attaccamento ai piaceri, dopo aver invocato il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo orsù esponiamo su quest’argomento poche cose fra quelle che ci sono state tramandate dai rivelatori della grazia. Tutte le cose sono o create o increate. Se sono create, certamente sono anche mutevoli: infatti queste cose, che hanno iniziato il loro essere dal cambiamento, sono comunque soggette ad esso o per corruzione o per alterazione volontaria. Ma se sono increate, secondo il principio della consequenzialità logica certamente sono anche immutabili: infatti le cose il cui essere è reciprocamente contrario hanno contraria anche la determinazione del come essere, e cioè le proprietà. E quindi, chi non ammetterà che tutte le cose che ricadono sotto la nostra sensazione – ma anche gli angeli – si mutano, si alterano e si muovono in molti modi? Da parte loro gli esseri spirituali – gli angeli, io dico, le anime e i demoni – per scelta, e cioè sia per il progresso nel bene sia per l’allontanamento da esso, sia tendendo in alto sia declinando: e, dall’altra parte, gli altri esseri per la generazione e per la corruzione, per l’accrescimento e per la diminuzione, per la variazione quantitativa e per il movimento spaziale. Dunque, essendo mutevoli, certamente essi sono anche creati. Essendo creati, certamente sono stati anche prodotti da qualcuno. Ma, a sua volta, è necessario che colui che li produce sia increato. Infatti, se anche egli fosse stato creato, certamente sarebbe stato creato da qualcuno, finché non giungiamo a qualcosa che non sia stato creato. Quindi il creatore, essendo increato, certamente è anche immutabile. E che cos’altro potrebbe essere questo, se non Dio? E anche la stessa compagine della creazione, la sua conservazione e il suo governo ci insegnano che esiste Dio, il quale ha costituito insieme tutto questo, e lo mantiene unito, lo conserva e sempre vi provvede. Infatti, come le nature reciprocamente contrarie, e cioè quelle del fuoco e dell’acqua, dell’aria e della terra, avrebbero potuto concorrere scambievolmente per il compimento di un unico mondo, e come potrebbero rimanere senza sciogliersi, se una potenza onnipotente non le avesse composte insieme e non le conservasse sempre indissolubili? Che cosa è ciò che ha disposto in ordine le cose celesti e quelle che sono sopra la terra, e quelle che sono in aria e quelle sott’acqua, ed anzi – ancora di più – le cose che sono prima di queste e cioè il cielo, la terra, l’aria e la natura del fuoco e dell’acqua? Che cosa le ha mescolate e distinte, che cosa le ha messe in moto e ne guida il movimento incessante e libero? Non è stato <è stato>forse l’artefice di queste cose, che ha anche posto in tutte il principio secondo cui tutto l’insieme è portato e diretto? E chi è l’artefice di esse? Non forse colui che le ha fatte, conducendole all’essere? Infatti non potremo assegnare tale potenza all’automatismo. Del resto, concediamo pure che il nascere sia dell’automatismo: ma di chi è il disporle in ordine? E concediamo anche questo, se sembra opportuno. Ma di chi è il curarle e custodirle conformemente ai princìpi secondo cui esistettero in principio? Chiaramente, di un’altra cosa al di là dell’automatismo. E questo, che cos’altro è se non Dio? […]

(San Giovanni Damasceno, De fide ortodoxa, tr. it. Fazzo V., Città Nuova, Roma 1998pp. 57-60)

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