Sul riconoscimento del proprio angelo custode

Sul riconoscimento del proprio angelo custode
 
 
“Custodito” non significa mai “imprigionato”, né “sostituito” o “impedito”. La libertà dell’uomo è prerogativa sua singolare rispetto a tutto il creato, ad immagine di Dio, e nessuna interferenza, neppure quella angelica, può violare questa disposizione ontologica che Dio ha voluto per l’uomo.
Tuttavia il prendere coscienza, attraverso la preghiera e la meditazione, di quanto non sia affatto “solitudine” l’orizzonte esistenziale in cui l’uomo è posto, permetterebbe di comprendere quanto determinati atti, propositi, pensieri, suggerimenti e tante altre cose provengano spesso non da impersonali sussulti dello spirito umano, ma da una presenza personale, intelligente, viva e reale, la cui natura è posta in relazione alla nostra in termini di orientamento e sostegno spirituale. L’angelo custode è alla presenza di Dio ed al contempo alla nostra, pur non essendoci (sovente) da parte nostra reciprocità relazionale in tal senso. Non per negligenza angelica, ma per insufficienza della nostra volontà: se certi mistici potevano addirittura vedere, interloquire con il loro angelo custode e conoscerne il nome, ciò derivava non solo da un dono della grazia (che potrebbe allora farli sembrare dei singoli privilegiati), ma da un impegno volitivo pregnante, attraverso la purificazione dello spirito, la preghiera continua e l’anima costantemente rivolta a Dio.
In tal senso anche noi, che grandi mistici non siamo, potremmo se non interloquire ipso facto con il nostro angelo custode, quantomeno avvertirne chiara la presenza, la compartecipazione alla nostra peregrinazione terrena e soprattutto discernere il suo prezioso ausilio spirituale, ossia renderci di fatto interpreti del suo linguaggio interiore.
Ovviamente è più facile “disfarsi” di questa così “ravvicinata” compagnia in un modo molto brutale: negarne l’esistenza. Ciò tuttavia non mette affatto da parte l’esistenza reale dell’angelo custode, che rimane inalterata secondo la volontà di Dio per noi, al di là del nostro diniego: ciò che “scompare” è la possibilità di beneficiare di un così prezioso riferimento celeste posto gratuitamente alla nostra portata. Tutto a danno nostro.
 
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