L’origine del tempo: tra Agostino e Barth

 L’origine del tempo: tra Agostino e Barth

La posizione di Pannenberg rispetto ad Agostino e Barth riguardo l’origine del tempo

Questo paragrafo intende essere una breve illustrazione, come del resto anche il successivo, rispetto all’assunzione-sintesi che l’autore propone del pensiero di due grandi pensatori cristiani che si sono interrogati sull’origine del tempo e sulla relazione di essa con l’atto creatore divino: S. Agostino, da una parte, e, molti secoli dopo, Karl Barth dall’altra.

In questa prospettiva, si sceglie ora, seppure con una “infrazione” temporale, di partire proprio dalla posizione del teologo protestante, sia perché rispecchia in larga parte su questo tema quella che è la prospettiva dei cristiani riformati, sia perché, pur appartenendo anche il Pannenberg al medesimo protestantesimo  barthiano, in buona misura il nostro autore sceglie una linea direzionale diversa rispetto al grande maestro Barth. Questi fu un forte sostenitore dello stretto rapporto fra Alleanza e Creazione, elaborando una teologia talmente imperniata di questa reciprocità da decretare che “L’Alleanza è il fondamento intrinseco della creazione, mentre la Creazione è il fondamento estrinseco dell’Alleanza”. Come si vede, l’elemento chiave, per Barth, è proprio l’Alleanza, che di per sé può sigillare la Creazione, sì da ritenerla una realtà già pienamente conclusa. La creazione, quindi, tende verso l’Alleanza e questa è il fine della Creazione. Si comprende che una prospettiva di questo tipo implica un ribaltamento delle stesse “finalità” divine nell’atto creativo di Dio; infatti, inquadrato in questa prospettiva, Dio sarebbe più interessato all’elezione che non alla creazione in se stessa. Tuttavia, come sottolinea il Pannenberg, prendendo inevitabilmente le distanze dal “rigorismo” barthiano, tale prospettiva mette Dio stesso nella posizione di un osservatore con il dito puntato, il quale, ancor prima di creare, scruterebbe il mondo futuro in un’ottica salvifica e di elezione. Inoltre,  “Barth nel suo modo di intendere il rapporto creazione-alleanza è indotto a considerare come espressione diretta dell’amore divino soltanto l’alleanza e non anche la creazione: ma l’amore con il quale Dio ha amato il mondo e ci ha inviato il Figlio (Gv 3,16) non è diverso dall’amore paterno che il Creatore mostra nei confronti delle sue creature, e la missione del Figlio sta ad indicarci la risolutezza e la radicalità dell’amore del Creatore per le sue creature[1].

Inoltre, e qui si entra più specificamente nel merito di questo paragrafo, Barth contesta ad Agostino di aver estraniato in un certo modo il “tempo” dall’atto creatore di Dio, nella misura in cui il Santo di Ippona annullava l’idea di una temporalità previa alla creazione. In realtà (ed anche qui Pannenberg sembra prendere le distanze da Barth) Agostino, nel suo celebre postulato: “La creazione non è stata fatta nel tempo, ma con il tempo”, affermando che il tempo è esso stesso parte della creazione e quindi “creatura”, permette una maggior comprensione della libertà divina in seno all’atto creativo, sgomberando il campo da qualsiasi ipotesi di arbitrarietà divina o di necessità. Diverso, come lo stesso Agostino riporta, è il discorso relativo alla conservazione del mondo – rispetto alla quale non ci si soffermerà in questa sede – che avviene logicamente “nel tempo” e non al di fuori di esso.

 – Fonte: Francesco Gastone Silletta – Edizioni La Casa di Miriam Torino – (Studi)

 

 


[1]PANNENBERG W., Teologia Sistematica, Vol. II, Editrice Queriniana, Brescia 1994