La differenza fra “imitazione” e “trasmissione” del peccato secondo S. Agostino

La differenza fra “imitazione” e “propagazione” del peccato secondo sant’Agostino:

Abusing scriptures: “Go and sin no more.” | Dave Barnhart

Da genio dell’investigazione teologica qual è, sant’Agostino distingue “la propagazione” del peccato dalla “imitazione” nel peccato, dicendo che in tal senso la prima deriva da Adamo, la seconda riguarda direttamente il diavolo. Pertanto, quando si parla di “peccato originale”, come “propagazione” (cioè una trasmissione, non un atto imitativo commesso personalmente), Agostino scrive: “L’Apostolo perciò, volendo riferirsi a quel peccato e a quella morte che da uno passarono in tutti mediante la propagazione, ne ha posto qual principe quegli da cui ha preso l’avvio la propagazione del genere umano, cioè Adamo” (9.9). Per rendere ancor meglio l’idea, Agostino fa l’esempio opposto, dell’imitazione di Cristo (volontaria) che è differente dalla grazia che si riceve da Cristo (involontaria). Così Agostino distingue chi imita Cristo volontariamente, citando ancora San Paolo: “Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo” (1Cor 11,1), da chi è sotto l’azione invisibile della grazia di Cristo, indipendente dalla volontà del soggetto su cui essa opera. In tal senso, il peccato originale non è un peccato di “imitazione” (perché se così fosse, tale imitazione riguarderebbe il diavolo, non Adamo), bensì di “trasmissione” e riguarda unicamente Adamo come fonte di essa. Scrive infatti ancora Agostino: “Adamo ha pure corrotto in sé, per la marcia segreta della sua concupiscenza carnale, tutti coloro che verranno dalla sua stirpe. Proprio per questo e non per altro l’Apostolo dice: ‘A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cosi ha raggiunto tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui’ (Rm 5,12) […].”

“A causa di un solo uomo”, specifica sant’Agostino, si ha la trasmissione di questo peccato che conduce alla morte. Non si dice, invece: “A causa del diavolo”, perché se così fosse (in senso letterale) allora quel peccato riguarderebbe appunto l’imitazione volontaria, non la trasmissione.

(Cfr. S. Agostino, A Marcellino. Sul castigo, sul perdono dei peccati e il battesimo ai bambini, Prefazione, 9.9-10)

Amen

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