Sul timore come principio della Sapienza

Sul timore come principio della Sapienza (da un documento della Commissione Teologica Internazionale)***

WORD FOR THE DAY-27SEP16 | Living Waters

Nell’Antico Testamento il messaggio centrale della teologia della sapienza appare tre volte: «Principio della sapienza è il timore del Signore» (Sal 110,10; cfr Pr 1,7; 9,10). Alla base di questa affermazione è l’intuizione dei saggi d’Israele che la sapienza di Dio opera nella creazione e nella storia e che chi comprende ciò comprenderà il significato del mondo e degli eventi (cfr Pr 7ss, Sap 7ss). Il «timore di Dio» è il giusto atteggiamento alla presenza di Dio (coram Deo).

La sapienza è l’arte di conoscere il mondo e di orientare la propria vita alla devozione a Dio. […]

Gesù stesso rientrava in questa tradizione sapienziale di Israele, e in lui viene trasformata la teologia della rivelazione veterotestamentaria. Egli ha così pregato: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Questo sconcerto della sapienza tradizionale si colloca nel contesto evangelico della proclamazione di qualcosa di nuovo: la rivelazione escatologica dell’amore di Dio nella persona di Gesù Cristo. Gesù prosegue: «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo», per arrivare così al noto invito: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendente il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita» (Mt 11,27-29). Questo «imparare» deriva dalla condizione di discepolo in compagnia di Gesù. Soltanto lui svela le Scritture (cfr Lc 24,25-27; Gv 5,36-40; Ap 5,5), perché la verità e la sapienza di Dio sono state rivelate in lui.

L’apostolo Paolo critica «la sapienza del mondo» che considera la croce di Gesù Cristo soltanto «stoltezza» (1 Cor 1,18-20). Questa stoltezza, proclama Paolo, è «sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta», «che Dio ha stabilito prima dei secoli» e adesso ha rivelato (1 Cor 2,7). La croce è il momento cruciale del progetto salvifico di Dio. Cristo crocifisso è «potenza di Dio e sapienza di Dio» (1 Cor 1,18-25). I credenti, coloro che hanno «il pensiero di Cristo» (1 Cor 2,16), ricevono questa sapienza, che dà accesso al «mistero di Dio» (1 Cor 2,1-2). È importante notare che se la sapienza paradossale di Dio, manifestata nella croce, contraddice la «sapienza del mondo», invece non va mai contro l’autentica sapienza umana. Al contrario, la trascende e la realizza in modo imprevisto. […]”

(Commissione Teologica Internazionale – La teologia oggi: prospettive, principi e criteri, nn. 87-89)

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