Sul sacerdozio e la fratellanza di Cristo

Sul sacerdozio e la fratellanza di Cristo
(H.U. Von Balthasar – Tu hai parole di vita eterna)
 
ms-euchimage15
 
Questo Figlio elevato sopra ogni cosa, “il Riflesso della gloria del Padre”, è diventato il Sommo Sacerdote misericordioso e fedele (Eb 2,17). Egli esercita questo ministero sacerdotale solo in forza della sua figliolanza e solo per portare i suoi fratelli creati alla partecipazione della sua figliolanza. Non “si è dato da sé il suo ministero sacerdotale” (Eb 5,4), anzi non gli spetta neppure per il fatto che è Figlio; egli viene istituito a tanto dal Padre, ed a un sacerdozio che, diversamente dal sacerdozio umano, è illimitato conformemente alla sua figliolanza eterna: “Tu sei sacerdote in eterno” (Eb 5,6). Un sacerdozio del tutto personale, un’altra volta conforme alla sua figliolanza, il quale può sussistere nel perfetto sacrificio di sé “in forza dell’eterno Spirito” (9,14) ed è ugualmente unico ed irripetibile (6,4), come la sua figliolanza resta incomparabile.
Ma se questa figliolanza e questo sacerdozio sono così unici, com’è possibile che venga dato a noi il titolo di fratelli? In quanto si definisce ‘promotore’ (“della redenzione” 2,10; “della fede” (12,2), egli deve offrire una imitazione possibile. In essa noi veniamo incoraggiati ad un altrettanto personale sacrificio di sé, che dev’essere d’ora in poi il nucleo di ogni sacerdozio dei “fratelli” in Cristo: “Noi vogliamo guardare al promotore e realizzatore della nostra fede, a Gesù. Invece della gioia che gli stava d’innanzi, egli patì la croce, non si curò delle sofferenze” (12,2-4).
E la strada di questo sacerdozio conduce entrambi alla stessa meta: per il Figlio, “al trono alla destra del Padre” (12,2), per i fratelli, “alla città del Dio vivente” (12,22). Come il Figlio realizzò il suo sacerdozio “fuori della porta”, così fa uscire anche noi “fuori dell’accampamento e ci fa portare il suo obbrobrio, perché non abbiamo qui nessuna città sicura, ma cerchiamo quella futura” (13,12ss.)
Qui, in questa comune tensione verso l’eterno sabato presso Dio (3,7-4,11), noi andiamo pellegrinando, come fratelli dell’Unico, in direzione della stessa meta di lui, di quella meta del Padre sempre prevista, nella quale noi, piccole pericolanti creature, diventiamo figli nel Figlio e fratelli nel Fratello.
(H.U. Von Balthasar, Tu hai parole di vita eterna)
 
Edizioni La Casa di Miriam 24h
Studi teologici – Piazza del Monastero, 3 – Torino
www.lacasadimiriam.altervista.org