Origene Alessandrino

Cesarea Palestina

Origene Alessandrino –

(Dal libro di Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica, vol. 2, Libro VI, 1-3, a cura di A. Quacquarelli, Città Nuova, Roma 2001, pp. 9-16).

“Quando anche Severo scatenò una persecuzione contro le Chiese, dappertutto ebbero luogo fulgide testimonianze da parte dei campioni della religione, ma esse furono più frequenti soprattutto ad Alessandria, dove dall’Egitto e da tutta la Tebaide, come in una grande arena, furono inviati gli atleti di Dio e dove ricevettero da Dio le loro corone a motivo della loro salda resistenza a sevizie e morti di vario genere. Tra loro vi fu Leonida, detto il padre di Origene, che fu decapitato e lasciò il figlio ancora molto giovane. Di costui, soprattutto perché la sua fama è diffusa presso la maggior parte degli uomini, non è fuori luogo raccontare brevemente la venerazione che ebbe da allora per la parola divina.

Origene

La formazione di Origene dalla sua infanzia

1. Chi, dunque, si apprestasse a riferire scrupolosamente per iscritto la vita di quest’uomo, avrebbe da dire molte cose e la testimonianza completa su di lui richiederebbe un’opera specifica. Tuttavia, nella presente circostanza, riassumendo brevemente per quanto ci è possibile la maggior parte degli avvenimenti, racconteremo su di lui pochi fatti, desumendo le cose che diremo da alcune lettere e dalle indicazioni di suoi discepoli che si sono mantenuti in vita fino ai nostri giorni.

2. La vita di Origene mi sembra degna di essere ricordata fin da quando, per così dire, egli era in fasce. Severo era, dunque, al decimo anno del suo principato, Leto governava Alessandria e il resto dell’Egitto e da poco tempo, succedendo a Giuliano, Demetrio aveva allora ottenuto l’episcopato di quelle diocesi. 3. Quando l’incendio della persecuzione raggiunse il culmine e numerosissimi fedeli cinsero la corona del martirio, un tale ardore di esso si impossessò dell’animo di Origene che egli, pur essendo ancora un ragazzo, desiderò esporsi ai pericoli, balzare in avanti e gettarsi nella lotta.

4. E poco mancò che non fosse sul punto di morire, se la divina e celeste Provvidenza, in vista dell’utilità di parecchie persone, non avesse interposto, per mezzo di sua madre, degli ostacoli al suo ardore. 5. Ella, infatti, dopo averlo da principio supplicato a parole, lo esortò ad avere rispetto nei confronti dell’affetto di madre che ella provava per lui, ma, quando Origene, avendo appreso che il padre era stato messo in prigione, fu del tutto preso dal desiderio di martirio, ella, avendogli nascosto i vestiti, lo costrinse a rimanere in casa. 6. Ma il giovane, poiché non gli era possibile fare altro e il suo desiderio, che era di gran lunga superiore oramai alla sua età, non gli permetteva di starsene inattivo, fece pervenire al padre una lettera in cui lo esortava al martirio e nella quale lo incitava dicendo queste testuali parole: “Bada di non cambiare idea per causa nostra”. Questo fatto deve essere tramandato per iscritto come prima prova della giovanile vivacità di spirito di Origene e del suo genuino amore verso la religione.

Cesarea

7. Egli, infatti, aveva già gettato solide fondamenta nelle discipline della fede, poiché si era esercitato fin dall’adolescenza nelle divine Scritture: si era inoltre dedicato al loro studio in maniera non comune, dato che suo padre, non contento di averlo fatto educare secondo il ciclo ordinario di studi, non considerò un di più lo studio delle Scritture stesse. 8. Pertanto, ancor prima di fargli studiare le discipline greche, il padre lo avviò in ogni modo ad esercitarsi in quelle sacre, esigendo che ogni giorno apprendesse a memoria e declamasse brani. 9. E queste cose non erano fatte controvoglia dal fanciullo, che, anzi, vi si dedicava con così grande zelo che non lo soddisfacevano le letture semplici e usuali dei libri sacri, ma vi cercava qualcosa di più e già da allora ne scopriva i sensi più profondi, al punto da mettere in imbarazzo il padre col chiedergli che cosa la Scrittura divinamente ispirata volesse in realtà esprimere.

10. Il padre in apparenza fingeva di rimproverarlo, raccomandandogli di non cercare nulla che fosse al di sopra della sua età o che andasse al di là del senso evidente, ma in cuor suo ne gioiva vivamente e rendeva grazie infinite a Dio, che è la causa di tutti i beni, per il fatto che si era degnato di farlo diventare padre di un tale figlio.

[…] 12. Quando il padre coronò la sua vita col martirio, a non più di diciassette anni di età, Origene rimase solo con la madre e con sei fratelli più piccoli. 13. Poiché i beni del padre erano stati sequestrati dagli agenti del fisco imperiale, insieme ai suoi familiari si ritrovò nell’assoluta mancanza del necessario a vivere, ma fu giudicato degno dalla Provvidenza di Dio e trovò accoglienza, e nello stesso tempo consolazione, presso una donna assai ricca di mezzi necessari a vivere e molto considerevole anche nel resto, che colmava di cure un uomo famoso tra gli eretici che a quell’epoca vivevano ad Alessandria: costui era d’origine antiochena e la donna di cui stiamo parlando lo teneva presso di sé come un figlio adottivo e lo circondava di riguardi più di tutti gli altri parenti. 14. Ciò nonostante, Origene, che viveva inevitabilmente con lui, da quel momento cominciò a dare inequivocabili prove della sua ortodossia nella fede, perché allorquando una grande folla non solo di eretici, ma anche dei nostri, si radunava presso Paolo (questo era, infatti, il nome di quell’uomo), dato che egli appariva un assai abile parlatore, Origene non si fece mai persuadere ad unirsi a lui nella preghiera, attenendosi fin da ragazzo ai dettami della Chiesa e provando orrore, come egli stesso dice testualmente, nei confronti degli insegnamenti delle eresie. 15. Avviato dal padre alle discipline greche, dopo la morte di lui si dedicò interamente e con tale ardore all’esercizio delle belle lettere che riuscì ad acquistare un’apprezzabile preparazione letteraria e, dedicandosi ad essa, non molto dopo la morte del padre, si procurò mezzi di sostentamento più che abbondanti per quell’età.

Eusebio di Cesarea

Come pur giovanissimo professava la parola di Cristo

1. Come egli stesso racconta nelle sue opere, mentre si dedicava all’insegnamento e poiché ad Alessandria, essendo stati allontanati tutti dalla minaccia della persecuzione, nessuno era impegnato nella catechesi, alcuni pagani andarono da lui per ascoltare la parola di Dio. 2. Tra costoro egli annota che il primo fu Plutarco, il quale, dopo aver condotto una vita esemplare, ebbe l’onore del divino martirio; il secondo fu Eracla, fratello di Plutarco, che avendo dato anch’egli un grandissimo esempio di vita ascetica e dedita alla filosofia, dopo Demetrio fu ritenuto degno dell’Episcopato di Alessandria. 3. Origene era appena diciottenne quando assunse la direzione della scuola di catechesi: egli continuò a far progressi anche durante le persecuzioni che ebbero luogo sotto Aquila, governatore di Alessandria, e conseguì allora grandissima notorietà tra coloro che erano mossi dalla fede a motivo della benevolenza e dell’attenzione che egli dimostrava nei confronti di tutti i santi martiri, siano essi stati sconosciuti che famosi. 4. Egli, infatti, li assisteva non solo mentre erano in carcere o nel corso dell’interrogatorio fino alla sentenza finale, ma anche dopo di essa rimaneva con i santi martiri quando erano condotti a morte, dimostrando notevole coraggio ed esponendosi al pericolo; in tal modo, quando avanzava coraggiosamente e con grande ardimento salutava i martiri con un bacio, la moltitudine circostante dei pagani inferociti spesso mancò che lo assalisse. 5. Ma ogni volta trovò la mano soccorritrice di Dio e riuscì miracolosamente a salvarsi. La stessa grazia divina e celeste altre infinite volte, quante fossero è impossibile dire, lo protesse quando gli furono tese insidie a causa del suo eccesso di zelo e di audacia nei confronti della dottrina di Cristo. Così grande era l’ostilità dei non credenti contro di lui, che si radunavano in massa e mettevano dei soldati intorno alla casa dove abitava, a causa del numero di quanti erano da lui catechizzati nella sacra fede.

6. Ogni giorno divampava a tal punto contro di lui la persecuzione, che non vi fu più posto per lui nell’intera città, ma andò di casa in casa, cacciato da ogni luogo a causa della folla che si accostava per mezzo suo all’insegnamento divino; poiché in effetti le sue opere racchiudevano i risultati mirabili di una filosofia autenticissima. 7. Quale è la parola, dicono, tale è la condotta, e fu soprattutto per questo che, soccorso da divina potenza, indusse moltissimi ad imitarlo.

8. Allorquando poi vide che diventavano sempre più numerosi i discepoli che si recavano da lui, a cui era stata affidata dal capo della Chiesa Demetrio soltanto la scuola di catechesi, avendo ritenuto incompatibile l’insegnamento della grammatica e l’esercizio delle discipline divine, abbandonò prontamente l’insegnamento della grammatica, in quanto la ritenne inutile e antitetica agli studi sacri. 9. Quindi, per un motivo legittimo, vale a dire per non aver bisogno dell’aiuto d’altri, si disfece di tutte le opere di letteratura antica allora in suo possesso, che egli fino a quel momento aveva mirabilmente trascritto, accontentandosi dei quattro oboli al giorno che gli venivano dal loro compratore. Per parecchi anni mantenne questa condotta di vita tipica dei filosofi, allontanando da sé tutti gli effetti delle sue passioni giovanili e dedicandosi tutto il giorno ai grandi travagli dell’ascesi, mentre trascorreva la maggior parte della notte applicandosi allo studio delle divine Scritture: perseverava in tal modo in una vita la più austera che fosse possibile, ora dedicandosi all’esercizio del digiuno, ora misurando il tempo da dedicare al sonno, che faceva in modo di prendere non su un giaciglio, ma sbrigativamente per terra. 10. Egli riteneva che innanzi tutto dovessero essere osservate le parole evangeliche del Salvatore, quelle in cui Egli ci esorta a non possedere due tuniche, a non servirci di sandali, e quelle in cui ci ammonisce a non trascorrere il nostro tempo nella inquietudine per il futuro. 11. Per di più, dimostrando un entusiasmo di gran lunga più grande della sua età, perseverò a vivere nel freddo e nella nudità, giungendo fino al culmine della più estrema povertà. Giunse così al punto di spaventare grandemente i suoi discepoli e da addolorare numerosissimi di loro, i quali, a motivo delle fatiche che lo vedevano sostenere per l’insegnamento divino, lo scongiuravano di dividere con essi i loro beni: tuttavia egli non rinunciò assolutamente alla sua ferma decisione. 12. Si racconta anche che per parecchi anni camminò senza servirsi mai dei sandali e che per moltissimi anni si astenne dall’uso del vino e di tutti quei cibi che non fossero ritenuti indispensabili, al punto che incorse nel serio rischio di ammalarsi e di danneggiarsi il petto.

13. Fornendo a coloro che lo osservavano simili esempi di vita ascetica, spinse com’è naturale numerosi discepoli ad uno zelo identico al suo, al punto che ormai col suo insegnamento attirava a sé pagani che non credevano, persone importanti per la loro cultura e la filosofia e non i primi venuti. Accadde inoltre che costoro, dopo aver da lui accolto con sincerità nel profondo del cuore la fede nella parola divina, si distinguessero nel momento della persecuzione di allora, al punto che alcuni di loro, dopo essere stati arrestati, giunsero alla perfezione attraverso il martirio.

Fonte: La Casa di Miriam Torino