Novità libri:

    “Un tratto di sole – Da Betania a Gerusalemme”

Un romanzo ambientato al tempo di Gesù, avente Gesù stesso e i suoi discepoli come protagonisti, secondo la voce narrante del discepolo amato
236 pagine – € 15,00 – 236 pagine – Nelle librerie cattoliche

 

“L’Essenza del Cristianesimo in Romano Guardini”

Nuova edizione per studenti –

Un estratto:

“[…] Pensare il Cristianesimo, in R. Guardini, corrisponde all’idea secondo cui “l’uomo deve purificare il suo pensiero per adattarlo al pensiero di Cristo” ]…] L’essenzialmente religioso, con cui Guardini connota l’atto creativo, esprime come all’origine di quest’ultimo vi sia un’istanza divina, un pensiero di Dio, per cui l’uomo, nel proprio dispiegamento esistenziale, non può autonomamente conoscere la propria identità se non mediante uno svelamento divino. […] Ora, per Guardini, se Dio crea l’uomo, significa anche che “Dio ha fiducia che l’uomo saprà comprendere il significato di tale rapporto”; Dio stima l’uomo a tal punto da conferirgli la capacità di riconoscerlo al di là delle tensioni alle quali andrà incontro, conservando in sé un nucleo esistenziale che gli renderà memoria della sua condizione creaturale. Questo grazie alla rivelazione che Dio fa di sé all’uomo, il cui punto fondamentale, a livello esistenziale, è proprio il fatto che “Dio ha un plurale”, cioè “è in se stesso comunità, perciò non ha bisogno di nessun mondo” […].

PER LA PREGHIERA PERSONALE – NUOVE NOVENE INEDITE:

 

NOVENA DEL SANTO NATALE – Con introduzione

 

PER LA PREGHIERA DI LIBERAZIONE DAL MALE – CON GLI INSEGNAMENTI DEL MAGISTERO DELLA CHIESA SUL TEMA:

“Liberaci dal male. Preghiere di liberazione” – Opera in 3 volumi

Un estratto dal 3° volume:

[… ] Spezza in noi, Gesù, per la forza delle sante piaghe delle tue mani, dove i chiodi stabilirono fra il cielo e la terra una salvifica e rinnovata unione, ogni catena di peccato contro il Signore ed ogni legame con le cattive azioni da noi commesse (cfr. Ger 44,22).  Per la potenza del tuo sangue, liberaci da Satana, in questo momento, qualunque sia l’altezza, la profondità e l’estensione del nostro peccato. Vadano indietro tutte le sue accuse sui peccati passati, sull’esistenza vissuta e già da noi consegnata alla tua misericordia: retroceda Satana, con i suoi satelliti, e tutte le forme di satanica espressione che vagano nell’aria, nello spazio, sulla terra, tra le persone e persino nei nostri cuori […] – Info Tel. 3405892741

   NOVENA A S. MARIA MADDALENA PER LA LIBERAZIONE  – Una novena offerta a questa santa così storicamente vicina a Gesù con la viva speranza che Cristo muova la sua compassione verso gli oppressi e gli ossessi.

PER LO STUDIO TEOLOGICO:

– Libro: “Corso di Mariologia dell’intuizione. Dal dogma all’esistenza”

       di Francesco G. Silletta

Un estratto:

        “[…] Che rapporto esiste fra maternità biologica e maternità spirituale? In altri termini: fra una madre storica, che ognuno riconosce come sua biologica “mamma”, e la maternità di Maria alla quale si rivolge il medesimo epiteto?
Non possiamo accontentarci di un’assegnazione “spirituale” di un titolo così speciale e forte: “Mamma”, quasi che possiamo chiamare nel medesimo modo due distinte persone della storia, la propria madre naturale e Maria.
Occorre entrare in questo mistero che, alla presenza della sua madre storica, colei che cioè lo ha generato nella carne, Gesù Crocifisso consegna al discepolo amato. Dobbiamo analizzare questo mistero, “intuirlo”, piuttosto che non “dogmatizzarlo”, per comprendere cosa davvero significhi per noi, per gli uomini di ogni tempo, vivi e defunti, rivolgersi a Maria chiamandola “Madre” […]
                                                                                                                                                                                         
“Amato perché amante. Il Discepolo Amato come personaggio in migrazione. Una rilettura materno-filiale dell’essere amato”
 
  Un estratto a commento di Gv 21,24:
 
“Οὗτός ἐστιν ὁ μαθητης ὁ μαρτυρῶν περὶ τούτων καὶ ὁ γράψας ταῦτα,
καὶ οἴδαμεν ὅτι ἀληθὴς αὐτοῦ ἡ μαρτυρία ἐστίν”
 
“La nostra analisi è qui “interna” al testo, dipende cioè unicamente dalla testimonianza offerta dal testo stesso. Ora, il versetto esordisce con un pronome dimostrativo maschile (Οὗτός), comunemente tradotto con “questo”, nel senso di “proprio costui”. Il valore dimostrativo di questo pronome, a nostro avviso, data la sua posizione così primaria in seno al versetto, deve essere ricercato non tanto rispetto ad una evidenziazione di “colui che ha scritto queste cose”, bensì a quanto precede, cioè si vuole sottolineare che quel discepolo (il Discepolo Amato, di seguito DA) del quale Gesù aveva rivelato a Pietro la propria volontà in ordine alla sua permanenza (21,22) e che i discepoli avevano frainteso (21,23), è proprio “costui”, cioè “questo stesso discepolo”, il DA, la stessa “voce narrante” , che ora afferma, come vediamo, di avere compiuto la volontà di Gesù, avendo già “scritto” (aoristo participio: “ὁ γράψας”) ciò che doveva scrivere e attraverso il quale è stato destinato da Gesù a permanere, cioè il Vangelo. Il DA, quindi, non è affatto morto, come vorrebbe una rilettura strategica del malinteso di Gv 21,23 , anche considerando il tempo presente del participio “μαρτυρῶν” (colui che testimonia), il cui senso ci pare tutt’altro che una semplice riverenza (esterna/comunitaria) rispetto ad una realtà presente, il Vangelo, bensì una dimostrazione dell’attualità vivente del testimone, il DA
 
Elia, il profeta migrante”
 

 

“Oltre che una comprensione divina, Elia sperimenta sul monte di Dio una profonda comprensione di se stesso. Il proprio zelo di Dio alla luce di questa comprensione è ripristinato nel giusto ordine di senso. Il profeta, in questa prospettiva, capisce che, proprio perché zelante, necessita di essere umile e coraggioso. L’umiltà viene ben espressa, in tal senso, dal brano di 1Re 19,13a:
 
“Come lo udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna”.
 
Il profeta riconosce se stesso, nella sua umile condizione, davanti all’immensità sconvolgente del Dio che gli si manifesta: il tu per tu con Dio è insolubile in termini di sopportazione, qualora non si inserisca, in questa diretta relazione, un elemento di mediazione, in questo caso il mantello.
A partire dall’esperienza della propria miseria, il profeta realizza la destinazione verso la quale, mediante la migrazione, Dio vuole condurlo. Il testo biblico, a tal punto, ripropone lo “stupore” divino attraverso la già analizzata domanda: “Che fai qui Elia?” (19,13b), cui segue l’altrettanto analizzata risposta difensivista del profeta: “Sono pieno di zelo per il Signore” (19,14). In verità, l’epicentro teologico del dialogo, fatto di domanda-risposta, fra Elia e Jahvé, pare proprio il presente, piuttosto che non quello riportato nel testo biblico ai versetti 9-10. Sembra più logico che alla manifestazione di se stesso, infatti, Dio faccia seguire, ora che il suo interlocutore è arricchito dall’esperienza appena fatta, la sua esplicita parola. Il linguaggio divino, infatti, è al contempo parola ed azione, ed Elia ne riceve entrambe le coordinate.
Ad ogni modo, assieme all’umiltà, è proprio quello zelo elianico a venire particolarmente rafforzato. Infatti, quasi senza prendere in considerazione, a livello di comunicazione verbale, il lamento del profeta (abbiamo in precedenza considerato, però, quanto in realtà Dio corrisponda a tale lamento attraverso la comunicazione non-verbale del suo passaggio teofanico), Jahvé risponde all’angoscia del profeta con l’imposizione di un nuovo incarico, destinandolo a un ulteriore momento migratorio. Dice infatti Jahvé:
 
“Su, ritorna sui tuoi passi, verso il deserto di Damasco; arrivato là, tu ungerai Hazaèl come re di Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto. Se uno scamperà alla spada di Hazaèl, lo ucciderà Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo ucciderà Eliseo. Io poi mi sono risparmiato in Israele settemila persone, coloro che non hanno piegato le ginocchia a Bàal e non l’hanno baciato con la bocca”.
 
 
PER LA MEDITAZIONE SPIRITUALE E MISTICA:
 
“Locuzioni interiori notturne” – opera in 4 volumi (Il quarto disponibile da Gennaio 2020): – di Francesco G. Silletta – UN ESTRATTO DAL 1° VOL.

“[…] Non fermarti a costruire una croce a tua misura. La croce non sempre “calza” come si vorrebbe. Né si è sempre in grado di comprenderla nella sua fenomenologia estrinseca, nel modo cioè in cui essa si manifesta nella tua esistenza. Affidati piuttosto a me: offrimi la tua croce anche senza comprendere sino in fondo la sua sostanza, il suo modo di manifestarsi a te, né alle volte te stesso nei tuoi disorientamenti rispetto al trascinarla sulle tue spalle.
Io sono forza e pensiero. Ti do la potenza di portarla e la sapienza di farlo cristianamente. Perché non tutte le croci sono conformate a me. La mia non è stata una croce qualunque. Esistono uomini crocifissi che non hanno alcun merito ed il cui dolore nel portare la croce non serve a nulla. Lascia allora che sia io, non tu a donarti la croce: una croce sempre a me riferita, al mio dolore conformata, alla mia esperienza misurata. Una croce che mai ti donerei se fosse superiore alle tue forze, intellettuali, spirituali, corporali, mnemoniche. Abbi fiducia di me anche quando la croce sembra condurre te, inversamente dall’ordine logico della conduzione. Prima o dopo, se rimani in me, sarai tu a condurla. E non ne osserverai più l’aspetto, né ti parrà troppo gravoso il carico, poiché ivi, apposto sopra di essa, vedrai me stesso, e per l’amore per me, che il tuo cuore vorrà donarmi, ti sembrerà persino un carico leggero […]
 
PER UN SUSSIDIO ALLA PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO:
 
“Il Santo Rosario: contemplazione e mistero” –
1° volume: I misteri della gloria – Un estratto:
 
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Cop-Il-Santo-Rosario-Contemplazione-e-mistero-1-720x540.jpgContemplare il S. Rosario mistero per mistero. Essere presenti con tutto l’intelletto, con tutta l’immaginazione e ovviamente con tutto il nostro cuore a quanto ivi meditiamo. Ciò che ci viene estrinsecamente dato, ossia i titoli dei vari misteri da meditare, può essere intrinsecamente elaborato, formalizzato e, infine, davvero vissuto da parte nostra. Si può cioè fare l’esperienza viva, reale, attraverso il dono dello Spirito che infonde in noi la fede, di quanto Gesù ha storicamente vissuto, interpellato, realizzato per noi, nonostante la nostra distanza temporale rispetto a quell’evento unico della storia. Ora, noi ci mettiamo a confronto con i misteri della gloria. Già questo termine, così “sontuoso”, esprime un a-priori teologico: stiamo entrando, meditando questi misteri, in un’area particolarmente “manifesta”, “sontuosa”, “potente” dell’esperienza di Cristo, che in se stesso è espressione vivente della gloria (greco δόξα, doxa) del Padre.
La qualificazione di “gloriosi” ci introduce così spiritualmente a qualche cosa di grande che incontreremo nella contemplazione di questi misteri, una partecipazione intensa all’esaltazione radiosa, alla manifestazione eccelsa della grandezza dell’opera di Cristo, inoltrandoci appunto dentro il mistero della sua gloria”.
 
PER UN APPROFONDIMENTO DELLA FEDE CATTOLICA:
 
“Meditazioni sulla fede” – Un estratto:
 
  “Le lacrime della Madre in qualche modo riguardano sempre un dolore che generiamo in noi stessi, attraverso un nostro dato modo di essere e del quale non siamo consapevoli. L’amore è così, anche dal suo punto di vista “negativo”: lo slancio vitale con il quale si comunica gratuitamente, infatti, viene alle volte respinto e sommerso da una pretestuosa nostra autosufficienza, invisibile ai nostri occhi ma chiara, estrinseca nei suoi effetti deleteri e futuri agli occhi onniveggenti di Maria, il cui pianto è espressione reale, somatica, di un indicibile dolore che riguarda la nostra esistenza personale. Sorridere ironicamente delle immagini che raffigurano l’Addolorata è un attestato esplicito di una bassa disposizione verso l’amore oblativo, che per pura pietà non esprime categoricamente e tumultuosamente la propria attualità ontologica, bensì attenua il proprio impeto attraverso una categoria di mediazione di ordine materno: la Madre” -NELLE LIBRERIE CATTOLICHE
SUI MISTERI DI MEDJUGORJE: LA STORIA E I MESSAGGI
 
“Medjugorje: tutti i messaggi. Dal 1981 al 2017 – Con introduzione al concetto di rivelazione privata” – Un estratto
 
Messaggio del 14 aprile 1982
 
“Dovete sapere che Satana esiste. Egli un giorno si è presentato davanti al trono di Dio, ed ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo, con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a Satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo, ma ha aggiunto: “Non la distruggerai!”. Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di Satana ma, quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e per questo è diventato ancora più aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie anche fra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi.
Proteggetevi per questo con il digiuno e la preghiera, in modo particolare con la preghiera comunitaria. Tenete addosso degli oggetti benedetti e poneteli anche nelle vostre case. E riprendete l’uso dell’acqua benedetta!”
 
“Guarire con Maria.
Itinerario di preghiera per una guarigione interiore”
 
Un percorso di spiritualità con insegnamenti, preghiere, letture argomentate ed immagini, secondo l’insegnamento della Chiesa, per ottenere la pace dello spirito nella semplicità della preghiera quotidiana.
 
      NOVENA A SAN GIUSEPPE – Con introduzione
 
 
PER CONOSCERE LA VITA DI ALCUNE GRANDI SANTI FEMMINILI:
 
“Attirami, noi correremo (Ct 1,4). Quando la santità è donna. Tratti esistenziali di 12 sante” – Nelle librerie cattoliche
 
La storia di Cecilia Eusepi, della Beata Eustochio, della Beata Liduina di Schiedam, di Maria Esperanza, di santa Teresina di Liseux, di Teresa Newmann, di Francesca Lancellotti e di santa Maria bertilla Boscardin e di altre sante.
 
PER LA LETTURA PERSONALE: 
 
“Meditazioni con Filotea” – di Elsa Bertilla Sinico
 
L’autrice confronta la propria esistenza alla luce di Filotea, il personaggio inventato da san Francesco di Sales
 
UNA STORIA VERA DI CONVERSIONE:
 
“Petali di una camelia: storia vera di un convertito” – di N. Ros e L. Vador
 
La storia vera di Vincenzo Ferrari, che dopo tanti anni lontano da Dio vive una singolare esperienza di conversione e di vicinanza della Madonna – Il linguaggio e lo stile sono romanzati, ma la storia è reale come anche disponibile al colloquio il protagonista stesso.
 
TUTTI I LIBRI IN VERSI DI GABRIELLA MANTOVANI:
 
  “Una piccola sfumatura” – 
 
   “Di sole parole” – Antologia poetica
 
In tutto sette pubblicazioni subito disponibili: “Alito di vento”, “Guida i miei passi”, “Una lanterna accesa”, ecc.

EDIZIONI E CENACOLO LA CASA DI MIRIAM – APERTI 24H TUTTI I GIORNI – INCONTRI DI PREGHIERA IN CHIESA ED IN SEDE – 

DISTRIBUZIONE DIRETTA – 30 LIBRERIE CATTOLICHE AFFILIATE – SERVIZIO NO-STOP DI EDIZIONE, PUBBLICAZIONE, PROMOZIONE E DISTRIBUZIONE – CON CONTINUA PERMANENZA IN PREGHIERA DEL CENACOLO

“In te sembra che Adamo non sia passato”

(su una frase di Alessandro di Hales rivolta a San Bonaventura)

Una frase di un maestro di San Bonaventura, Alessandro di Hales, riferita al “dottore serafico” di Bagnoregio, può farci molto riflettere su tante cose:
“In te sembra che Adamo non sia passato”.

Il teologo, maestro del futuro Dottore della Chiesa, si riferiva alla purezza ed alla limpidezza tanto del cuore quanto dell’intelletto del giovane studente, che egli ebbe il dono di incamerare tra i propri allievi.

“Adamo che non passa in noi”: potremmo porci a nostra volta la stessa questione. Certo è vero, si tratta evidentemente di un’immagine che – tanto più se pronunciata da un teologo così preparato – parte ovviamente dal presupposto che tutti siamo figli di Adamo in quanto all’eredità del peccato originale. Tuttavia vi è una possibilità realistica in questa frase, e forse non solo per il santo Bonaventura, ma anche per noi, alle prese con le nostre molto meno “serafiche” debolezze umane. La possibilità, cioè, che quanto di “adamitico” abbia attraversato la nostra esistenza, possa rimanere innocuo, nonostante la gravità del suo giogo, ora assuefatto integralmente dalla luce di Cristo che si rispecchia in ogni latitudine della nostra vita. Essere apertamente visibili in quanto opera di Cristo che si muove ed esiste nel mondo, senza camuffamenti né compromessi con il mondo stesso, luminosi, radiosi nella nostra speranza verso il bene eterno del Cielo.
Ad alcuni una realtà di questo genere può certamente dar fastidio, così come dava fastidio la stessa santa e coltissima intelligenza di Bonaventura a suo tempo. E tuttavia per molti altri una tale realtà esistenziale non può che rivelarsi contagiosa ed indurre verso la medesima celestiale imitazione.
Così anche noi, come Bonaventura, potremmo iniziare da oggi a vivere e a testimoniare Cristo nel mondo “come se in noi Adamo non fosse mai passato”.
Amen

 

Preghiera speciale

a S. Michele Arcangelo

dal 3° volume del libro “Liberaci dal male” – di Francesco G. Silletta – Edizioni La Casa di Miriam – 
 
 
Noi ti ringraziamo e ti lodiamo, Signore Gesù,
perché nella tua premurosa cura con la quale hai disposto che nulla al creato mancasse per la perfetta glorificazione del tuo nome,
hai posto quale sentinella celeste della tua creazione le milizie angeliche,
specchio fedele e puro della tua magnificenza,
affinché difendessero in particolare l’immagine tua, impressa in noi, dalle insidie degli angeli ribelli, moralmente decaduti e spiritualmente condannati per la loro ribellione a te ed al tuo proposito redentore sul genere umano.
Perché secondo gerarchia, poi,
come conviene ad una struttura salda e compatta,
la guardia angelica fosse ordinata ed efficace, hai voluto che l’Arcangelo San Michele, vivente serafino di Dio,
stesse al comando della tua schiera, combattendo in tuo nome contro Satana, fonte primitiva di ogni disobbedienza creata,
per metterlo a tacere con la virtù dell’obbedienza e della fedeltà al nome del Signore.
Nella sua immediata percezione della tua bontà, per dar gloria al tuo nome,
radunando tutte le schiere angeliche fedeli alla tua Parola di conoscenza nell’intuitivo e perfetto discernimento spirituale del bene e del male, S. Michele ha vinto Satana nella battaglia celeste antecedente la creazione del mondo, cacciandolo via dal luogo santo da te preposto quale Regno d’immacolata purezza ed eterna pace, la tua stessa intimità divina, precipitandolo temporaneamente là dove, pur ancora a suo modo capace di offendere il tuo nome, la giustizia trionfante della tua incarnazione e della tua passione ha compiuto la definitiva realizzazione del suo annientamento e il tuo ritorno in terra, nel giorno da te preparato, per sempre lo getterà via da qualunque partecipazione allo splendore della tua forma riflessa nell’umana creatura.
Ora preghiamo per questo l’Arcangelo San Michele, rendendo per mezzo suo gloria a te, Signore del cielo e della terra, affinché per quel che rimane ancora in possesso del nemico infernale e di tutte le orribili e decadute creature angeliche che offendono la tua santità, la tua bellezza e la tua divinità, in noi intervenga lui quale insuperabile difensore, schiacciando ancora il capo di quella serpe intellettuale che con la sua tentazione disorienta i nostri passi, deboli come siamo, nel cammino verso la nostra eterna consolazione.
Fugga da noi Satana, per intercessione di San Michele Arcangelo. Il suo capo superbo sia piegato, la sua furia sia placata dalla fedeltà al nome dell’Altissimo, che con lo stesso amore con il quale nella storia ha creato noi, creature umane, prima della storia ha creato lui, natura spirituale, e lo ha posto a guida e comando delle angeliche schiere.
Tremi Satana per la presenza in nostro favore di San Michele Arcangelo: lussuria, superbia, malizia, furto, menzogna, bestemmia, idolatria, ossessione retrocedano immediatamente da noi, dal nostro consorzio familiare e relazionale, per lasciar posto alla pura, intensa, profonda vittoria del dono di noi stessi, del nostro umano sacrificio, della nostra partecipazione all’amore di Cristo, nostro Signore e nostro Dio. Amen

Da un sentimento di invidia non gestito, può scaturire una possessione diabolica o un’ossessione psichica nel soggetto che lo attualizza:

Tra le varie ragioni per cui Satana viene a dimorare in un corpo, lo si comprenda, non vi sono solo quelle connesse alle frequentazioni di indovini, maghi, prostitute e via dicendo, pur essendo tutte forme, queste, di un suo facile ingresso nell’esperienza personale di un soggetto.
In molti casi, infatti, la sorgente del suo ingresso nell’economia esistenziale di una persona, come se uno gli avesse aperto la porta della propria vita, è un misconosciuto sentimento di invidia per il bene dell’altro, esistente nel proprio cuore, una sofferenza per il successo dell’altro sul posto di lavoro, nella sua famiglia, nella sua vita in genere. Facciamo attenzione perché da un sentimento di invidia può germogliare un odio incontrollato ed imperituro verso l’altro difficilissimo da estirpare dal proprio cuore e che, non meno di altre cattive azioni, può davvero far permanere Satana in sé e far scaturire fenomeni ossessivi e/o addirittura possessivi, nella misura in cui esso conduce a cattive derive comportamentali (ad esempio l’invidia verso qualcuno può condurre ad augurargli il male, a consultare un mago, a fargli il malocchio o a commettere direttamente atti di violenza nei suoi riguardi, ecc.)
Quando Gesù ci esorta a pregare per i nostri nemici, ci vuole proprio tutelare rispetto a questo rischio intrinseco ad un sentimento di protratto risentimento verso l’altro, che in ultima istanza relega il soggetto che lo vive ad una condizione di schiavitù verso Satana che lo ispira (e tanto più lo fomenta, dal momento che se percepisce che una persona con il suo comportamento urta il nostro autodominio, tanto più istigherà quella persona a comportarsi in quel modo nei nostri riguardi).
Amen.

Edizioni Cattoliche e Cenacolo La Casa di Miriam 24h
Piazza del Monastero, 3 – Torino
www.lacasadimiriam.altervista.org

Il Beato Cesare de Bus

Eremo di S. Jaques

Dal libro di Fernando Rea, “Un Catechista”, Marietti, Roma 1963, pp. 62-67.

[…] Al contrario del gusto degli oratori sacri dell’epoca che amavano sovraccaricare i loro sermoni di greco e di latino, di citazioni profane e di allusioni mitologiche per distinguersi con simile sfarzo di erudizione, Cesare sdegnava ogni rinomanza ed era fermo allo scopo che si era prefisso fin dalla prima volta che era salito in pulpito: non dire mai nulla che non tendesse alla maggior gloria di Dio e profitto alle anime. La ponderata lettura dei Santi Padri e la pietà gli avevano ispirato il buon gusto dell’eloquenza sacra. I suoi catechismi, le sue prediche, erano composte in uno stile così naturale, elegante e devoto che entusiasmava alla pietà chi l’ascoltava. La sua eloquenza era senza sfarzo e accessibile a tutti: le sue parole familiari e comuni, ma proprie, atte a suscitare l’attenzione e a prevenire in suo favore la stima e l’affetto degli uditori. Non ricusava mai di andare a predicare dovunque richiedessero la sua presenza e talvolta affrontava viaggi faticosi che lo spossavano, ma era ben lieto di soffrire qualche disagio nell’annunciare la parola di Dio.

Nei giorni festivi il canonico de Bus predicava nella cattedrale di Cavaillon con tale profondità di dottrina e con tale soddisfazione dei fedeli che se ne conservò il ricordo per molti anni dopo la sua morte. I documenti dell’epoca ci informano che tanta era la folla di uditori che gremivano la chiesa dove parlava, che era necessario procurarsi il posto due o tre ore prima. Non era raro il caso che le sue parole suscitassero tra i fedeli un subitaneo e sentito pentimento. Una volta una dama di Cavaillon, dopo aver assistito ad una predica del de Bus, si alzò dal suo posto piangente per i propri peccati e, dirigendosi verso il predicatore, a voce alta lo supplicò di volerla confessare perché se non l’avesse fatto subito non l’avrebbe fatto più.

Oltre che dal pulpito si distinse, in modo del tutto particolare, nel confessionale, dove rimaneva dalle cinque alle sei ore, talvolta fino a sera inoltrata. La schiera dei penitenti che chiedevano di potersi confessare dal canonico de Bus aumentava sempre di più e, a qualsiasi ora del giorno, andavano a cercarlo perfino in casa.

Padre Cesare era sempre pronto, affabile e non faceva mai aspettare nessuno per timore di lasciar fuggire quei momenti favorevoli ad un sincero pentimento che, con ogni probabilità, non sarebbero mai più tornati. Quanti si presentavano erano benvenuti, i poveri come i ricchi, senza alcuna distinzione, se non per i più bisognosi, gli ignoranti, gli infermi. Dotato di finissima intuizione, quando gli si avvicinava un qualche penitente, vedeva e scopriva ciò che aveva nel cuore e, con grave commozione, gli diceva quello che non poteva liberamente cavargli dalla bocca, ma con una maniera così delicata e affettuosa che lo costringeva a confessare ogni più segreta colpa. Non vi era imbarazzo di coscienza che non dissipasse, non passione dissimulata che non conoscesse, non imperfezione nascosta che non scoprisse, non amor proprio così celato che non sfuggisse al suo rimprovero

Beato Cesare de Bus

L’anima di Cesare de Bus ardeva di amor santo di Dio e, considerando le tristi condizioni in cui si trovava il clero di Cavaillon, con l’approvazione del vescovo Monsignor Escot, pensò alla costituzione di una pia confraternita tra ecclesiastici da porre sotto il patrocinio di San Bernardo. Sarebbe stata una scuola di virtù, fiamma ardente che avrebbe riacceso lo zelo all’apostolato. Una simile fondazione che legava ciascun iscritto nel comune intento di progredire nella santità, si diffuse in tal modo che, più tardi, si ritenne opportuno di ammettervi anche qualche laico particolarmente dotato.

I congregati che regolarmente si incontravano in riunioni e conferenze il cui fecondo animatore era de Bus, non tardarono a manifestarsi come uomini nuovi ed il loro rinnovamento spirituale si estese beneficamente ad altri confratelli e nelle chiese di Cavaillon.

A rendere stabile una così bella e salutare istituzione, dopo averne compilati i relativi regolamenti, illuminati di cristiana prudenza, si ottenne da papa Gregorio XIII un Breve di erezione. Nel documento pontificio si faceva una particolare menzione del canonico Cesare de Bus che veniva nominato primo Rettore di detta Confraternita. In questa occasione furono pure accordate speciali indulgenze a quanti si fossero ad essa aggregati.

L’ambìto riconoscimento da Roma era una conquista per Cesare de Bus che, in questo periodo, spinto dall’amore per la penitenza e la solitudine, lasciò la casa paterna e fissò la sua dimora in una cella oscura, angusta e malsana nel chiostro della cattedrale. In questa specie di volontaria prigionia rimase per ben tre anni, non potendo il suo spirito umile, sobrio ed austero conciliarsi con i riguardi affettuosi che riceveva in casa dalle sorelle, con i piaceri della tavola che vi si imbandiva e l’agiatezza che vi abbondava. Una vita da eremita, confortata oltre che dalla preghiera e dalle grazie che il Signore gli elargiva, dalla compagnia del buon amico Don Ferriol, che, di tanto in tanto, lo andava a visitare.

Era logico che parenti e amici sopportassero, di malumore, l’austera vita claustrale di Cesare e cercassero in ogni modo di rimuoverlo da una simile intenzione che a loro sembrava degna di un folle. Tutto il giorno rimaneva chiuso nella fredda celletta, la cui finestra si apriva su di un cortiletto adornato da una doppia fila di eleganti colonnine del chiostro. Al centro, circondata di piante e su di un basamento di pietra, una antica immagine della Madonna con il Bambino. Lasciava la cella solo per celebrare la Messa in cattedrale o per passeggiare lentamente nel recinto del chiostro.

Ai digiuni che già fedelmente praticava il venerdì e il sabato, aggiunse la più rigorosa astinenza dalle carni come dal pesce per l’intera settimana e al cilicio che indossava, sostituì una maglia di ferro che portava giorno e notte sulla carne nuda. Tanta era la sofferenza che gli recava un simile supplizio, che dopo circa sei mesi dovette ritornare all’uso del cilicio.

Per giaciglio aveva solo poca paglia ed una povera coperta. La scarsezza e la cattiva

qualità dei cibi che prendeva, la povertà squallida della dimora, la semplicità dell’abito, tutto accusava il rigore severo della sua penitenza che rese ancora più austera quando lesse un libro sulla vita del Cardinale Borromeo.

Per attendere più a lungo alla preghiera e alla meditazione, rubava al riposo la maggior parte della notte. Si levava dal pagliericcio quando fuori era ancora buio e, senza nemmeno accendere la lucerna, si prostrava lungo, disteso per terra, in orazione. Prendeva quella scomoda posizione in segno della sua meschinità di fronte a Dio, creatore del cielo e della terra e, talvolta, poneva delle pietruzze sotto le ginocchia per stare ancora più scomodo. Rimaneva lunghe ore assorto nella contemplazione consolante delle verità eterne, innalzandosi con la mente sopra tutto il creato, ammirando le infinite perfezioni di Dio, riguardava poi le cose e gli avvenimenti, che più ci affannano in questo mondo, come un’ombra che si dilegui in un batter d’ali. Il pensiero era talmente preso dalla considerazione dell’onnipotenza di Dio, da renderlo completamente insensibile al mondo esterno. Scendeva poi con il pensiero sulla propria nullità, sull’ardimento avuto nell’offendere la Maestà Divina e, pieno di vergogna, piangeva i peccati commessi.

In questo periodo di santa solitudine, mise mano ad alcune opere letterarie che poi, ultimate più avanti negli anni, offriranno al lettore il quadro più completo della vivida spiritualità di Cesare de Bus. Compose bellissimi dialoghi tra l’anima e Dio, un catechismo per fanciulli, discorsi sul Cantico dei Cantici, appunti su omelie intorno alla spiegazione del Vangelo domenicale. La vita di sacrificio e di stenti che si era imposto, non tardò a far sentire i suoi effetti. Un’acuta infiammazione agli occhi lo faceva lacrimare quando era esposto alla troppa luce, mentre le sue membra, prima robuste, apparivano affaticate. A causa del persistente arrossamento degli occhi, dovette interrompere gli studi cui si dedicava con profitto, offrendo ogni sofferenza al Signore. Malgrado la salute malferma, non tralasciò mai di visitare gli ammalati e chi soffriva più di lui. Si intratteneva amorevolmente presso il loro capezzale. Diceva loro parole di conforto e, dolcemente, quando ne erano lontani, li riportava all’osservanza della legge di Dio.

Cavaillon

Vale la pena, a riguardo, rammentare un fatto che ha del soprannaturale. Maddalena de Chassain, gentildonna di Cavaillon, era da lungo tempo affetta da male grave ed incurabile. Ridotta in condizioni così disperate, i medici non potevano fare altro che consegnarla per prepararsi a ricevere i Sacramenti. Questo consiglio fece disperare la povera inferma che si lamentava di giorno e di notte perché non voleva morire. Qualsiasi tentativo per farla avvicinare da un sacerdote era stato vano, rigettava imprecando qualsiasi persona che parlasse di religione e di Dio. Ostinata in questo folle pensiero, non si trovò nessuno che riuscisse a persuaderla. Cesare de Bus, venuto a conoscenza dell’ostinazione di quella nobildonna, non tardò a recarsi di persona in casa dell’inferma.

Tanta era la fama di santità di quel sacerdote che Maddalena de Chassain non lo fece cacciar via dai servi ma, con rispetto, l’ascoltò, pur non accondiscendendo a confessarsi. Visto come ogni tentativo fosse inutile, de Bus, ispirato certamente da Dio, con voce solenne assicurò la malata che qualora si confessasse, pentendosi sinceramente dei propri peccati, avrebbe riacquistato non solo la salute dell’anima ma anche quella del corpo. Il Signore volle che, per intercessione del suo servo Cesare de Bus, così realmente avvenisse.

Madama de Chassain fu per tutta la vita grata al Signore per la grazia ricevuta e visse ancora lunghi anni, esempio di virtù per la città di Cavaillon.

Fonte: Edizioni La Casa di Miriam Torino

“Preghiera di liberazione alla Madre di misericordia” – di Francesco G. Silletta

dal libro “Liberaci dal male. Preghiere di liberazione” (3 volumi) –  Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam – Tel. 3405892741 – Torino
 
 
Ci siano i tuoi occhi, Santa Madre,
a farci da scudo contro l’invidia di Satana,
le tue mani a sciogliere i lacci con cui lega
il nostro incedere, il tuo cuore a palpitare purificazione e speranza,
laddove lui infonde disperazione ed ansia.
Quando Satana mente, tu ispiraci la verità; quando aggredisce, sii nostro scudo
e rimedio; se insinua nella nostra coscienza pensieri distorti, ripristina il loro corso
ed orientaci verso il bene.
Te lo chiediamo in nome della maternità
che il tuo Figlio crocifisso
ha voluto per te rispetto a noi,
esuli fra le nostre confuse esistenze di peccato
e di perversione.
Salvaci, Maria, da quanti ci odiano,
da quanti ci molestano, da quanti ci offendono. Tu sei Madre provvidente,
nulla ti sfugge della nostra esistenza,
presente, passata e futura.
Lascia allora che possiamo trovare in te
rifugio e consolazione dai mali del mondo
che oscurano la nostra speranza.
Liberaci dal male
prodotto dai nostri stessi fratelli e, ancor di più, tuoi figli. I loro legamenti, i loro cattivi auguri,
le loro fatture, macchinazioni, invidie, stratagemmi oscuri:
sia tutto sciolto dal potere del tuo amore.
Le credenze occulte, l’appartenenza al male,
le offerte contro il nostro bene, le adunanze,
gli spergiuri: nulla valga
della loro associazione al Maligno,
né intacchi affatto la nostra pace, la nostra vita.
Perdona ciò che della nostra condotta
impedisce o rallenta l’azione materna
che vorresti esercitare su di noi.
Fa’ che la nostra umiliazione
sia per il tuo Figlio condizione rigenerante
di favore e di grazia
e qualunque vincolo con il passato,
con il doloroso peso della memoria,
con il perfido serpente che,
attraverso la nostra vita precedente,
vuole chiuderci in un vicolo cieco
di disperazione e di malinconia,
in questo stesso istante proceda in senso inverso rispetto alla direzione prospettata
dalle forze avverse
e su di loro unicamente ricada.
Noi ci appelliamo a quel dolore che ti ha avvolta, ma non vinta, durante la Passione di tuo Figlio, per noi; ci rivolgiamo a quello scudo di fortezza, pur nella sofferenza più atroce,
con cui hai difeso la tua verginale esistenza
dalla sfida del Maligno durante il ripudio umano del Santo ed innocente Redentore nostro.
In virtù di questa forza che troviamo in te,
che riceviamo da te, per i tuoi stessi meriti,
ti supplichiamo, Madre nostra, di liberarci
da qualsiasi forza malefica operata su di noi
e contro di noi,
e di integrarci pienamente
fra gli eletti alla vita in Cristo,
tuo Figlio e nostro Signore.
Amen.
 
(Francesco G. Silletta – “Liberaci dal male” – 3 voll. – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam – Piazza del Monastero, 3 – Torino)
 

Preghiera per l’illuminazione della coscienza

(di Francesco G. Silletta)

Signore nostro Dio, che hai detto “la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto” (Is 58,8), noi ci raduniamo qui alla tua presenza, supplicando da te luce e perdono. Luce, per vedere e comprendere le volte che ti abbiamo rifiutato, non ti abbiamo reso attenzione e abbiamo trascurato il tuo consiglio (cfr. Pr 1,24-25); perdono, perché ci siamo affidati alle nostre umane ricchezze, e “la ricchezza rende malvagi” (Ab 2,5).

Tu conosci il nostro cuore, Signore, ed ogni nostro segreto ti è noto: “Può un uomo frodare Dio?” (Mal 3,8). Eppure anche noi ti abbiamo frodato ed ora rimaniamo vittime del nostro agito. Ora noi di supplichiamo, nostro Dio e nostra Verità, affinché le tue orme non rimangano invisibili (cfr. Sal 76,20), affinché ci rendiamo conto del tuo amore misericordioso e purifichiamo la nostra esistenza, perché conoscere te è giustizia perfetta, conoscere te è radice di immortalità (cfr. Sap 15,3).

Invochiamo il tuo Spirito, Signore, affinché governi il nostro pensiero, illumini le nostre scelte, diriga i nostri passi e ci conduca a te. Salvaci dalla paura di essere tuoi discepoli, Signore Gesù, liberaci dall’inclinazione alla fuga ed al ripiegamento su noi stessi. Non rimanere lontano dai nostri cuori (cfr. Ger 12,2) ma rimani accanto a noi, giorno per giorno, manifestandoci te stesso (cfr. Ez 40,4).

Sia lodato il tuo nome, Signore nostro Dio, per tutte le cose che hai creato: tu che hai gli occhi tanto puri da non poter vedere il male (cfr. Ab 1,13), libera la nostra vita da ogni schiavitù e prigionia, perché voli in alto il nostro cuore e possiamo così essere attirati a te (cfr. Os 2,16) ed ivi contemplare il tuo splendore. Amen.

(Dal libro “Liberaci dal male. Preghiere di liberazione” – 3 volumi

 

“Liberaci dal male. Preghiere di liberazione” – 3 volumi – Francesco G. Silletta – Edizioni La Casa di Miriam – Nelle librerie Cattoliche – anche a Tortona (AL) e a Saluzzo (CN):

Vergine Santa,
che hai tenuto pura la tua via (Cfr. Sal 118,9),
senza mai comprometterti con il peccato
e hai glorificato l’intera creazione
offrendoti ad essa “con tutti i migliori aromi” (Ct 4,14)
in favore della più eccelsa creatura,
l’uomo immagine di Dio,
che Dio stesso ti ha donato come figlio,
affinché sotto la tutela del tuo manto
trovasse ristoro e consolazione:
aiutaci nella nostra lotta contro le forze del male,
che cercano di insuperbire il nostro cuore
ed ostinarci al peccato (cfr. Dn 5,20).
Liberaci innanzitutto dal dubbio
e dalla mancanza di fiducia nella tua protezione:
tutto ciò che ostacola la nostra conoscenza di te,
dei prodigi del tuo amore,
venga per questo stesso amore immediatamente annullato,
ed al contempo in noi si rafforzi la certezza
di essere sempre sotto la tua protezione materna,
comunque si evolvano le cose della terra
e la nostra esistenza.
Liberaci dal desiderio del mondo,
dall’autonomia di giudizio e di valutazione
che ci conduce ad essere superbi, presuntuosi, autosufficienti rispetto al dono della parola di tuo Figlio.
Liberaci da ogni voce satanica che disturba la pace
e l’armonia della nostra coscienza:
sia sempre rivolta a Gesù, il nostro Signore,
ogni nostra attività mentale e psichica,
affinché mai Satana abbia la vittoria su di noi
attraverso il fomite del dubbio,
l’insinuazione del sospetto
e la malizia del peccato.
Rimani insieme a noi ogni momento,
dolcissima Madre Maria,
perché qualunque demonio
e legione di demoni
siano bruciati via,
lontani da noi,
nelle dimore infernali.
La tua pace ricolmi il nostri spirito e quello dei nostri cari.
Amen.

Non includere un pensiero ostruttivo, anziché costruttivo, nella tua sete di verità. La verità infatti si comunica di per se stessa, non la si crea né la si costruisce ragionandola.

Non confondere il dono che ti è dato gratuitamente, con quanto di tuo disponi come proprietà autonoma. Sii umile, perché tutto lascerai qui, e sarai giudicato secondo misura di verità
Amen

MEDITIAMO SPESSO LA PASSIONE DEL SIGNORE

Se davvero pensassimo intensamente alla tua passione e la contemplassimo secondo l’intero potenziale della nostra mente che tu stesso ci doni, proveremmo un tale dolore nel vederti crocifisso che guarderemmo con ribrezzo assoluto qualsiasi anche minimo peccato e ci guarderemmo bene dal commetterlo di nuovo. In tal senso Giovanni Apostolo afferma che chi è nato da Dio non pecca. Per questo, in questo tempo di lassismo morale e di confusione religiosa, immergiamoci nel pensiero (non razionale, ma intuitivo e e contemplativo) della croce di Cristo. Da qui saremo mossi verso una nuova libertà, la libertà dalla schiavitù che il peccato comporta per la nostra vita.
Amen

Al bimbo di Nazaret

Caro Gesù,
che ti fai bambino, al punto che l’Onnipotente debba essere condotto per mano, affinché impari a muoversi nel mondo,
a distinguere e conoscere le cose, a camminare da solo:
sotto la tua “culla”, che riconosco come teatro del più grande avvenimento della storia, l’Incarnazione del Figlio divino,
voglio porre come dono qualcosa che non si trova in nessun altro luogo, diverso dal mio cuore e che perciò nessun altro potrà donarti, come ora io faccio con te. Voglio donarti la mia miseria, questo grande contenitore, così pesante nella confezione, dentro il quale uno sopra l’altro sono depositate tante cose, disordinatamente e confusamente. I miei peccati, la mia disobbedienza, la mia superbia, la mia debolezza, l’irriverenza, l’irascibilità, le mie distrazioni.
Quante cose in un solo dono. Un dono che solo un Redentore può accettare come tale. Solo un immenso Amore può ringraziare il donante per un gesto del genere. Solo un bambino Onnisciente, che nasconde la propria sapienza entro l’innocenza di un fanciullo, può rimanere incantato per un simile regalo.
Eppure questo è quanto io posso donarti. Ed oso anche domandarti qualcosa in cambio, per questo dono. Mi permetto persino, nonostante la natura irriverente del mio dono, di sperare che tu voglia contraccambiarlo in maniera adeguata.
In che modo? Donandomi te stesso. La fede in te.
Amen

Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam 24h
Piazza del Monastero, 3 – Torino
www.lacasadimiriam.altervista.org

 

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