Nota su von Balthasar e l’inferno vuoto

Descent of Christ into Hell 📚 1st Latin version - YouTube

Quando si accusa von Balthasar di avere “svuotato l’inferno”, nel senso che suppose teologicamente che esso – pur esistente – fosse fattivamente vuoto, ci si appella, fra le tante argomentazioni del grande teologo, a quella in cui dice che “data la discesa di Cristo negli inferi, non c’è nessuna morte che non possa essere recuperata, nemmeno la più dannata”.

Ma non si dovrebbe – come alcuni fanno – parlare del teologo svizzero (che è stato un teologo gigantesco) soltanto come di quel teologo che “affermava che l’inferno è vuoto”. Così fanno alcuni docenti in modo malsano per la teologia. Von Balthasar ha infatti espresso, più che non una immutabile affermazione teologica, una sua personale speranza, la quale anche se di fatto teologicamente non condivisa da molti (anche da noi), ha tuttavia una sua fondazione eloquente di natura teologica. Cristo è effettivamente disceso agli inferi (questa è una verità di fede) e von Balthasar ha supposto che questa discesa fosse ragion sufficiente per “abbracciare” (lui parla di sub-abbraccio, dato il contesto) l’intera realtà dell’inferno e, con il suo amore, ripristinarne la comunione con Dio per il tramite della purificazione.

Vi è tuttavia un mancante riferimento a quella “drammatica libertà”, dinanzi alla quale, anche se accolti da Cristo, quanti sono negli inferi possono – misteriosamente, ma concretamente – appellarsi per rifiutare Cristo e stagnare dunque in eterno nella dannazione, nonostante la sua discesa personale in quel medesimo luogo.

E quindi l’inferno non rimane vuoto, poiché vi è chi preferisce quello alla comunione con Dio.

Amen

 

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