La Madonna della Lettera

Porto di Messina

– La Madonna della Lettera –

Un dato storico, ormai comunemente riconosciuto a motivo di una serie di circostanze ed eventi che ne hanno confermato le ragioni di credibilità, offre alla ricerca mariana un ulteriore momento di riflessione circa la reale natura di relazione fra l’Apostolo Paolo e la Madre di Gesù, sin troppo emarginata, in ambito teologico, da una visione dialettica delle due economie di salvezza. Si tratta di una lettera scritta in ebraico che secondo la tradizione è stata inviata da Maria, la Madre di Gesù, alla comunità dei Messinesi, attraverso la mediazione fisica di San Paolo Apostolo e di alcuni ambasciatori della stessa città siciliana. Ora, come precisa uno studioso, Monsignor Minutoli, la tradizione di questa lettera “non è una pia leggenda suscitata da un falso campanilismo e sostenuta da creduloneria, come vorrebbero molti altri; tanto meno è una favola creata dallignoranza e per lignoranza: essa è un venerando documento storicoreligioso che va studiato con attenzione e pietà[1].

Il punto di partenza, a prescindere dal quale non è possibile rileggere in chiave storica quanto narrato da questa stessa tradizione, è la presenza reale dell’Apostolo nella città di Messina, probabilmente intorno agli anni quaranta. Come continua il Minutoli, “la tradizione dice che lApostolo, dopo aver parlato di Cristo, Figlio di Dio, venuto sulla terra per salvare gli uomini, disse pure della Madre Vergine del Redentore, e i Messinesi furono presi da entusiasmo verso di Lei, sino a fare pubblico attestato di devozione, per la voce di autentici rappresentati della città[2].

Icona Madonna della Lettera

Il libro degli Atti degli Apostoli, da un punto di vista storico-critico, offre una proposta di verifica di questa presenza “siciliana” dell’Apostolo unicamente laddove, descrivendo il viaggio di Paolo verso Roma (cfr. At 27,1ss.), appunta la notizia di un naufragio (At 27,9-44) a seguito del quale, dopo altre destinazioni fortuite, si registra una breve sosta paolina nella città di Reggio Calabria (At 28,13), donde probabilmente ricevette l’invito dei Messinesi a predicare anche presso di loro le sue dottrine. Si tratta tuttavia di una ricostruzione storica per certi aspetti complessa, se si tiene quale unica fonte comprovante quella degli Atti. Infatti, la data apposta sulla lettera, ossia quella del 3 giugno del 42 d.C., stando alla fonte biblica degli Atti sembrerebbe relativa ad un tempo forse troppo antecedente l’effettivo accadimento del naufragio menzionato negli Atti degli Apostoli. Ciò non implica, tuttavia, che la presenza paolina presso Messina, nella quale città ancora oggi esistono due reperti storici di tale visita, ossia una pietra miliare di epoca romana sulla quale san Paolo predicò ed una baia naturale, denominata appunto Cala San Paolo per il fatto che ivi l’Apostolo sbarcò, possa essere fattivamente avvenuta in una parentesi siciliana dell’Apostolo non esplicitata direttamente nel libro degli Atti.Madonna della Lettera -

Ad ogni modo, ciò che qui ci interessa non è tanto la ricostruzione storica dell’avvenimento, quanto piuttosto il contesto teologico che esso presenta. Innanzitutto, infatti, dobbiamo considerare la presenza mariana nella predicazione orale dell’Apostolo, a tal punto veemente da produrre, in una delegazione di Messinesi, il desiderio di conoscere dal vivo, attraverso la mediazione dell’Apostolo stesso, la Madre di Gesù, che secondo questa stessa tradizione risiedeva allora in Gerusalemme[3].

In secondo luogo, ci interessa ciò che segue questo stesso avvenimento, dal momento che stando a questa pia tradizione lo stesso Paolo avrebbe accondisceso la richiesta dei Messinesi portando alcuni di loro con sé proprio alla presenza della Madre di Gesù, manifestando così una sua particolare devozione ed anche una certa privilegiata relazione con la stessa Maria.

Qui, in questa precisa fase della vicenda, si entra nel cuore stesso della tradizione. Maria, infatti, vedendo sopraggiungere i delegati Messinesi accompagnati da Paolo e desiderosi di fare la sua conoscenza[4], non soltanto li accoglie benevolmente, ma consegna loro una sua propria lettera, sigillata con alcuni suoi capelli, nella quale, rivolgendosi all’intera città di Messina, fa scrivere il seguente testo:

“Maria Vergine figlia di Gioacchino, umilissima serva di Dio, Madre di Gesù Crocifisso, della tribù di Giuda, della stirpe di David, salute a tutti i Messinesi e benedizione di Dio Padre Onnipotente. Ci consta per pubblico strumento che voi tutti con fede grande avete a noi spedito Legati e Ambasciatori, confessando che il Nostro Figlio, generato da Dio sia Dio e uomo e che dopo la sua resurrezione salì al cielo: avendo voi conosciuta la via della verità per mezzo della predicazione di Paolo Apostolo eletto per la qual cosa benediciamo voi e la stessa città della quale noi vogliamo essere perpetua protettrice – Da Gerusalemme l’anno 42 di Nostro Figlio. Indizione 1 luna XXVII giorno di giovedì a 3 di giugno”.

San Paolo Ap.  - R. Sanzio

Una prova valida della veridicità storica di questa lettera, spesso soggetta a molte contestazioni di varia natura, viene offerta anche da un noto scrittore del IV secolo, Flavio Lucio Destro, il quale, all’interno dell’opera intitolata “Chronicon Omnimodae Historiae” sostiene la storicità dell’evento menzionato scrivendo così: “Presso i messinesi è celebre la ricordanza della Beata Vergine Maria, avendo essa spedito a loro una soave lettera”. Se lungo i secoli, poi, l’eco di questa tradizione ha raggiunto anche la Sede Apostolica, a noi interessa orientare questo evento entro la cornice teologica della relazione fra l’Apostolo Paolo e la Madre di Gesù, la quale anche grazie a questa stessa tradizione viene ulteriormente cementata.

Anche alla luce di questa tradizione, a ragion veduta, gli scritti di San Paolo possono ulteriormente sottolineare come l’Apostolo manifesti la propria venerazione mariana non soltanto in termini votivi, e dunque legati eventualmente alla propria devozione personale, bensì condensi i suoi scritti di una forte quanto implicita presenza mariana, addirittura in certi momenti assumente il carattere profondo della dipendenza teologica. Maria, quale luce dell’Apostolo Paolo, è del resto un tema tanto profondo quanto ancora inesplorato nell’economia teologica, sin troppo ostacolato dalle fratture dialettiche che concepiscono l’economia di Paolo in termini di privazione rispetto ai contenuti mariani.

Paolo è infatti uno dei più fervidi devoti della Madre di Gesù, della quale certamente ha ammirato personalmente la coerenza, la sapienza, l’umiltà e soprattutto la fede. Proprio la fede di Maria è certamente un’istanza esperita da Paolo ed acquisita nella propria persona a motivo di una trasmissione, che ha reso vivo, in lui, ciò che al di fuori dell’esperienza mariana sarebbe rimasto soltanto teorico o fallacemente intuitivo.

Messina

In questo senso, l’elaborazione di una teologia paolina priva di una contenuto mariano quale suo ingrediente ispiratore risulta più il frutto di un cavillo esegetico che non l’interpretazione oggettiva di un reale contenuto apostolico di rivelazione. L’opposizione fra Paolo e Maria, comune a non pochi studiosi anche cattolici, è semplicemente un assurdo dialettico elaborato da coloro che amano relegare la Madonna alla devozione popolare, misconoscendone piuttosto il parametro fontale rispetto ad ogni proposizione teologica. Uno studio sistematico della relazione fra Maria e l’economia paolina può in questo senso produrre una nuovo discorso cristologico, capace di rendere finalmente giustizia, proprio dentro il Testo Sacro, alla partecipazione attiva di Maria nell’economia di redenzione.

Fonte: Francesco Gastone Silletta – La Casa di Miriam Torino

 


[1] Minutoli Mons. P., Preghiere alla Santissima Vergine della Sacra Lettera, Ed. Saitta e Caminiti, Messina 1965, pag. 32.

[2] Ivi, pp. 9-10.

[3] Ivi, p. 10.

[4] Il Minutoli ricostruisce anche i nomi di questi delegati: Girolamo Origgiano, Ottavio Brizio, Marcello Bonifacite, il Centurione Mulé – Ivi.