“Il passaggio di proprietà materna” secondo Ignace de la Potterie

a cura di Francesco G. Silletta

 

19,25: Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26 Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». 27 Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Scrive il de la Potterie: – In presentazione schematica abbiamo dunque la successione: “sua madre – la madre – tua madre”.
Una semplice esegesi strutturale delle funzioni della parola “madre” in questo insieme letterario mostra che abbiamo qui, se è lecito usare un linguaggio giuridico, un trasferimento di proprietà. La “donna” che era la madre di Gesù diviene, nel versetto centrale, la “madre” per eccellenza, e infine, la “madre del discepolo”. In altri termini, la madre di Gesù, nella sua funzione materna, viene data a un altro, al discepolo.
[…] “Da quell’ora, il discepolo la prese”: – Anzitutto, le prime parole: “Da quell’ora …”. A ben considerarle, esse presentano un paradosso. L’espressione avverbiale indica che non si tratta di un’azione puntuale: “in quel momento”, ma di un’attività che costituisce l’inizio di tutto un periodo: “Da quell’ora”. La formula contiene una tensione. Viene aperta una prospettiva sul tempo futuro, che ha però avuto inizio in un’azione ben determinata: la prese in casa sua.
In filologia, si parla allora di un “aoristo incoativo”, un momento passato che indica il punto di partenza di un periodo che comincia, ma che deve prolungarsi. Nel caso concreto, Giovanni considera il mondo cristiano a partire dall’ora di Gesù.
“Da quell’ora, il discepolo la prese”. È il discepolo che agisce; ciò è senza dubbio importante, ma quel che richiama soprattutto l’attenzione è la parola “élaben”, dal verbo “. lambάno”. Di solito si traduce: “Egli prese…”
Le lingue moderne sono incapaci di esprimere le tre sfumature di questo verbo con una sola parola. Considerando il contesto, esso può avere tre significati differenti che compaiono tutti e tre nel quarto vangelo. […]
Ora, in tutto il quarto vangelo non c’è che un solo caso in cui il verbo “lambáno” si riferisce a una persona che non sia Gesù, ed è la presente situazione, in cui si tratta di sua madre. In francese si impone la traduzione “il discepolo l’accolse”: in italiano si parlerebbe di accoglienza […]”
(IGNACE DE LA POTTERIE, Het Passieverhaal volgens Johannes. Tekst en geest (1983), tr. it. La passione di Gesù secondo il Vangelo di Giovanni, ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, Milano, 1988, pp. 129-130)

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