Lo spirito di profezia

Lo spirito di profezia

San Paolo nelle sue lettere ci esorta a chiedere il dono della profezia. Cosa vuol dire, tuttavia, chiedere un dono del genere? Forse poter prevedere le sciagure del futuro o quando finirà il mondo? O quando verrà per noi il momento di morire? No. San Paolo ci esorta a domandare il dono della profezia in un senso molto più profondo di questo, secondo la purezza del cuore, nel quale, rispecchiandosi, Dio può vedere la propria immagine e dunque donarsi pienamente in noi, con tutto ciò che ne consegue. Un deposito di grazia in noi che costantemente ci permette di discernere che cosa piaccia a Dio, in che cosa sia glorificato e, d’inverso, che cosa lo offenda e a sua volta sia nocivo per noi, anche nelle cose più ordinarie.
Essere “profeta”, allora, nella nostra quotidianità, significa vivere in un continuo stato di relazione con Dio capace di tirare giù il sipario dalle situazioni ordinarie e rifletterle alla nostra coscienza per ciò che esse sono davvero. Vedere e parlare, agire e comportarsi secondo la grazia di Dio. In tal modo la presenza del maligno, anche dove non ce lo aspetteremmo mai, viene rivelata e dunque, per mezzo nostro, è possibile comunicarla, mettere in guardia gli altri rispetto al male cui si stanno inconsapevolmente (o peggio, con piena volontà) avvicinando.
Siamo liberi proprio in forza di questo dono della grazia che apre i nostri occhi alle meraviglie di Dio ed al contempo ci orienta dinanzi al pericolo che, ripetiamo, spesso è nelle cose più apparentemente impensabili che sono attorno a noi, sin dentro le nostre stesse case.
Con Maria chiediamo allora il dono della profezia alla sapienza divina: non per metterci a predire alcunché, ma per vivere nel mondo con una intelligenza nuova che deriva dalla luce di Cristo in noi.
Amen.

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