Dalle rivelazioni di Gesù a Monsignor Michelini

Dalle rivelazioni di Gesù a Monsignor Michelini:

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“Ti ho parlato di lucerne spente, di lucerne che si spengono: sono le anime di molti miei sacerdoti e di moltissimi fedeli, in cui non pulsa più, non vibra più la vita divina della Grazia […].Così, ad esempio, improvvisamente si annullano ogni giorno mezzo milione di esorcismi, che un grande Pontefice aveva voluto, con intuito profetico, per questo vostro secolo, per combattere Satana e le sue schiere. Mi riferisco all’orazione alla Madre mia e vostra e a San Michele, che si recitava alla fine della Santa Messa. Con che cosa si è pensato di sostituire tale importantissimo provvedimento, preso da un mio Vicario e confermato da tanti suoi santi Successori? Con nessun provvedimento! Forse è saggezza distruggere ciò che era stato costruito con sapienza ed intelletto, senza, poi provvedere a sostituire? Questo è un esempio: ma quanti altri se ne potrebbero portare! Non è il caso di riflettere, facendo un serio esame di coscienza?”

Monsignor Michelini è stato un sacerdote intimamente in dialogo con Gesù. La sua esistenza è divenuta di pubblico interesse dal momento delle mistiche rivelazioni che, negli ultimi quattro anni della sua vita, ricevette da Gesù. Nato a Mirandola (Modena), il 14 agosto del 1906, concentrò il proprio ministero presso la Diocesi di Carpi. Venuto il tempo del suo ritiro, si accomiatò presso una comunità di disabili, presso la quale continuò a svolgere l’attività di cappellano. Spiritualmente relazionato al nascente Movimento Spirituale Mariano, monsignor Michelini sperimentò proprio in questo contesto storico della sua vita una singolarissima vicinanza di Gesù, la quale si esplicitò nella comunicazione di numerosi messaggi e locuzioni, poi redatti in un’opera di sei volumi intitolata appunto “Confidenze di Gesù a un sacerdote”. Egli morì il 15 ottobre del 1979. Il tono delle rivelazioni che Gesù gli viene a comunicare è incalzante, per certi aspetti sorprendente e infuocato. Lo stesso sacerdote, riconoscendosi indegno di tanta attenzione, si interroga sul perché di una scelta ricaduta proprio su di sé in seno a tali rivelazioni, affermando di valere “meno di un ripugnante vermiciattolo che striscia nel fango della terra”. Tuttavia, procedendo oltre la propria condizione esteriore, riconosce la sua “povertà e nullità incommensurabile”, nella valorizzazione della quale, evidentemente, Gesù ha individuato un elemento di contestazione per la fierezza e la vanità di alcuni superbi, rei di avere con la loro presunzione inficiato il suo insegnamento rispetto alla propria connaturale semplicità. Ecco così svelato il fondamento di queste “confidenze” fra Gesù ed il sacerdote: l’umiltà, l’abbassamento, la coscienza della propria dipendenza da Dio in ogni singolo atto umano. Non è un caso, allora, che alcune vette comunicative della relazione ivi introdotta riguardino proprio il comportamento “attuale” di determinati sacerdoti, con alcune punte esortative piuttosto perentorie, che talvolta sorprendono per il loro vigore lo stesso sacerdote:

“Ma cosa fanno tanti miei ministri? Curano i loro interessi (molte volte mascherati, ma sempre loro interessi), non i miei che sono quelli delle anime. Sono assetati e affamati di cose mondane. Ho detto che curano i loro interessi: meglio definirli pseudo-interessi; il loro vero interesse deve essere uno soltanto: Dio. La gloria di Dio, la salvezza delle anime; tutto il resto non vale. Per forza vagano disorientati nella nebbia e nell’oscurità, da non riconoscere più se stessi. Non sanno più chi sono, non sanno dove vanno; per forza non fanno breccia nelle anime!”.

Teniamo presente che queste affermazioni così incisive riguardano un tempo storico relativo a quattro decenni or sono, pur tuttavia preludono ad una dimensione profetica di mesta contemporaneità. Diversamente da molti altri casi di rivelazioni private di Gesù ad un veggente ed attinenti il tema del sacerdozio, in queste occorse a monsignor Michelini è viva e attuale l’ordinazione sacerdotale dello stesso soggetto veggente, il quale non può allora che sentirsi interpellato, secondo un sano ordine di discernimento, da una viva partecipazione alle parole di Gesù: “Quanto ho sofferto per Giuda, restio all’amore mio; quanto ho sofferto per Giuda, più che per il tradimento in se stesso, compiuto nei miei riguardi, per lo sfacelo della sua anima. Quanta sofferenza per molti miei sacerdoti che tradiscono il divino mandato, imputridendo così se stessi e tante anime. Figlio mio, un sacerdote non si salva da solo né si perde da solo. Operando per la salvezza di un sacerdote, si opera per la salvezza di tante altre anime”.

Le parole di Gesù, nella loro oggettività, non rappresentano soltanto l’esplicitazione di un’accusa, bensì anche l’argomentazione di una causa. L’ordine eziologico è qui elaborato attraverso una serie di lucidissime concause, che sinteticamente mettono in evidenza quanto il processo di degradazione ivi annunciato non sia affatto un’istanza improvvisa e transeunte, ma progressiva e radicale:

“I miei sacerdoti li voglio oranti e operanti con Me nell’Eucaristia. Alcuni non credono neppure alla mia presenza sugli altari, altri mi trascurano e si dimenticano di Me, altri – novelli Giuda – mi tradiscono”.

In primo luogo possiamo sottolineare proprio l’aspetto della gradualità di abbassamento della tensione sacerdotale, che Gesù rende attraverso delle immagini eloquenti: dalla “sorgente di luce” ad una prima condizione di “ombra”, sin poi a progredire per inversa attrazione ad uno stato “d’oscurità”; dalla “sorgente di calore” all’opposta condizione di freddo, sino addirittura ad una inauspicata stasi nel “gelo”. Una gradualità progressiva, quindi, di cui tuttavia Gesù coglie l’attualità presente, ossia la tappa più drammatica, poiché già è innestato quel ciclo di raffreddamento a sé che egli chiama come “insensibilità ad ogni mio richiamo”.

Lo scioglimento di tale nodo vocazionale, nelle parole di Gesù, presenta unicamente se stesso quale referente attuativo: “Il tendere verso di me con atti di fede e di speranza, di confidenza e di offerta diventerà come una seconda natura, un bisogno, una necessità essenziale, come per l’amante tendere verso l’oggetto amato. Allora, come non si può vivere senza respiro, così non si potrà vivere senza di me”.

La radice della profezia e dell’ammonimento, entrambi così eloquenti in queste comunicazioni di Gesù a mons. Michelini, ha sia in positivo che in negativo (sequela o rinnegamento) lo stesso Gesù quale polo di riferimento. La misericordia divina istituisce in questa prospettiva una continua fonte di purificazione, di risalita e di reintegrazione, rappresentata proprio dalla restaurazione di una profonda relazione amorosa con Gesù, fondata sulla fede in lui: “Se non si crede più a me, Verbo eterno di Dio, con che coraggio si osa ancora predicare in mio nome? O se non credono, o fortemente dubitano perfino coloro che sono deputati a plasmare e formare i miei futuri sacerdoti di domani, che cosa si potrà pensare del domani? Potrà mai un albero cattivo produrre frutti buoni?”.

L’esplicitazione delle cause non interpella, tuttavia, soltanto una dimensione accusatoria dei sacerdoti ivi evocati, ma anche quella intellettuale, espandendosi allora ad una irreversibile concausa: l’agire di Satana su di loro. Potremmo dire che, se l’attualità ultima, cioè l’elemento decisivo in seno al tracollo, a quello che Gesù stesso definisce come “disfatta inevitabile”, riguarda in ultima istanza la stessa volontà decisionale dei ministri, tuttavia viene particolarmente evocato ed enfatizzato pure quel condizionamento, quello stesso suggeritore di certi atti che può risultare per l’appunto determinante soltanto attraverso un concorso di volontà: tale ispiratore è l’astuta serpe, il “Principe delle tenebre”, che Gesù definisce colui che sta “spadroneggiando” nella sua messe per la disattenta cura di alcuni operai: “Satana con orgogliosa tracotanza spadroneggia; molti miei ministri insensibili non se ne accorgono o fingono di non accorgersene”.

Viene allora configurato, con particolare autorità, uno scenario ecclesiale per nulla ottimista agli occhi di monsignor Michelini. Uno scenario che definisce l’uomo come antropologicamente sedotto, ingessato da un materialismo dominante che inesorabilmente lo conduce al rifiuto di Dio, ossia ad una “catastrofe di gigantesca gravità, le cui conseguenze distruttive si perpetueranno nei secoli fin alla fine dei tempi”.

Se l’esortazione di Gesù riguarda non soltanto i sacerdoti ma l’intero genere umano, è pur tuttavia veemente e forte la sottolineatura dell’influenza trainante, a suo modo “peggiorativa” rappresentata dalla compartecipazione sacerdotale, pur se non nell’interezza del suo corpo, a questa deleteria progressione degenerativa. Un materialismo associato ad un razionalismo freddo, autoreferenziale, ambizioso, la cui apertura ai misteri ed ai segni di Dio è a-prioristicamente boicottata, rinnegata alla radice: “Gli uomini di questo secolo perverso rifiutano le acque cristalline e pure della verità. Amano invece dissetarsi nelle acque putride della corruzione, della sensualità, dei piaceri perdendo perfino la nozione del bene e del male, nozioni che Io ho inserito nella natura umana”. Le parole di Gesù sono al contempo sovraccariche di misericordia, nonostante il tono di reprimenda ad esse intrinseco. Se lo stesso sacerdote, sommerso dall’incisività dell’accusa, chiede a Gesù: “Fammi intendere che cosa vuoi da noi sacerdoti”, il divino Maestro non esita a piegarsi di compassione e di misericordia verso i suoi ministri, che egli ama ed ha scelto – dice – dall’eternità: “Pensa, figlio mio, che dignità, grandezza e potenza, ho dato ai miei sacerdoti! Il potere di transustanziare il pane e il vino in Me stesso: nel mio Corpo, nel mio Sangue, in tutto Me stesso. Nelle loro mani ogni giorno si ripete il prodigio dell’Incarnazione”.

Si tratta allora di comprendere l’intera esortazione di Gesù, rispetto a una certa attualità sacerdotale, in termini costruttivi, non invece soltanto distruttivi. Gesù esorta all’amore verso i sacerdoti, che lui stesso ha voluto e scelto in terra affinché perpetrassero la propria memoria salvifica; il fondo della sua sollecitudine per loro riguarda così una componente parenetica, non avversativa, in ordine all’attualità sacerdotale: “Come il mio Padre putativo, io ho costituito i sacerdoti come miei custodi sulla terra. Ma per molti quale differenza tra l’amore con cui mi custodiva San Giuseppe e la loro non curanza di Me nel tabernacolo”.

Il sacerdozio terreno è partecipazione all’eterno sacerdozio di Cristo, ne è la chiave di lettura per i fedeli, l’alimento loro offerto in seno alla loro santificazione. Dalla loro attività dipende la salvezza di molte anime. Ecco allora accesa e forte la premura di Gesù affinché i sacerdoti, uniti a lui, siano “oranti ed operanti nell’Eucaristia”: “Nel sacrificio della Croce vi è la mia preghiera al Padre, unita all’annientamento della mia volontà, annientamento totale. Vi è l’offerta totale di Me stesso con un atto di infinito amore e di infinita sofferenza; vi è l’immolazione di Me stesso per le anime. Il sacerdote che si unisce, e che Io voglio unito a Me in questa sofferenza, partecipa più che mai al mio Sacerdozio. Non è mai tanto sacerdote come quando fa questo con Me”.

Con un tono forte e imperante, Gesù rivela ancora una volta l’essenza stessa del sacerdozio, il suo significato autentico. Monsignor Michelini, sacerdote, è in parte attonito ed in parte sorpreso da tanta comunicazione di verità. La sua reazione, testimoniata dalle molte domande che egli stesso rivolge a Gesù nel corso della sua esperienza mistica, è sostanzialmente caratterizzata da un marcato stupore, a cui tuttavia egli associa santamente la disposizione alla sofferenza espiatrice: “Il cristiano perciò non è mai tanto cristiano come quando soffre, colpevole o innocente, grande o piccolo; la sofferenza sua, come quella di Cristo, diventa patrimonio di tutti, pur conservando un suo valore personale”.

La sofferenza, nella sua dimensione purificatrice, è forse la realtà più tangibile, il nucleo fondamentale dell’intero discorso di Gesù presente nelle sue conversazioni con monsignor Michelini. La riscoperta del significato della sofferenza, l’accettazione del dolore come un vincolo di unione a Cristo e sorgente di purificazione salvifica per l’uomo, il sacerdozio come dono fondamentale per una comprensione teologica, attraverso il rinnovamento continuo del sacrificio di Cristo, del significato del dolore, sul modello della Croce: Gesù non nasconde, qui, nessuna verità, né la frammezza o limita nella forza del suo pronunciamento. I tempi sono ardui e complessi, tanto nel mondo in sé quanto per la cristianità sempre più “confusa” e “sedotta” dal mondo, al punto da necessitare di una urgente opera di purificazione che soltanto attraverso la compartecipazione alla sua sofferenza, frutto della disposizione di poche vittime d’amore, è possibile realizzare per il bene dell’umanità: “L’insofferenza della sofferenza è un gravissimo male della società materialistica che sventuratamente ha contagiato clero, religiosi e religiose. Per conseguenza essa ha soffocato la vera autentica vita cristiana di fede, di speranza e di amore; essa ha reso cieche le anime, ha reso insipido il sale e ha spento molte lucerne che avrebbero dovuto diffondere luce e che luce non diffondono più”.

 

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