Non è la morte che fa il martire, ma il fine

 – Non è la morte che fa il martire, ma il fine –
Dal Discorso 328 di Sant’Agostino

Giustizia Divina

4. 4. Anche tutti gli eretici incontrano il patire, ma per la menzogna, non per la verità: perché mentono contro Cristo stesso. Qualunque sia il loro patire, tutti i pagani, gli empi soffrono per la menzogna. Perciò, nessuno monti in superbia e si vanti del suo patire, ma dia prova, prima, della veracità del suo dire. Tu fai conoscere la pena, io te ne chiedo la causa. Tu affermi: “Ho subito una pena”; ed io te ne chiedo la ragione. Infatti, se stiamo a guardare alle sofferenze, c’è una corona anche per i ladri. C’è uno che osi dire: “Ho subìto tanti e tanti mali”? Per quale motivo? Gli si dice infatti: “A causa dei tuoi delitti; hai avuto una penosa condanna appunto perché all’origine c’è stata, da parte tua, una causa cattiva. Se è lecito gloriarsi della tribolazione, può menarne vanto il diavolo stesso. Osservate quante cose subisce: dovunque gli vengono diroccati i templi, dovunque gli idoli sono ridotti in frantumi, gli si mettono a morte sacerdoti e ossessi. Non può certo dire: “Anch’io, che ho tante sofferenze, sono martire!”. L’uomo di Dio, perciò, faccia anzitutto la scelta della causa, vada quindi sicuro alla pena. Evidentemente, se va alla pena in conseguenza di una causa giusta, dopo la pena riceverà pure la corona.

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