“Verso di lui verranno, coperti di vergogna, quanti fremevano d’ira contro di lui” (Is 45,24) – Meditazione alla Casa di Miriam per l’incontro di venerdì 15 febbraio 2019

“Verso di lui verranno, coperti di vergogna, quanti fremevano d’ira contro di lui” (Is 45,24) – Meditazione alla Casa di Miriam per l’incontro di venerdì 15 febbraio 2019
 
 
Nelle lodi mattutine di oggi ci è stata data l’occasione di meditare su questo passo di Isaia, che può farci molto riflettere su quello che è il progetto di Dio rispetto alla storia e la destinazione ultima dell’uomo. Il carattere profetico di questo versetto ricorda, per struttura e forma, la profezia che il narratore, nel quarto Vangelo, rielabora contestualmente al profeta Zaccaria: “Volgeranno lo sguardo verso colui che hanno trafitto” (Gv 19,37).
La somiglianza di struttura è data dalla proclamazione di un atto di ordine cinetico, “andare verso qualcuno”, sia in senso esplicito, cioè del muovere i propri passi in quella direzione, sia in senso implicito, cioè del muoversi attraverso lo sguardo. In entrambi i casi questa cinetica è espressione di un movimento di ritorno rispetto appunto a qualcuno che ora si scorge di nuovo, verso cui ora nuovamente si tende, ma con una prospettiva dinamica inversa rispetto alla precedente. L’opposizione che Isaia propone fra ciò che accadeva “prima” in colui che ora “si muove” verso il medesimo termine (Dio) e “dopo”, data appunto dalla sua attualità di ritorno, è simile, seppure con toni più giustizialisti, a quella giovannea di quanti volgono lo sguardo rispetto a colui che in precedenza avevano, certo, “guardato”, ma secondo tutta un’altra disposizione spirituale, ossia quella del poterlo trafiggere.
Benedetto XVI, riflettendo sul brano di Gv 19,7, afferma che “sulla Croce è Dio stesso che mendica l’amore della sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ognuno di noi. L’apostolo Tommaso riconobbe Gesù come “Signore e Dio” quando mise la mano nella ferita del suo costato. Non sorprende che, tra i santi, molti abbiano trovato nel Cuore di Gesù l’espressione più commovente di questo mistero di amore. Si potrebbe addirittura dire che la rivelazione dell’eros di Dio verso l’uomo è, in realtà, l’espressione suprema della sua agape. In verità, solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebbrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti” (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2007, 21 novembre 2006).
Qui possiamo anche noi, oggi, in questa nostra meditazione, arricchirci di quanto una evidente, volontaria e strutturale opposizione dialettica inserita tanto nella profezia isaiana che in quella giovannea (ereditata a sua volta dal profeta Zaccaria), sussista in realtà una esortazione a scoprire ciò che ivi soggiace: la possibilità che un primo atto cinetico “contro” possa rivelarsi il preludio di un atto nella medesima direzione, ma questa volta nella prospettiva di chi rende lode al medesimo soggetto del proprio precedente disprezzo.
Non spaventiamoci, per questo, se talvolta sentiamo delle strane percezioni avverse a quanto riteniamo che Dio, in suo Figlio Gesù, stia attualmente operando per noi. Non ossessioniamoci di non avere fede in lui quando sperimentiamo una presente mancanza di condivisione del suo amore viva in noi. Si tratta di fasi spirituali che possono servire, se analizzate alla luce dello Spirito, non necessariamente in senso dialettico-distruttivo, ma propositivo: venire ad un più grande amore per Gesù Cristo, ad una sua più profonda glorificazione, proprio passando da alcuni apparenti abissi della nostra fede.
Amen.
 
Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam 24h
Piazza del Monastero, 3 – Torino